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Accept Our Sincere Apologies (2026), recensione film: Venezia come prigione dell’identità

26/02/2026 23:00

Claudio Cinus

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Accept Our Sincere Apologies (2026), recensione film: Venezia come prigione dell’identità

Juja Dobrachkous ambienta un film metafisico in un hotel veneziano, trasformando il turismo e l’alienazione lavorativa in una riflessione sull’identità.

Nel centro storico di Venezia, le strutture ricettive devono adattarsi a un contesto secolare che non può essere modificato più di tanto: la maggior parte degli hotel si trova in vecchi palazzi storici riadattati, impossibilitati a garantire gli spazi architettonici degli edifici moderni. Accept Our Sincere Apologies, secondo film della regista Juja Dobrachkous, presentato nella sezione Harbour dell’International Film Festival Rotterdam, è ambientato in un hotel veneziano che in realtà non esiste. Le riprese sono state effettuate in diversi edifici della città, montati insieme per creare un unico spazio coerente grazie alla finzione cinematografica.
In questo albergo Eva, manager dell’hotel, deve sovrintendere allo svolgimento di ogni attività quotidiana – prevista e soprattutto imprevista – e gestire i rapporti con i clienti, tra cui l’enigmatica Contessa, figura quasi fuori dal tempo che sembra più una manifestazione vivente del luogo che una semplice ospite.

Una Venezia invisibile

Pur essendo girato interamente a Venezia, il film lascia quasi completamente fuori campo i canali, i ponti e le calli della città. Eppure la sua presenza si avverte costantemente negli spazi chiusi dell’hotel. Si percepiscono la decadenza, la perdita di identità dovuta al turismo di massa, l’assenza d’aria provocata da strutture architettoniche che non possono essere modificate e il suono dell’acqua che suggerisce precarietà e instabilità. Tuttavia per Eva quell’esterno non esiste più: vive all’interno dell’hotel da anni, senza uscire mai, immersa in una forma evidente di alienazione. La sua quotidianità si svolge tra reception, corridoi, stanze e cucine. Una routine apparentemente monotona, perché inizia e termina sempre nello stesso luogo, ma anche imprevedibile a causa delle infinite richieste dei clienti, ognuna delle quali richiede soluzioni improvvisate. Eva condivide alcuni segnali della propria inquietudine solo con una presenza invisibile: il grande capo dell’hotel, una sorta di confessore con cui intrattiene un rapporto distante e quasi rituale.

Un microcosmo metafisico

L’hotel diventa così un microcosmo complesso, ma anche una prigione simbolica. È uno spazio che contiene tutto e al tempo stesso nulla, amplificando un vuoto esistenziale che affiora attraverso la comparsa intermittente di un doppelgänger della protagonista, interpretato dai gemelli Oskar Grzelak e Kacper Grzelak. L’ironia con cui il film osserva la distanza tra chi in hotel trascorre una vacanza e chi vi lavora stabilmente si intreccia con un’atmosfera metafisica che colloca la narrazione in una zona di confine tra vita e morte, dove ogni gesto può assumere un doppio significato. Il punto di partenza è il racconto degli imprevisti quotidiani in un luogo attraversato da migliaia di persone e abitato stabilmente da poche altre. Tuttavia Dobrachkous non cerca il realismo. Il film preferisce muoversi verso l’astrazione, costruendo una riflessione sulla città e sulle sue contraddizioni senza mai mostrarne il volto turistico da cartolina. Così Accept Our Sincere Apologies riesce a evocare Venezia proprio attraverso la sua assenza, trasformando l’hotel in un luogo sospeso dove il tempo sembra fermarsi e dove l’identità della protagonista si dissolve lentamente tra corridoi, stanze e specchi.

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Scheda Film

Titolo originale: Accept Our Sincere Apologies
Genere: Dramma, cinema d’autore
Anno: 2026
Regia: Juja Dobrachkous
Sceneggiatura: Juja Dobrachkous
Interpreti: Oskar Grzelak, Kacper Grzelak
Presentazione: International Film Festival Rotterdam 2026

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