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American Pie ha compiuto 25 anni e noi abbiamo ancora bisogno delle sue "lezioni"

26/06/2025 13:03

Marco Filipazzi

Speciale Film, Editoriale, Film Cult, film-usa, teen, american-pie,

American Pie ha compiuto 25 anni e noi abbiamo ancora bisogno delle sue "lezioni"

Alla Gen Z American Pie non piace: vi siete mai chiesti perchè? In occasione del 25esimo compleanno di questo teen cult, proviamo a capirci qualcosa.

Alla Gen Z American Pie non piace: vi siete mai chiesti perchè? In occasione del 25esimo compleanno di questo teen cult, proviamo a capirci qualcosa.

American Pie ha compiuto 25 anni. Ok, vi siete ripresi dallo shock? Bene, così vi do la seconda batosta: la Gen Z (i nati tra il ’95 e il 2010) non ha preso benissimo questo anniversario e nemmeno il film definendolo "Al limite dell’incel” e sostenendo che “Oggi non sarebbe accettabile fare un film del genere”. C'è anche chi pensa che i protagonisti “Sono disposti a dire a fare qualsiasi cosa pur di portarsi a letto le ragazze” e li considera “dei frustrati sessisti che non si meritano nessun tipo di attenzione femminile”.

 

Ci sono andati giù pesanti, vero? Non siamo qui a dire che le nuove generazioni non capiscono nulla di cinema e che ai nostri tempi si stava meglio. Vogliamo cercare di capire invece perché un film del genere oggi sia inaccettabile mentre un ventennio fa era un cult generazionale. L’unico modo per farlo è creare un po’ di contesto parlando dell’evoluzione dei teen movie.

Ci siamo già accapigliati per cercare di tracciare una definizione di questo genere, riuscendoci sono in parte. Quel che è certo è che ci devono essere poche e chiare costanti in un film per poter essere etichettato teen movie.

 

I protagonisti devono essere adolescenti, in età compresa tra i 16 e i 19 anni. Parte dell’azione si deve svolgere in territorio scolastico (che sia una high school o un campus universitario con tanto di confraternite). Il sesso o la scoperta di esso deve avere un ruolo rilevante per i personaggi e la narrazione.

 

Se soppesiamo questi tre ingredienti e iniziamo a scorrere le pagine della storia del cinema in cerca del capostipite di questo filone (che poi si è frammentato in un’infinità di altri sottogeneri, ma questa è un’altra storia), un titolo balza all’occhio più di ogni altro.

Animal House di John Landis, il capostipite di tutti i teen movies

Animal House è un film del 1978, che però si svolge all’inizio degli anni ’60, all’interno dell’università di Faber e racconta la rivalità tra la confraternita degli Omega Theta Pi, composta da studenti ricchi e snob, e quella dei Delta Tau Chi, che sono un gruppo sgangherato, senza alcun rispetto per le regole del campus e con una reputazione accademica a dir poco ridicola.

 

Che si tratti di una commedia lo si intuisce già guardando i nomi coinvolti nella produzione: il regista John Landis verrà consacrato da pellicole come The Blues Brothers, Una poltrona per due e Il principe cerca moglie. La sceneggiatura è del futuro Ghostbuster Harold “Egon Spengler” Ramis e tra i produttori figura Ivan Raitman, regista proprio del dittico di Ghostbusters (e produttore, un ventennio dopo, di un alto teen movie cult: Road Trip di Todd Phillips).

 

Il film è considerato un cult perché ha consolidato nell’immaginario comune una serie di archetipi, oltre a vantare la presenza di John Belushi (qui al suo debutto cinematografico) nei panni di Bluto, mascotte dei Delta e membro più anziano della confraternita: sette anni di college alle spalle e la media scolastica più bassa della storia della scuola!

Declinati negli anni ’60, i Delta sono un gruppo di sfigati che non pretendono altro che avere il loro posto al sole nel campus, motivati da una voglia di vendetta nei confronti degli Omega. Nel film la componente sessuale è evidente a partire dal fatto che quando i protagonisti arrivano alla Delta House la prima cosa che vedono è una bambola gonfiabile lanciata da una finestra!

 

Ma è proprio con le scene in cui subentra la componente sessuale che Animal House dimostra di aver 50 sulle spalle, perché la maggior parte di esse oggi sarebbero ritenute inaccettabili ed è curioso osservare come la quasi totalità ha a che fare proprio all’iconico personaggio di John Belushi.

 

Bluto che spia sotto la gonna una coppia di cheerleader sarebbe una molestia; Bluto che si scola una bottiglia di Jack Daniel’s in una sola sorsata potrebbe apparire un’istigazione all’alcolismo; sempre Bluto che sfascia senza motivo una chitarra strappandola dalle mani di un ragazzo sarebbe un atto di bullismo.

Nonostante ciò l’American Film Institute l’ha inserito nella lista delle cento migliori commedie americane di sempre ed è anche stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Eppure Animal House sarebbe oggi certamente un film “inaccettabile”.

