Con i Nastri d'Argento 2025 al miglior film e alla migliore sceneggiatura assegnati a Il tempo che ci vuole, la regista Francesca Comencini ha riproposto, nell'albo d'oro dello storico premio assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, un cognome ricorrente: suo padre Luigi Comencini ne vinse due (come documentarista e soggettista) e in passato sono state premiate anche le sorelle Cristina Comencini (che quest'anno, peraltro, ha ricevuto il Nastro d'Argento alla carriera) e Paola Comencini.
Il successo del film che la minore delle sorelle Comencini ha dedicato al rapporto col padre dal quale ha ereditato cognome e professione, iniziato con la presentazione fuori concorso all'81a Mostra del Cinema di Venezia, è il miglior viatico per l'omaggio, da lei stessa curato assieme a Emiliano Morreale, che il Cinema Ritrovato di Bologna dedica quest'anno a Luigi Comencini, un maestro del cinema italiano sempre considerato un passo indietro rispetto agli altri grandi colleghi della stessa epoca, con la sezione Prima la vita! Il cinema di Luigi Comencini.
Fabrizio Gifuni è Luigi Comencini
"Prima la vita" era il titolo del film nella fase di lavorazione; "prima la vita, poi il cinema" è la frase che Luigi Comencini, interpretato con intensità fisica e psicologica da Fabrizio Gifuni, dice sul set per ricordare quale debba essere la giusta relazione tra un mestiere che celebra la finzione e la realtà che deve sempre avere preminenza. C'è tanto cinema, ma anche tanta vita vissuta, in quest'opera autobiografica in cui la regista ha raccontato il forte legame con suo padre, da quando era bambina (a otto anni la interpreta Anna Mangiocavallo) agli anni turbolenti dell'adolescenza e della giovinezza in cui ha scelto come propria alter ego Romana Maggiora Vergano.
Non è una vera autobiografia perché c'è un preciso lavoro di astrazione: esiste il rapporto tra un padre e una figlia, chiamati solo per nome, e quasi nient'altro. Soprattutto, nessun altro: il resto della famiglia è assente, come se non esistesse, come se Luigi e Francesca avessero sempre condiviso le loro vite da soli, in una relazione senza altri intermediari.

Se gli occhi da bambina sono affascinati dal complesso lavoro sul set del padre, ricostruito con cura, nell'epoca in cui dirigeva il suo celebre Pinocchio poi trasmesso in televisione nel 1972, l'adolescente smette di sognare a occhi aperti e affronta problemi ben più concreti: la profonda mancanza di autostima, la sensazione di non avere idea di cosa fare del proprio futuro, il peso di avere un padre ingombrante, soprattutto la tossicodipendenza. In questa fase complicata, Luigi è tutt'altro che un genitore assente: si comporta da padre attento e aiuta la figlia Francesca a superare le sue fragilità, mentre il mondo del cinema sembra allontanarsi da loro, e loro invece cercano di allontanarsi dalla cronaca nera degli anni di piombo.
Il cinema in casa Comencini
Il cinema ha avuto un ruolo cruciale nell’esperienza dei Comencini: oltreché come regista, Luigi viene rappresentato come cinefilo e archivista. Alcuni momenti onirici resi con sequenze di film muti sono stati estrapolati dalle pellicole che lui stesso aveva trovato, conservato e infine donato alla Cineteca Milano, di cui fu uno dei fondatori assieme ad Alberto Lattuada.
È fortemente cinematografico questo approccio alla materia intima della propria biografia, perché il cinema è solo una finestra sul mondo, o su una storia.
È evidente che tanto è rimasto fuori, in termini di eventi e persone, riducendo all’osso una vicenda familiare certamente più complessa, ma questa operazione ricorda in modo esplicito che il cinema, anche quello più spettacolare e articolato, è un lavoro dí sottrazione rispetto a quanto immancabilmente resta al di fuori del quadro. Prima la vita, poi il cinema, insomma: Francesca Comencini, pur ripetendo quel piccolo tradimento alle convinzioni del padre che non aveva mai voluto realizzare opere autobiografiche (e le aveva sconsigliato di avventurarsi su questa strada narrativa), ne coglie l’insegnamento perché il loro cinema è tale in quanto lavoro di analisi, sintesi e trasformazione della vita; se poi il lavoro è portato avanti con tale sincerità e sensibilità, il risultato non può tradire le attese, che lo si guardi con occhio cinefilo o meno.
Genere: drammatico
Paese, anno: Italia, 2024
Regia: Francesca Comencini
Interpreti: Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, Luca Donini, Daniele Monterosi, Lallo Circosta, Luca Massaro, Giuseppe Lo Piccolo
Sceneggiatura: Francesca Comencini
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Francesca Calvelli, Stefano Mariotti
Musiche: Fabio Massimo Capogrosso
Produzione: Kavac Film, IBC Movie, One art con Rai Cinema, in coproduzione con la francese Les Films du Worso
Distribuzione: 01Distribution
Durata: 110 min
Data di uscita: 26 settembre 2024



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