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La mia amica Eva (2025), la recensione del film spagnolo di Cesc Gay

28/09/2025 14:00

Claudio Cinus

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La mia amica Eva (2025), la recensione del film spagnolo di Cesc Gay

La mia amica Eva (Mi amiga Eva), diretto da Cesc Gay, è uscito nelle sale spagnole in contemporanea al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián.

Il Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián è la principale manifestazione per il cinema in lingua spagnola e rappresenta una prestigiosa vetrina internazionale per presentare il meglio della produzione spagnola dell’ultimo anno. L’apposita sezione Made in Spain raccoglie soprattutto film spagnoli già distribuiti o già presentati in altri festival, ma c’è sempre qualche novità in uscita presentata in anteprima. La mia amica Eva (Mi amiga Eva), diretto da Cesc Gay, è uscito nelle sale spagnole in contemporanea alla presentazione nel festival basco, precedendo di un paio di settimane la distribuzione anche in Italia; d’altronde, le prime scene del film sono ambientate a Roma.

Di che cosa parla La mia amica Eva

Eva (Nora Navas) si trova a Roma per lavoro. Quasi cinquantenne, viaggia da sola; il marito e i figli adolescenti sono rimasti a Barcelona. Alloggia in centro e ciò permette di mostrare una Roma turistica da cartolina abbastanza banale; come forse è banale, esattamente in quel contesto, l’incontro con lo sceneggiatore argentino Victor (Juan Diego Botto), per cui prova un’istintiva attrazione che però si conclude con un prudente nulla di fatto e il numero di telefono che lui le lascia scritto nel libro che le regala. Tornata a Barcelona, però, Eva non è più la stessa. Quella breve esperienza ha lasciato in lei segni più profondi di quanto lei stessa non si sarebbe mai potuta aspettare, tanto da aprire delle crepe in un matrimonio fino ad allora solido.

Un film non così scontato

C’è un’idea che salva il film dall’ovvio sviluppo della donna che trova un nuovo amore travolgente e affascinante a salvarla da una vita infelice, e non solo perché né la sua vita né il suo matrimonio, in fondo, erano così terribili: Eva è stata sicuramente attratta da Victor, che le ha fornito la possibilità di fantasticare su qualcosa che prima non sapeva di desiderare, ma non è lui il motivo concreto delle sue successive decisioni. Ciò che lei desidera non è tanto Victor in sé, quando la possibilità teorica di innamorarsi di nuovo, daccapo, rinunciando per questo alla monotonia del rapporto di lunga data che per forza di cose non può più bruciare di passione.

Eva vuole innamorarsi di un’idea di amore che necessita di rinnovato trasporto emotivo e non di abitudine. Siccome quindi non desidera cambiare la sua vita per un uomo in carne e ossa, ma per un concetto astratto, fatica a spiegare agli amici la causa dei suoi comportamenti e fatica ancora di più a far coincidere un’aspirazione teorica con uomini reali. La commedia sull’amore che non ha età, scritta con leggerezza perché per fortuna il mal d’amore è trattato come un ciclico accidente del destino con cui si impara a convivere con malinconica ironia, si salva così dalla semplice idea della reiterazione di rapporti sentimentali affrontati nel corso delle diverse età della vita, con uguali dinamiche di base. 

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Quella di Eva è più una questione esistenziale, anche se l’obiettivo della sua crisi di mezza età resta, prosaicamente, trovare l’uomo che la riporti alle palpitazioni dell’adolescenza, mantenendo al contempo la lucidità di un’adulta consapevole.


Regia: Cesc Gay

Sceneggiatura: Cesc Gay

Interpreti: Rodrigo De La Serna, Juan Diego Botto, Miki Esparbé, Marian álvarez, Aleida Torrent, Nora Navas

Durata: 100'


 

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