Porky’s di Bob Clark, un film uscito da un'altra epoca

Anche Porky’s, come Animal House, guarda a un’altra epoca: girato nel 1982 ma ambientato nei gloriosi anni ’50, la sceneggiatura è in parte una suggestione autobiografica del regista Bob Clark. Il film segue un gruppo di amici del liceo di Angel Beach, in Florida, alle prese con le loro prime esperienze sessuali: Porky’s, infatti, altro non è che il nome di un night club in cui i nostri si recano nella scena iniziale per “sverginare” uno di loro.

 

Qui il sesso ha un ruolo decisamente più centrale, al punto che influenza anche il soprannome di alcuni protagonisti (il vergine Pipino e il grosso Pilone). Sebbene in Porky’s vengano affrontate anche tematiche importanti che spaziano dai genitori violenti al razzismo, dal superamento dei pregiudizi sino al servilismo delle forze dell’ordine, è per la componente comica che il film viene ricordato. E l’anima comica di Porky’s è indissolubilmente legata al sesso.

 

Il night club, la professoressa Lessie, le dinamiche tra Pipino e Wendy, gli scherzi telefonici, la sequenza con la prostituta… sino ad arrivare a quella che è senza dubbio la scena più iconica del film: a un certo punto i ragazzi scoprono il modo di sbirciare di nascosto le ragazze che si fanno la doccia nello spogliatoio. E quando le ragazze scoprono che qualcuno le sta osservando, anziché indignarsi iniziano a provocarlo e giocare con lui, tanto che a un certo punto uno dei ragazzi mostra il suo pene attraverso la fessura in una sorta di glory hole. Una scena del genere sarebbe accettabile oggi? 

 

I protagonisti di Porky’s hanno un sacco di problemi, ma il sesso e la ricerca di esso non è tra quelli. E lo pensavano anche gli spettatori dato che si è aggiudicato il titolo di “film canadese con il maggior incasso” per 24 anni, finché non venne battuto da Doppia Indagine nel 2006.

La rivincita dei nerds di Jeff Kanew, lunga vita agli emarginati

Il film è stato girato nel 1984 ed è ambientato nello stesso periodo. Una coppia di amici arriva all’Adam's College, in Arizona, dove verranno presto “ghettizzati” dalla confraternita sovrana del campus, gli Alpha Beta, insieme a un pugno di altri studenti non reputati all’altezza. Questo gruppo di emarginati fonderà a loro volta la casata dei Lambda Lambda Lambda che cercherà di rovesciare la gerarchia del campus.

 

In pratica è la stessa trama di Animal House trasposta di un ventennio: negli anni ’60 i Delta erano considerati gli emarginati, ma con il passare del tempo questa aurea da sfigati si è evoluta nei nerds, al punto che alcuni dei protagonisti dei due film sono quasi sovrapponibili. L’esempio perfetto è Caccola che altro non è che la versione aggiornata del Bluto di John Belushi. Anche le dinamiche di rivalità delle due confraternite sono le stesse di Animal House, con gli Alpha Beta che si credono superiori e padroni del campus, mentre i Tri-Lambda devono lottare costantemente per poter essere riconosciuti.

 

La grossa differenza tra i due film sta nell’aggiunta delle intuizioni pecorecce di Porky’s che mettono in competizione le due confraternite anche sul piano sessuale, spunto per un incredibile numero di gag.

 

 

Dall’introduzione della confraternita femminile delle Omega Mu, alla scena della festa, alla manomissione dei sospensori, sino alla gara delle torte.  Infine c’è una scena che anche qui ricorre: lo spiare ragazze di nascosto. A un certo punto i Tri-Lambda fanno irruzione nel dormitorio femminile e installano una serie di telecamere per poter guardare le ragazze che si spogliano. Ora, con questo bagaglio di premesse, possiamo iniziar a parlare del vero argomento spinoso per cui siamo qui. American Pie.

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American Pie di Paul e Chris Weitz: un cult

Intanto va ricordato che American Pie ha inventato il termine Milf, perciò alla prossima ricerca correlata su Pornhub ringraziate Adam Herz per la categoria. Liceo di Great Falls, Michigan. Quattro amici all’ultimo anno fanno un patto: perdere la verginità prima del diploma. Non è una trama molto diversa da quella di Porky’s, così come La rivincita dei nerds ricalcava quella di Animal House.

 

“I've been told a strong sexual goal” cantano i Blink182 nella colonna sonora del film; e, infatti, come la Gen Z ha criticato, si potrebbe dire che in American Pie la sola cosa che interessa ai protagonisti è il sesso (mentre in Porky’s c’erano anche dei messaggi sociali di contorno).

Ma siamo sicuri che American Pie sia del tutto spoglio di buone intenzioni?

