È difficile tenere traccia di tutte le trilogie, vere o presunte, in cui vengono divise le opere dei registi; ancor più se sono trilogie tematiche e non narrative, e se la distanza temporale tra l’uscita dei diversi film è ampia. Yunan di Ameer Fakher Eldin, presentato in concorso alla Berlinale 75, durante la conferenza stampa era stato annunciato come secondo capitolo di una trilogia sull’esilio.
Serve un po’ di memoria, o l'aiuto delle cartelle stampa, per ricordarsi che lo stesso regista aveva presentato The Stranger (Al Garib) alle Giornate degli Autori di Venezia nel 2021, poi però mai stato distribuito nelle sale: il primo capitolo di questa trilogia era ambientato nelle Alture del Golan (un territorio siriano occupato da Israele nel 1967), in cui lo sgradevole personaggio principale, col quale quasi ogni dialogo terminava in un litigio, dava forma a un pluriennale accumulo di rabbia e dolore per un territorio perduto (i genitori del regista sono proprio del Golan) e per nuove guerre sempre alle porte.
Di che cosa parla Yunan
È una figura meno esplosiva ma anche meno definita, il protagonista di Yunan di cui vengono presentati alcuni elementi essenziali nelle prime sequenze: Munir (Georges Khabbaz) parla arabo, vive all’estero, ha una relazione sentimentale con una donna con cui non convive, ha una madre malata che presumibilmente è lontana e anche lui ha un problema di salute che lo preoccupa. Parte per un viaggio all'apparenza improvvisato, eppure forse definitivo, verso una remota isola tedesca il cui clima sembra accordarsi alla cupezza del suo umore, ma senza neppure sapere dove alloggiare.
L’anziana affittacamere Valeska (Hanna Schygulla) si impietosisce e gli trova una sistemazione, offrendo all'uomo alla deriva un piccolo ma decisivo ancoraggio. Munir trasmette sempre una forte sensazione di estraniamento: come se non avesse nessun legame abbastanza forte con la vita che gli tocca vivere, è un apolide depresso giunto al fondo di un vicolo cieco. È una figura simbolica che non ha più radici perché sono state recise, e per questo è appassito, trovando nel grigiore del nord della Germania prima un ambiente ideale per la sua disposizione d'animo, poi l’inatteso calore della vigorosa Valeska che sembra capirlo più di chiunque altro (forse persino più di sé stesso) e gli mostra la via per un'umanità smarrita.

Una storia fuori dal tempo
Come per portare questa storia universale anche fuori dal tempo oltreché dallo spazio, la vicenda di Munir si alterna alle immagini oniriche del mito di un pastore muto e della sua bellissima moglie. Il rapporto di questi intermezzi con la trama principale non viene mai davvero chiarito: sembrano voler permettere allo spettatore di assorbire le sensazioni di estraneità, solitudine, lontananza, anche senza una piena consapevolezza del dolore reale che sta dietro la sua rappresentazione simbolica.
Genere: drammatico
Paese, anno: Arabia Saudita/Canada/Germania/Palestina, 2025
Regia: Ameer Fakher Eldin
Sceneggiatura: Ameer Fakher Eldin
Fotografia: Ronald Plante
Montaggio: Ameer Fakher Eldin
Interpreti: Ali Suliman, Georges Khabbaz, Hanna Schygulla, Nidal Al Achkar, Sibel Kekilli, Tom Wlaschiha
Colonna sonora: Suad Bushnaq
Produzione: Fresco Films, Intramovies, Metafora Production, Microclimat Films, Red Balloon Film, Tabi360
Distribuzione: Fandango
Durata: 124'
Data di uscita: 24/07/2025



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