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David Lynch, une ènigme à Hollywood (2025): la recensione del documentario che esplora l'universo di David L

06/07/2025 18:00

Claudio Cinus

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David Lynch, une ènigme à Hollywood (2025): la recensione del documentario che esplora l'universo di David Lynch

Il Festival di Cannes omaggia Lynch grazie a un documentario francese prodotto da Artè France.

La morte di David Lynch ha sconvolto il mondo del cinema, e della cultura in generale, con un’intensità riservata solo ai grandi maestri riconosciuti universalmente come tali ed entrati nell’immaginario collettivo ben oltre la cerchia degli appassionati. Il Festival di Cannes, del cui albo d’oro Lynch fa parte a pieno titolo come vincitore della Palma d’Oro del 1990 con Cuore selvaggio, è riuscito ad omaggiarlo grazie a un documentario francese prodotto da Artè France fortuitamente capitato al posto giusto al momento giusto (l’anteprima italiana, invece, è al Cinema Ritrovato di Bologna) che, arrivato dopo la morte del suo soggetto, suscita un certo turbamento quando si sentono gli intervistati che ne parlano ancora al presente.

David Lynch è un enigma

David Lynch, une ènigme à Hollywood di Stéphane Ghez presenta già nel titolo un enigma da risolvere: com’è possibile che un artista sperimentale e apparentemente poco interessato a compiacere il pubblico scendendo a compromessi, abbia avuto un successo tale da conquistare persino Hollywood, oltre ai più sofisticati mercati europei? Il punto di partenza scenografico, disseminato di indizi, è la Stanza Rossa ben nota a chiunque abbia visto Twin Peaks: qui una voce fuori campo inizia la sua investigazione che di quella serie richiama le audio registrazioni dell’agente speciale Dale Cooper. 

 

L’interprete di quel personaggio, Kyle MacLachlan, è tra coloro che sono stati invitati a dire la loro su Lynch, assieme a Laura Dern, Isabella Rossellini, e due delle sue quattro mogli, l’artista Peggy Reavey e la produttrice Mary Sweeney. Non mancano neppure vecchi filmati (e fotografie) con Lynch stesso, utili ad affrontare un percorso cronologico nella sua opera.

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L’enigma, se davvero c’è, non può essere risolto facilmente. Ma alcuni punti fermi del percorso artistico di Lynch vengono messi in evidenza: le ispirazioni pittoriche (su tutti, Francis Bacon) derivate dagli studi alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Philadelphia, la passione per il lavoro artigianale e per i dettagli già presenti nel suo esordio di culto Eraserhead, l’esperienza brutale di quanto possano alternarsi rapidamente successi e insuccessi una volta che si entra nel circuito hollywoodiano, la ferma volontà di avere sempre il montaggio finale dei suoi film dopo le disavventure di Dune, la scelta di proporre un cinema spiazzante, che pure trovò un numeroso pubblico dí estimatori, a partire da Velluto Blu. Con la Palma d’Oro e la messa in onda, pochi mesi dopo, della prima puntata di Twin Peaks, Lynch arrivò all’apice per poi perdere definitivamente il successo popolare con la cancellazione al termine della seconda serie. Eppure continuò a lavorare grazie ai finanziamenti cercati e ottenuti in Europa, che gli garantirono la possibilità di realizzare altri capolavori, Mulholland Drive su tutti.

Il documentario definitivo su David Lynch

La curiosità per la sperimentazione (tecnica e narrativa), il completo controllo sulle sue opere a costo di rinunciare a grandi budget, una creatività mai doma che sfogava anche con la pittura, la musica e altre attività artigianali: sono alcune delle caratteristiche di Lynch ricordate da chi lo ha conosciuto direttamente, sui set e nel privato. Niente di tutto ciò è una scoperta, ma l’excursus nella sua carriera è un ripasso gradevole che fa scattare parecchi ricordi nella mente dei suoi ammiratori. 

 

Il pregio maggiore di Lynch, una possibile soluzione all’enigma, è l’essere sempre rimasto fedele alla sua visione dell’arte, convincendo il pubblico a seguirlo, anziché i seguire lui il favore del pubblico. È ciò che lo ha reso immortale e in effetti sembra diventare davvero tale davanti ai nostri occhi, durante la visione di un documentario che è diventato una celebrazione postuma per caso.

Resta un enigma irrisolto, in effetti: chissà perché, l’unico film di Lynch a non essere mai citato né mostrato, a differenza di tutti gli altri, è Una storia vera. Cioè, il film di Lynch che si dice sia quello che piace a coloro che non amano il cinema di Lynch e soprattutto l’unico di cui non abbia scritto anche la sceneggiatura. Come se non fosse un’ulteriore prova del suo genio, avere realizzato un capolavoro partendo da un’idea altrui, nel modo in cui aveva già elaborato il suo universo visivo ispirandosi a pittori realisti, iperrealisti, surrealisti.


Genere Documentario

Regia: Stéphane Ghez 

Paese, anno: Francia, 2025

Interpreti: Bernard Gabay, David Lynch, Kyle MacLachlan, Laura Dern, Kristine Mckenna Durata: 63 minuti

Produzione: Artè France


 

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