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Questo mondo non mi renderà cattivo (2023), la recensione della serie Netflix: Zerocalcare parla alla sua gen

12/06/2023 18:00

Marco Filipazzi

Recensione Serie TV, Netflix Original, Valerio Mastandrea, Serie Tv Italia, Serie Tv Animazione, Zerocalcare,

Questo mondo non mi renderà cattivo (2023), la recensione della serie Netflix: Zerocalcare parla alla sua generazione

Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Zerocalcare torna su Netflix con una nuova serie: Questo mondo non mi renderà cattivo.

Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Zerocalcare torna su Netflix con una nuova serie: Questo mondo non mi renderà cattivo.

Anche con tutte le attenuanti del caso - il successo già radicato di Zerocalcare e l’hype che si era generato con la web serie Rebibbia Quarantine durante il lockdown - Strappare lungo i bordi era stata oggettivamente una scommessa. Una scommessa ampiamente vinta sia da Netflix sia dallo stesso autore, che era riuscito nell’ardua impresa (senza dubbio supportato a dovere dal team di Movimenti Production) di riuscire a mutare il proprio linguaggio passando dai fumetti alla serie animata senza intaccare il proprio smalto e scendendo a ben pochi compromessi. 

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Era inevitabile che dopo un tale successo di critica e pubblico, il fenomeno Zerocalcare venisse spremuto ancora dal colosso dello streaming. Il che ci porta a una seconda considerazione: era quindi lecito avere dei dubbi su questa sua seconda serie.

Inoltre consideriamo che Strappare lungo i bordi è uscita un anno e mezzo fa e, in questo lasso di tempo, il suo autore non è certo rimasto con le mani in mano: ha mandato in stampa i volumi Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia (mix di storie vecchie e inedite) e No Sleep Till Shengal, oltre che una serie di storie brevi apparse un po’ ovunque; ha persino trovato il tempo di curare una sua mostra personale alla Fabbrica del Vapore di Milano, dall’evocativo titolo Dopo il botto. 

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Lavorando sui tempi di Netflix, rispettando scadenze e date di uscita fissate con largo anticipo, si rischia l’appiattimento e il ristagno di idee. Si rischia di essere masticati e inghiottiti dalle fauci dello show business, perciò era lecito nutrire qualche timore per questa seconda avventura animata del fumettista romano. Eppure Questo mondo non mi renderà cattivo riesce nell’incredibile impresa non solo si soddisfare le aspettative, ma persino di sorprendere lo spettatore. 

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Dove Strappare lungo i bordi costruiva la sua storia attorno a sentimenti intimi e vicende personali più o meno autobiografiche, Questo mondo non mi renderà cattivo abbraccia un'altra area tematica cara a Zerocalcare: il sociale.

 

Affronta non un solo tema, ma un intreccio di argomenti scomodi che sembrano aggrovigliarsi l’uno con l’altro in una matassa inestricabile (per lo spettatore) eppure narrati a dir poco sapientemente dall’autore. 

 

Ora: se ancora non avete visto la serie, è brutto proseguire oltre con la lettura; se è vero che la prima grande tematica viene rivelata dopo una manciata di minuti, l’effetto che ha è a dir poco spiazzante. Vale quindi la pena tenersi quel briciolo di sorpresa anziché tuffarsi oltre la linea dello spoiler

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Difficile non pensare a quanto sia coraggiosa la scena in cui Zero e Secco strappano con foga una serie di manifesti neo-nazisti (c’è una spiegazione più che logica per cui a Roma si parla di neo-nazismo e non neo-fascismo) perché è qualcosa che non ci si aspetta di vedere in una serie, figuriamoci in una di animazione. E invece Questo mondo non mi renderà cattivo è profondamente politico, se non addirittura ideologico, e da subito diventa chiara la piega che prenderà la vicenda.

Si scaglia contro l’ascesa dell’estrema destra, del razzismo popolare; affronta il tema dei migranti, dei centri sociali e (in parte) della libertà di pensiero. E questa è solo la punta dell’iceberg. 

 

Il secondo macro tema è quello della droga: Cesare, un vecchio amico, torna nel quartiere dopo essere sparito per anni in riabilitazione. Attraverso di lui Zerocalcare esplora le dinamiche che possono trascinare un ragazzo nel gorgo dell’eroina, come uscirne e soprattutto qual è lo scotto da pagare una volta tornato alla vita quotidiana. 

 

In senso più ampio è anche una riflessione sul tema della crescita e sul delicato passaggio tra infanzia e adolescenza, esaminato in un’ottica non banale. 

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Infine c’è una riflessione personale che Zerocalcare fa con sé stesso: l'aver fatto della propria passione un lavoro, essere diventato un fumettista di successo innalzandosi a uno status di privilegiato mentre molti dei suoi amici sono ancora fermi al punto di partenza, con gli anni che passano e le responsabilità che incombono. 

 

Una specie di autodenuncia in cui, per quanto Zero si sforzi di mantenere una vita normale senza elevarsi sopra gli altri o fare ostentazione del proprio successo, esso viene percepito in modo palpabile da chiunque gli stia attorno.

Se con Strappare lungo i bordi potevamo pensare a un delicato equilibrio di condizioni fortuite, con Questo mondo non mi renderà cattivo non ci sono più dubbi: Zerocalcare riesce a parlare a un pubblico vastissimo, usando Netflix come cassa di risonanza, affrontando tempi ostici e declinandoli in maniera semplice per renderli davvero fruibili a tutti. 

 

Un mix di sketch, cultura pop, colori e personaggi strampalati, ma anche (e soprattutto) sentimenti, introspezione, legami e profonde riflessioni in cui è impossibile non riconoscersi, in tutto o quantomeno in parte. Il tutto condito da una colonna sonora d’altri tempi, dove nessuna nota suona stonata e tutto risulta essere funzionale alla storia e al suo mood. 

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Tavola dopo tavola, Zerocalcare s’innalza sempre di più a portavoce di una generazione, quella dei suoi coetanei, dei nati negli anni ’80 che ora sono sulla soglia d’età in cui è necessario prendersi le proprie responsabilità, eppure cercano in ogni modo di sfuggire, (auto)convincendosi di essere ancora dei ragazzini che hanno tutta la vita davanti. 

 

«A noi capita di ridere un sacco, però non sorridiamo quasi mai. Questa sensazione di facce morbide con sto sorriso è strana... È proprio diversa da come sta la faccia nostra di solito. O tutta accartocciata perché stiamo ridendo sguaiatamente così non sentiamo i nostri mostri che ci strillano dentro, o tutta in tensione perché ci rode il culo e stiamo a tanto così da fare il botto. Invece tranquilli e sereni non ci stiamo mai». 

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Si ride, a volte sguaiatamente, altre volte a denti stretti. Ci si commuove di meno rispetto a Strappare lungo i bordi ma non per questo non ci si ritrova l’amaro in bocca in più di un’occasione, con un senso di oppressione che si annoda attorno alla bocca dello stomaco. Ma soprattutto, finita la visione, si ha la consapevolezza di aver assistito a qualcosa che ha davvero dei messaggi da veicolare, qualcosa da dire. E questa è una cosa più unica che rara se pensiamo al panorama seriale e cinemagrafico contemporaneo.

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