Il 25 marzo 2026, con la seconda parte del manga Chainsaw Man, si è chiuso il capitolo 232. Pochi giorni dopo, il film tratto dal suo arco narrativo più celebre, Reze Arc, è arrivato su Crunchyroll. È un momento simbolico: mentre la storia scritta da Tatsuki Fujimoto si conclude sulla carta, il suo adattamento cinematografico entra nel flusso globale dello streaming, raggiungendo un pubblico che probabilmente non ha mai letto una tavola del manga. Vale allora la pena tornare sul film uscito nelle sale italiane il 23 ottobre 2025 e chiedersi cosa ci dice, non solo su Fujimoto, ma su dove sta andando il cinema.
Da Muybridge a Fujimoto
Il 19 giugno 1878, a Palo Alto, in California, il fotografo Eadweard Muybridge sistemò dodici fotocamere lungo i bordi di una pista da corsa. Quando la cavalla Sallie Gardner spezzò i fili al galoppo, ogni fotocamera si attivò in sequenza. Il risultato, dodici fotografie in rapida successione, non era ancora cinema, ma conteneva una delle sue possibilità fondamentali: rendere visibile il movimento. Chi ha visto Reze Arc sa che a un certo punto del film appare una sequenza che evoca direttamente quelle immagini: un cavaliere stilizzato che riproduce la stessa cadenza ritmica degli scatti di Muybridge. Una scelta che potrebbe sembrare autocompiaciuta. Invece dice tutto su chi è Fujimoto, e su chi si prende ancora la briga di portare avanti il cinema.
Chainsaw Man è una serie a fumetti di Fujimoto, pubblicata dal 2018. Il protagonista, Denji, è un ragazzo orfano che vive in povertà estrema, tornato in vita come ibrido uomo-diavolo dopo un accordo con Pochita, una piccola creatura a forma di motosega. Ciò che lo rende insolito non è il suo potere: sono i suoi obiettivi, elementari quasi al limite del ridicolo. Mangiare bene, dormire in un letto, essere abbracciato da qualcuno. In uno shonen dove i protagonisti di solito combattono per salvare il mondo, Denji combatte per le piccole cose che il mondo gli ha sempre negato e questo lo rende, paradossalmente, il più umano tra tutti. Reze Arc è il primo film tratto dalla serie. Denji incontra Reze, una giovane donna di cui si innamora follemente, con la goffaggine totale di chi non sa cosa significhi innamorarsi, e che si rivelerà essere un’arma biologica creata dall’URSS: la Bombe Girl, capace di generare esplosioni attraverso il proprio corpo. La semplicità della trama nasconde, come sempre in Fujimoto, una riflessione più profonda: sull’identità, sul corpo come proprietà dello Stato, sulla possibilità di desiderare una vita normale quando si è stati costruiti per essere soltanto uno strumento di morte.

