Un film che resta dentro
Ci sono film ai quali non si riesce a smettere di pensare anche ben oltre la fine dei titoli di coda: a volte, perché percepiamo che l'arco narrativo dei personaggi non possa avere una conclusione semplice e definita, cosicché l'eco delle loro esistenze fittizie continua a rimbombarci dentro a lungo. È il caso di Los Domingos, terzo lungometraggio della regista e sceneggiatrice spagnola Alauda Ruiz de Azúa, che ha vinto la Concha de Oro al 73° Festival di San Sebastián — dove ha ricevuto un'ottima accoglienza — ed è stato mostrato per la prima volta in Italia nel festival Alice nella Città .
Riti, famiglia e fede
La domenica è un giorno di riti che si ripetono. Ci sono i riti religiosi, che anche nei paesi a maggioranza cattolica (come Spagna e Italia) sono sempre meno partecipati, e i riti laici, come le riunioni familiari per pranzare insieme al resto della famiglia allargata. La diciassettenne Ainara (interpretata dalla convincente Blanca Soroa al suo debutto nel cinema) partecipa a entrambi i riti: è una praticante che inoltre durante la settimana frequenta un collegio cattolico, ed è assai benvoluta in famiglia, soprattutto dalla zia Maite (Patricia López Arnaiz), sorella di suo padre, che è come una figura materna per la ragazza orfana di madre da tempo. Ma un'altra figura materna si è fatta strada nel suo cuore: la Madre Priora (Nagore Aranburu) di un convento di suore di clausura, che aveva conosciuto come insegnante.
La scelta di Ainara
In definitiva, la storia è tutta qui: un'adolescente dolce e sensibile che vorrebbe diventare suora, rinunciando agli studi universitari, ai divertimenti, alle amicizie, agli amori, non perché si senta rifiutata dal mondo — non è, insomma, né una ragazza problematica, né sola — ma perché crede che potrebbe essere più felice praticando una vita monastica. È abbastanza matura per prendere una decisione enorme a un'età così giovane? Lei ovviamente pensa di sì, e altrettanto pensano le suore che l'accoglierebbero; la zia pensa di no, non solo per una questione di maturità ma più banalmente perché è una decisione che non condivide affatto.
Il conflitto tra convinzioni
Ciò che funziona meglio, in questo film, è che non può dare risposte se non quelle che lo spettatore potrebbe darsi da solo in base ai suoi pregiudizi, ma poi vengono messe in discussione. Non è possibile, da fuori, stabilire cosa sia meglio per Ainara; ma allo stesso tempo, non si può non pensare a come la sua vita diventi il campo di una battaglia ideologica dove ciò che la ragazza avverte diventa quasi irrilevante, quando la pretesa di rispettare le convinzioni altrui getta la maschera per diventare palese intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente. Anche chi dice di essere di mentalità aperta, da un momento all'altro può cedere alle proprie rigidità ideologiche profonde, che il film manifesta in entrambe le parti in causa; una rigidità che, se applicata ai propri cari, crea infelicità . È la palese impossibilità che in questa vicenda tutti siano felici e contenti, o che possa esistere una soluzione perfetta che metta tutti d'accordo, a rendere così emotivamente intensa, intellettualmente stimolante e persino dolorosa, la visione di Los domingos. Persino una canzone inflazionata come Into My Arms di Nick Cave viene adoperata con criterio e si inserisce perfettamente nella trama: più di così, da un film, non si può chiedere.

Scheda Film
Regia: Alauda Ruiz de Azúa
Sceneggiatura: Alauda Ruiz de Azúa
Interpreti: Blanca Soroa, Patricia López Arnaiz, Miguel Garcés, Juan MinujÃn, Mabel Rivera, Nagore Aranburu
Fotografia: Bet Rourich
Montaggio: Andrés Gil
Musica: —
Produzione: Buenapinta Media, Colosé Producciones, Sayaka Producciones, Encanta Films, Think Studio, Los Desencuentros PelÃcula AIE, Movistar Plus+
Durata: 116 min



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