 

I protagonisti sono ossessionati dalla loro verginità, ma  il film è anche il classico “viaggio di formazione” in cui i personaggi evolvono. Quando li conosciamo, Kevin è l’unico dei quattro a essere fidanzato, ma la sua fissazione per il sesso provocherà la rottura della relazione e lo costringerà a cambiare profondamente per poter riconquistare Vicky. Oz riesce a prendere coscienza sia dei propri sentimenti. Finch scoprirà a sue spese che le bugie non ripagano. Jim è quello più incastrato nella sua posizione di sfigato, ma è anche la cartina tornasole con cui affrontare il rapporto padre-figlio nel corso dell’adolescenza. 

 

Scene iconiche come quella della torta o delle riviste porno, per quanto demenziali ed eccessive, non sono distanti da ciò che molti di noi si sono trovati a fare i conti: affrontare il tema “sesso” con i propri genitori. E poi ricordiamoci sempre che American Pie (proprio come Animal House e gli altri titoli citati qui sopra) è prima di tutto una commedia, che per far ridere dev’essere una caricatura della realtà accentuandone gli aspetti più surreali. Infine, a un certo punto, tutti e quattro i protagonisti rinunciano all’idea di far sesso arrendendosi ai loro sentimenti. Se non è un arco narrativo questo.

La lezione di American Pie

“Non ho ancora fatto sesso e già non ne posso più!” sbotterà Jim a un certo punto. E infatti nella coppia sarà Michelle a prendere l’iniziativa e guidare la parte più piccante della serata. Allo stesso modo Kevin impara una grossa lezione sulla necessità di ricambiare il piacere sessuale della partner e, poi, il valore delle parole “Ti amo”. Oz rinuncia alla finale di campionato e sceglie la sincerità. Finch trova prima la sua chiusura insieme a Jessica, complice di bugie, e solo dopo incontra la Mamma di Stifler in quella che potrebbe essere, da un punto di vista narrativo, la morale della bellezza dei rapporti occasionali e consenzienti.

 

E a proposito di Steve Stifler. La sceneggiatura lo tratta come un personaggio negativo rispetto ai protagonisti: è quello che oggettifica le donne e le prende in giro, tra sessismo e body shaming (anche se va ammesso che c’è in lui più stupidità che cattiveria). Il suo atteggiamento misogino e maschilista lo confina a personaggio marginale ed è il solo a non avere un arco di crescita, come se il film ci dicesse: gli uomini così esistono, ma a noi non interessano.

 

“Perché saremmo rimasti amici di Stifler per tutto questo tempo se ora non andiamo alla sua festa sul lago?” chiede Jim.

“Eravamo amici di Stifler?” risponde ironico Finch.

25 anni dopo, American Pie passa il giudizio del tempo?

È ingiusto condannare American Pie con la mentalità di oggi - tutti questi film, essendo di 20, 30, 40 anni fa, hanno sequenze o concetti che oggi sono a dir poco tabù - piuttosto andrebbe approcciato con un’ottica più aperta, rendendosi conto che le lezioni nascoste nel suo sottotesto non erano cosa da poco. Non per i tempi che correvano. In un modo forse goffo era il tentativo d’instillare negli adolescenti di allora un’educazione sentimentale non scontata.

 

Perché se è vero che American Pie fu il capostipite del teen movie demenziale di inizio millennio, è altrettanto vero che alcuni film del filone si sono accodati a queste tematiche. Pellicole come 100 ragazze (storia di un ragazzo che impara a esplorare i suoi sentimenti e a conoscere il mondo femminile) o 40 giorni e 40 notti  (che, partendo da una premessa di astinenza dal sesso, riflette sulla connessione tra amore sentimentale e fisico).

 

Oggi la società è cambiata profondamente. Siamo convinti che un argomento può essere trattato solo con serietà, quando in realtà satira e ironia sono sempre stati dei modi efficaci per vedere le cose da un punto di vista differente. Un paragone azzardato: se Charlie Chaplin ne Il grande dittatore prese in giro in nazismo per denunciare i suoi controsensi, perché noi non possiamo ironizzare sul sesso per comprenderlo al meglio?

La verità è che è la nostra società a essere cambiata in peggio, dando origine a concetti come catfishing, revenge-porn, sexting, cyberbullismo, stalking e via dicendo: tutte cose che 25 anni fa non esistevano! Lo ha dimostrato 13, serie Netflix in cui una ragazzina si suicida per ripetuti atti di bullismo e violenza sessuale. Lo ha dimostrato Black Mirror in Shut Up and Dance, episodio in cui un adolescente viene ricattato sino allo stremo perché ha inviato in chat foto del suo pene. E se sconfiniamo nei documentari e docu-serie la lista potrebbe diventare pressoché infinita e si rischierebbe di andar fuori tema.

 

Il nocciolo del discorso è che American Pie 2025 inizierebbe con la scena di internet per poi raccontarci di come quel video sia diventato virale, rovinando la vita di quei due adolescenti tra bullismo social e umiliazione pubblica, spingendoli verso una deriva di depressione, trascinati a fondo da un gorgo di droghe, sino a sfociare nella tragedia del suicidio. Solo con questo tono pesante, da “film impegnato”, una storia del genere sarebbe accettabile. Anche se di sicuro non del tutto esente da critiche.

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