Tra i grandi maestri del cinema giapponese, Naruse Mikio è quello che ha avuto meno successo in Italia, a differenza dei coevi Kurosawa, Ozu e Mizoguchi. Una delle sezioni dell'edizione 2025 di Il Cinema Ritrovato, festival consacrato a scoperta e riscoperta del cinema classico anche poco noto, è stata dedicata ai film di Naruse girati prima della Seconda Guerra Mondiale, scarsamente considerati e poco visti anche in patria, rispetto ai film successivi. Per completare il quadro, inoltre, è stata presentata la copia restaurata di quello che probabilmente è il suo film più noto, almeno all'estero: Ukigumo (conosciuto col titolo internazionale Floating Clouds), nella versione già presentata a Cannes Classics.
Uscito nel 1955, in Italia non fu mai distribuito nei cinema, e quando fu messo in commercio in un dvd ormai fuori catalogo fu tradotto come Nubi fluttuanti.
Di che cosa parla Ukigumo
Ispirato a un romanzo di Hayashi Fumiko, il film prende il via nel 1946 a Tokyo, in un Giappone ancora in ginocchio dopo la fine della guerra. Yukiko (Takamine Hideko), appena tornata dall'Indocina, cerca subito di mettersi in contatto con Tomioka (Mori Masayuki) col quale lì aveva avuto una relazione; l'uomo, sposato con una donna malata, accetta di vederla ma inizialmente respinge ogni tentativo di ravvivare il loro amore. Per anni, tra allontanamenti e riavvicinamenti, a Tokyo e fuori, i due restano in contatto ma il loro amore è sempre travagliato e infelice, ostacolato soprattutto dalla volubilità di lui.
I flashback del periodo in Indocina, oltre a mostrare la loro felicità sentimentale nata dopo le piccole scaramucce iniziali, servono anche a mettere in luce come il loro amore sia nato in un'oasi di pace lontano dalla tragedia della guerra: lui era un addetto ministeriale che si occupava degli approvvigionamenti di legna, lei era una segretaria, il conflitto non li riguardava.
L'idillio nato in un piccolo paradiso terrestre non riesce ad attecchire nella Tokyo del dopoguerra la cui popolazione soffriva di povertà, disoccupazione, scarsità di alloggi, problemi che riguardano anche i due protagonisti.
Forse è proprio a causa di quella illusione iniziale, che il film ruota attorno all'incapacità di ricostruire assieme un amore perduto, condannandosi reciprocamente all'insoddisfazione: è come una punizione che investe chi era stato felice mentre il paese soffriva, e poi soffre mentre il paese cerca di riprendersi (e infatti alcuni, tra cui lo spregevole cognato di Yukiko, sono capaci di arricchirsi).
Ukigumo: grand cast e atmosfere indimenticabili
I due attori protagonisti sono bravi a rappresentare la relazione in modo complementare: Takamine è tanto esplicita nei suoi sentimenti, quanto Mori è contenuto fino a sembrare talvolta indifferente; la donna accusa anche fisicamente il dolore che si sviluppa nella sua anima, mentre l'uomo, pur non ritrovando mai la prestanza di quando indossava la divisa, si cala in abiti borghesi senza mai rimpiangere un passato in cui non si riconosce più.
Non riescono mai a fare davvero i conti con i loro trascorsi e l'infelicità che non sanno evitare sembra l'unico modo in cui possono affrontare un presente di grandi cambiamenti in cui forse non c'è più alcun posto per loro. Il pessimismo di fondo che Naruse mette in scena è inflessibile; ma se l'amore, in quelle condizioni e per due persone del genere, è impossibile, almeno il regista dona ai suoi personaggi un contegno per il quale, nel finale, si finisce per provare ammirazione.
Titolo Internazionale: Floating Clouds
Regia: Mikio Naruse
Paese, anno: Giappone, 1955
Soggetto: dal romanzo omonimo (1951) di Fumiko Hayashi.
Sceneggiatura: Yoko Mizuki
Interpreti: Hideko Takamine, Masayuki Mori, Mariko Okada, Isao Yamagata
Fotografia: Masao Tamai
Montaggio: Eiji Ooi
Scenografia.: Satoru Chuko
Musiche: Ichiro Saito.
Durata: 124'



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