Per capire quanto sia straordinario Werner Herzog, la lettura di Guida per i perplessi. Nuovi incontri alla fine del mondo è il punto di partenza.
Neppure un gran camminatore come Werner Herzog potrà andare a piedi a ritirare il Leone d'Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia. Ma se l'evento fosse al centro di un suo film, potremmo immaginarcelo arrivare al Lido con qualche zattera di fortuna guidata dalle correnti, anziché con il comodo motoscafo che gli verrà riservato.
Herzog, premiato per i suoi meriti artistici, è una figura già quasi mitizzata anche per tutto ciò che, nella sua vita, esula dal cinema che ha prodotto: ha realizzato film in ambienti difficilissimi e pericolosissimi, ha rischiato più volte di morire (e tante volte si è fatto tanto male), ha mantenuto un'indipendenza artistica che si è sempre rispecchiata in un modo di vivere pragmatico e libero. Per capire quanto sia straordinario il personaggio che ha costruito nei suoi 83 anni di vita, la lettura di Guida per i perplessi. Nuovi incontri alla fine del mondo, edito da Minimum Fax nel 2024, è il punto di partenza migliore.

Un nuovo libro intervista su Herzog
È un libro intervista curato assieme a Paul Cronin, che amplia e aggiorna Incontri alla fine del mondo del 2009. Allora, Herzog ritenne fosse meglio lasciarsi intervistare per poter dire la sua su tutto ciò che lo riguardava contribuendo alla stesura finale, anziché lasciare ad altri l'onere di raccontarlo, ritenendo che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di simile a un'autobiografia; anni dopo ha scritto anche una vera autobiografia, Ognuno per sé e Dio contro tutti (Feltrinelli), dove infatti ha riproposto gran parte degli stessi eventi e informazioni già raccolti da Cronin.

Quasi nessuno ha visto tutti i film di Herzog, la cui filmografia da regista è molto lunga (e si allunga ancora di più se si considerano le sue apparizioni come attore). Le interviste sono state pensate per permettere la lettura anche a chi non avesse visto tutti i film, o addirittura non ne avesse visto neppure uno: enunciati gli elementi fondamentali di ogni opera, i discorsi si ampliano sempre per includere le peripezie delle lavorazioni e considerazioni varie sul suo modo di fare cinema, ma altrettanto spesso sulla vita in generale.
È importante ricordare che Herzog non ami teoria e critica del cinema, così come chi tenti di dare interpretazioni filosofiche alle sue opere: la lunga intervista (più di 500 pagine, cui si aggiunge un ricco apparato di introduzioni e postfazioni) è il modo in cui il regista cerca di riportare alla realtà ciò che lui considera artigianato e non arte.
Tra aneddoti e film, la visione di Herzog
La vita di Herzog è piena di aneddoti surreali, spesso a suo dire ingigantiti. In questo libro ha modo di raccontare la sua versione dei fatti, precisando ad esempio che non è vero che girò Aguirre, furore di Dio con una pistola sempre in tasca (ma è vero che minacciò Klaus Kinski di sparargli otto colpi di fucile e usare il nono per suicidarsi, se avesse abbandonato il set) o minimizzando il salto nei cactus alla fine della lavorazione di Anche i nani hanno cominciato da piccoli fatto per rispettare una promessa (pur meno folle di quella, assai nota, di mangiarsi le scarpe non appena Errol Morrisavesse realizzato il suo primo film).
La lettura, sempre piacevole, non cambia affatto l'aura quasi mitica che Herzog si è guadagnato in oltre sessant'anni di carriera; anzi, la quantità di storie incredibili che tira fuori, sebbene senza esagerarne la portata, basterebbero per riempire le vite di altre venti persone. Ci si può sentire piccoli di fronte alle avventure vissute dal regista bavarese dentro e fuori i suoi set, e provare per questo una grande ammirazione; e si può imparare, oltretutto, a guardare i suoi film con occhio diverso, senza le sovrastrutture teoriche della critica, ma come estensioni tangibili della vita di un uomo sempre pronto a superare i suoi limiti per curiosità e sete di conoscenza.



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