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Agon (2025), la recensione da Venezia82: il film di Giulio Bertelli racconta la realtà dello sport

02/09/2025 11:03

Claudio Cinus

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Agon (2025), la recensione da Venezia82: il film di Giulio Bertelli racconta la realtà dello sport

Tre atlete italiane, in procinto di partecipare a un grande e attesissimo evento internazionale, sono al centro delle vicende di Agon.

È appena iniziato il campionato di Serie A di calcio e per gli altri sport, forse con l’eccezione del tennis, sarà difficile trovare spazio sui mezzi d’informazione. Alternative come scherma, judo, tiro a segno, hanno grande visibilità solo in quelle due magiche settimane dei Giochi Olimpici che sono in calendario una volta a quadriennio. Eppure, chi pratica queste discipline lo fa anno dopo anno, anche se lontano dai riflettori: non sempre, poi, quando finalmente arriva l’opportunità della grande visibilità, le cose filano lisce. 

 

Tre atlete italiane, in procinto di partecipare a un grande e attesissimo evento internazionale - per non pagare i costosi diritti d’immagine al Comitato Olimpico Internazionale, l’evento fittizio si chiama Ludoj 2024 - sono al centro delle vicende di Agon, tutte sullo sport e soprattutto su ciò che ruota attorno allo sport quando la competizione non è in corso.

Agon in concorso alla Settimana della Critica di Venezia

Il film d’esordio di Fabrizio Bertelli, unico italiano invitato in concorso alla Settimana della Critica di Venezia 82, incrocia tre storie complementari. A interpretare la judoka è una vera atleta, e non una qualunque perché Alice Bellandi ha vinto una medaglia d’oro olimpica a Parigi 2024 (categoria-78 kg) ed è l’attuale campionessa del mondo: deve affrontare il timore maggiore di chiunque abbia un solo grande obiettivo a quadriennio, cioè un infortunio da cui deve cercare di riprendersi in tempo per tornare a essere competitiva. Il problema della tiratrice Alex (Sofija Zobina), russa naturalizzata italiana, è di reputazione, comunque molto serio per un’atleta che cerca visibilità anche attraverso la sua immagine giovane, bella, vincente, pulita. La schermitrice Giovanna (Yile Yara Vianello), infine, viene coinvolta in un incidente di gara che ha conseguenze sia sulla competizione sia sulla sua coscienza.

La lotta diventa metafora

Agon è il termine greco antico che indica una gara, un confronto (lo erano, ad esempio, i giochi di Olimpia che ancora oggi perpetuiamo nella variante contemporanea); la città fittizia di Ludoj si scrive come la parola che significa “giochi” in esperanto. Siamo abituati a considerare le grandi competizioni sportive proprio come grandi “giochi” tra adulti, ma tutto quello che vi sta dietro è tutt’altro che giocoso (e gioioso). Lo sport ai massimi livelli richiede sacrifici, rinunce, e una cattiveria innata indispensabile se si vuole prevalere sugli altri. Non è un caso che Bertelli abbia scelto tre discipline che ricordano la lotta contro un nemico, corpo a corpo oppure attraverso le armi. 


Fuori dal contesto sportivo, le armi e le spade uccidono, mentre il judo, col suo valore spirituale che va oltre difesa e attacco, richiede un’autodisciplina ferrea non alla portata di tutti.


Gli sportivi di vertice, agli occhi distanti dello spettatore da divano, sono come eroi invincibili, eredi contemporanei dei protagonisti dell’epica; non lo sono davvero e la spinta a essere tali può essere autodistruttiva. Le tre ragazze, pur sostenute da allenatori, amici e familiari, sono sole di fronte alle loro difficoltà, e le percepiamo distanti da tutti anche quando vengono mostrati, con apprezzabile realismo, allenamenti e controlli medici, procedure antidoping e concessione di interviste. Non è una “caduta delle dee” semplicemente perché non hanno ancora raggiunto la cima dell’Olimpo, come pure potrebbero fare. L’ostacolo che si frappone tra loro e la gloria è esterno, ma la maniera in cui lo devono affrontare richiede uno sforzo mentale interiore superiore a quello fisico, che è l’unico facilmente visibile da fuori.

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Agon racconta la realtà dello sport

La necessaria sobrietà della messinscena degli eventi sportivi, oltre ad allontanare l’illusione della ricostruzione fedele di un evento reale portando le storie in un ambito astratto, stimola anche la consapevolezza che la trasmissione televisiva dell’azione sia più importante dell’azione stessa dal vivo, come se esistessero realmente solo gli eventi sportivi che qualcuno sta riprendendo, talvolta invadendo in modo palese il terreno di gioco. Esasperando il concetto, l’azione reale diventa irrilevante nei suoi risultati quando ha l’unico scopo di fornire gli input informatici per la trasformazione in videogiochi. Quella delle ragazze non è solo una sfida sportiva che si allarga ai problemi privati: diventa quasi una lotta per esistere, anche al di fuori dei pochi minuti della competizione.


Regia: Giulio Bertelli

Sceneggiatura: Giulio Bertelli

Fotografia: Mauro Chiarello

Montaggio: Tommaso Gallone, Francesco Roma, Giulio Bertelli

Musiche: Tom Wheatley

Interpreti: Yile Vianello, Alice Bellandi, Sofjia Zobina

Supervisione musiche: Randall Poster

Suono: Massimo Mariani, Tommaso Barbaro

Scenografia: Ludovica Ferrario

Costumi: Marco Alzari

Supervisione effetti visivi: Stefano Leoni

Produzione: Giulio Bertelli, Max Brun (Art+Vibes), Jules Daly and Joe Anton (Big Red Films), Stella Rossa Savino (MIA FILM)

Distribuzione: MUBI


 

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