Tredici film dentro un film
Nel corso del film, Fujimoto e il suo team citano tredici opere cinematografiche diverse. Non come i cosiddetti easter egg disseminati nei film Marvel per far urlare il pubblico in sala, ma come un pittore cita i propri maestri: nell’impasto del colore, nella gestione della luce, nella composizione di un’inquadratura che assomiglia a un’altra inquadratura.
La lista è vertiginosa nella sua eterogeneità. Accanto a Pulp Fiction e a Léon di Luc Besson, riferimenti attesi, quasi obbligatori per chiunque voglia parlare di violenza e di cinema, compaiono La ballata di un soldato di Grigorij Chukraj (1959), Bande à part di Jean-Luc Godard (1964), Blue Spring di Toshiaki Toyoda (2001), Salvate il soldato Ryan di Spielberg. E poi 28 Days Later, Non è un paese per vecchi, Battle Royale, Constantine, Jujutsu Kaisen Season 2 e l’improbabile Cattivissimo me 2, che riappare in una sequenza d’azione con una logica talmente precisa da sembrare quasi uno scherzo. E infine Muybridge, che non è un film ma è l’origine di tutti i film. Non si tratta di un omaggio alla Hollywood classica, né di un tributo generazionale al cinema degli anni Novanta. È un tentativo di ricapitolare il linguaggio cinematografico nel suo complesso, dalle origini di Muybridge fino alla grammatica visiva dello shonen contemporaneo.
Fujimoto si muove con la coscienza di chi sa che il cinema ha un vocabolario, fatto di angolazioni, tagli, rapporti tra corpi nello spazio, movimenti di macchina, e che quel vocabolario si può imparare, smontare, reimpiegare. La presenza di Godard è forse la scelta più rivelatrice. Bande à part è il film in cui tre giovani, Odile, Franz e Arthur, ballano una danza improvvisata in un caffè alla periferia di Parigi, in quella sequenza diventata un’icona della Nouvelle Vague: la voce fuori campo dello stesso Godard si inserisce a tratti per descrivere i pensieri dei personaggi, mentre i loro corpi si muovono come se la musica e il linguaggio non bastassero a contenerli. La stessa sequenza avrebbe poi ispirato Quentin Tarantino che, non a caso, avrebbe fondato una casa di produzione chiamata proprio A Band Apart. Nel Reze Arc c’è una scena analoga: i personaggi si muovono in uno spazio collettivo con la stessa leggerezza sconnessa, la stessa ironia che precede la tragedia. Fujimoto non cita Godard per snobismo cinefilo. Lo cita perché Godard aveva capito qualcosa che il cinema americano contemporaneo ha in larga parte dimenticato: che il movimento del corpo in un’inquadratura può essere comico e malinconico nello stesso istante.
Reze, Nikita e il corpo come costruzione politica
E poi c’è Reze. Chi conosce Nikita (1990) vi ritroverà qualcosa di molto diretto. In Nikita, una giovane donna viene prelevata dai servizi segreti francesi e trasformata in killer governativa, un corpo che lo Stato ha deciso di plasmare a propria immagine, cancellando tutto ciò che era prima. Reze funziona allo stesso modo, ma con una variazione cruciale: è un’arma costruita dall’URSS sin dall’inizio, non reclutata ma fabbricata. Non c’è nemmeno una versione precedente di sé da rimpiangere, o forse sì, e proprio questa ambiguità è il motore emotivo del film. Quando incontra Denji, Reze sperimenta per la prima volta l’idea di avere un desiderio proprio. È questo che la rende tragica: non la violenza, ma la scoperta tardiva di una vita possibile.
C’è però una domanda che vale la pena porre con onestà: questi omaggi funzionano nel film, o sono puramente estetici? La risposta è che funzionano a livello estetico e che questo non è una limitazione. Chi non ha visto La ballata di un soldato percepisce comunque quella scena del Reze Arc come qualcosa di più grave e formale rispetto al ritmo del resto del film. Il riferimento opera a un livello che precede il riconoscimento conscio: non serve sapere da dove viene per sentire che viene da qualcosa di importante.

Un archivio vivente del linguaggio cinematografico
Dunque Fujimoto non sta costruendo un film per cinefili, ma un film con il materiale del cinema mondiale, rendendolo accessibile a un pubblico che magari non ha mai visto un film di Godard e probabilmente non lo vedrà mai. Sta svolgendo una funzione di trasmissione culturale che il cinema occidentale mainstream ha in larga parte smesso di svolgere, mentre Hollywood abbandona progressivamente il film d’autore in favore di franchise e universi condivisi, il cinema d’animazione giapponese è diventato qualcosa di inaspettato: un archivio vivente del linguaggio cinematografico classico. Ciò che cambia con Fujimoto rispetto ai suoi predecessori è la consapevolezza esplicita del gesto. Il film non si limita ad assorbire influenze: le mostra, le mette in scena come tali, quasi a dichiarare una genealogia. È un atto critico oltre che creativo. E ora che Reze Arc arriva in streaming, quella genealogia diventerà visibile a milioni di spettatori che non si sono mai chiesti da dove viene una certa inquadratura, un certo ritmo, una certa malinconia. Qualcuno di loro si farà la domanda. Muybridge, fotografando una cavalla al galoppo su una pista di Palo Alto nel 1878, non stava pensando di inventare il cinema. Provava a rispondere a una domanda semplice. La risposta è diventata, per accumulazione, l’immagine fondativa di un’arte che ancora non esisteva. Forse è così che funziona la trasmissione culturale: per domande laterali, per derive impreviste, per omaggi che sembrano privati e si rivelano universali.

Scheda Film
Titolo originale: 劇場版 チェンソーマン レゼ篇
Titolo originale alternativo: Chainsaw Man – The Movie: Reze Arc / Chainsaw Man - Il film: La storia di Reze
Regia: Tatsuya Yoshihara
Sceneggiatura: Hiroshi Seko
Interpreti: Kikunosuke Toya, Reina Ueda, Tomori Kusunoki, Shogo Sakata, Fairouz Ai
Fotografia: Teppei Ito
Montaggio: Masato Yoshitake
Musica: Kensuke Ushio
Produzione: MAPPA
Distribuzione italiana / piattaforma: Eagle Pictures, Crunchyroll
Durata: 100 minuti



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