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La mia famiglia a Taipei (2025), recensione film: eredità, emancipazione e futuro

03/10/2025 18:00

Claudio Cinus

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La mia famiglia a Taipei (2025), recensione film: eredità, emancipazione e futuro

Opera prima di Margherita Spampinato, Gioia mia racconta l’infanzia, la noia e l’immaginazione in un’estate siciliana sospesa tra tradizione e scoperta.

È arrivata una buona notizia dalla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma: il film che ha vinto il concorso Progressive Cinema, Left-Handed Girl di Shih-Ching Tsou, sarà distribuito anche in Italia, superando la maledizione per cui gli altri tre film premiati da quando la direttrice artistica Paola Malanga ha reintrodotto il concorso, nel 2022, non hanno mai raggiunto le sale italiane. È arrivata anche una brutta notizia, però: I Wonder Pictures ha deciso di distribuirlo col pessimo titolo italiano La mia famiglia a Taipei.

Un progetto lungo quindici anni

Tsou collabora da molti anni con Sean Baker. Il progetto del film, scritto a quattro mani ma basato sul suo personale ricordo d'infanzia del nonno che le diceva che la sinistra fosse la “mano del diavolo”, risale a quindici anni fa, eppure i finanziamenti sono stati reperiti soltanto dopo la presentazione a Cannes nel 2023 di Red Rocket, scritto e diretto da Baker, prodotto da Tsou; per Left-Handed Girl, la regia è stata curata interamente dall'artista taiwanese-americana, mentre per la prima volta Baker ha realizzato il montaggio di un film che non ha diretto (nel frattempo, uno dei quattro premi Oscar che ha vinto per Anora è stato proprio quello per il miglior montaggio).

Taipei e i mercati notturni

Una delle particolarità di Taiwan sono i mercati notturni, che sono anche uno dei cuori pulsanti della trama del film: Shu-Fen (Janel Tsai), appena tornata nella capitale Taipei dopo molti anni di lontananza, affitta un box in uno di questi mercati nella speranza di potersi mantenere senza dover più chiedere aiuto economico alla madre. Lei stessa è madre single di due figlie: I-Ann (Ma Shih-yuan) è già grande e con un lavoro, ma emotivamente immatura; I-Jing (Nina Ye) è una vivace bambina mancina persuasa dal nonno, rude uomo all'antica convinto che essere mancini sia un gravissimo difetto da correggere, che le azioni che esegue con la mano sinistra non siano frutto della sua volontà ma guidate da un'entità diabolica, col risultato di sentirsi incolpevole di ciò che fa quando la usa.

La mano sinistra come alibi

Il mancinismo di I-Jing, talmente rilevante nel corso degli eventi da essere il titolo sia originale sia internazionale del film, assume un significato particolare quando ella lo sfrutta per commettere delle trasgressioni: è il suo modo, furbescamente innocente, di assolversi per i gesti (desiderati, ma inopportuni) compiuti con la mano sinistra, attribuendoli al diavolo che lei crede esista davvero. In questo, sebbene con minore consapevolezza, non è poi così diversa dalle generazioni femminili precedenti della sua famiglia. La ritrosia ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, in particolare dei propri errori, è una caratteristica comune: colpa anche di un obbligo sociale implicito che chiede alle donne taiwanesi di preoccuparsi delle apparenze per sembrare forti, realizzate, felici, a costo di nascondere ogni problema anziché ammetterlo per poi affrontarlo e risolverlo a viso aperto.

Eredità, emancipazione e futuro

La maggior parte delle complicazioni che i personaggi femminili devono affrontare sono comunque colpa degli uomini che fanno parte delle loro vite: il nonno che per ignoranza condiziona la bambina, con conseguenze prima comiche ma poi quasi fatalmente irrimediabili, è un esempio calzante di una società in cui le donne fanno ancora fatica a emanciparsi, economicamente ed emotivamente, dall'ingombrante presenza maschile. Sono due uomini alla cui influenza non riescono a resistere a ostacolare la realizzazione personale di Shu-Fen e I-Ann; e forse non è un caso che nonna e nipote, proprio perché possiedono una maggiore libertà economica ed emotiva, assumano invece una parte rilevante nelle soluzioni delle crisi delle generazioni di mezzo. La piccola I-Jing, nonostante litigi e melodrammi della sua famiglia, ha ancora tutto il tempo di imparare le prime lezioni dalla vita e poi inseguire la felicità: correndo tra i box dei mercati notturni mentre la madre serve i clienti ai tavoli del suo ristorante, o scorrazzando per le strade di Taipei sul motorino assieme a I-Ann, dà un senso al ritorno del suo nucleo familiare nella città che la vedrà diventare donna.

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Scheda Film

Regia: Shih-Ching Tsou
Sceneggiatura: Shih-Ching Tsou, Sean Baker
Interpreti: Janel Tsai, Nina Ye, Shi-Yuan Ma, Blaire Chang, Teng-Hui Huang, Akio Chen
Fotografia: Ko-Chin Chen, Tzu-Hao Kao
Montaggio: Sean Baker
Produzione: Good Chaos, Le Pacte, Left-Handed Girl Film Productions, Through the Lens Entertainment
Distribuzione italiana / piattaforma: I Wonder Pictures
Durata: circa 108 minuti

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