Quella volta che Cronenberg, dopo avere esplorato le mutazioni dei corpi nei suoi body horror, raccontò una mutazione sociale altrettanto sconvolgente. Gira voce che l’ultimo grande film hollywoodiano mai distribuito nel mercato dell’home video in formato VHS, nel 2006, sia stato A History of Violence di David Cronenberg, uscito nei cinema l’anno precedente. La fonte sembra credibile: lo scrisse il Los Angeles Times. Vent’anni dopo, quel film girato in pellicola è stato restaurato in 4K da The Criterion Collection, con la supervisione del grande direttore della fotografia Peter Suschitzky, che lo aveva anche presentato personalmente al pubblico de Il Cinema Ritrovato di Bologna nel giugno 2025: quella stessa copia di alta qualità, già uscita all’estero per un mercato home video completamente diverso dall’epoca delle VHS, in Italia si è meritata una nuova distribuzione nelle sale.
A distanza di molto tempo, c’è ancora chi si domanda come sia stato possibile che la giuria del Festival di Cannes, presieduta da Emir Kusturica, abbia potuto dare la Palma d’Oro (per la seconda volta) ai fratelli Dardenne e al loro L’enfant - Una storia d’amore, trascurando completamente quello che oggi possiamo considerare uno dei migliori film della cinquantenaria carriera di Cronenberg ma anche uno dei migliori film realizzati finora in questo secolo. Il regista canadese non figura come sceneggiatore del libero adattamento del romanzo a fumetti di John Wagner e Vince Locke, per cui invece Josh Olson fu persino candidato all’Oscar; ma il protagonista Viggo Mortensen, in un’intervista a The Telegraph, affermò che Cronenberg aveva pesantemente rimaneggiato un testo che non piaceva a nessuno dei due, troppo centrato sull’esibizione gratuita di una violenza insensata. Anche perché, se Cronenberg non ci avesse rimesso mano, Mortensen non avrebbe accettato il ruolo, uno dei migliori della sua carriera.
La violenza come mutazione
C’è una trasformazione, principalmente psicologica ma anche incidentalmente fisica, nel protagonista, che quindi entra di diritto nella galleria di figure cronenberghiane che mutano incessantemente alla ricerca di una nuova forma, un nuovo equilibrio, un nuovo posto nella società, una nuova identità. Tom Stall è un brav’uomo apprezzato dalla comunità del piccolo centro rurale dove vive, un marito premuroso e un buon padre di famiglia: una persona abbastanza banale, felice della sua banalità. Eppure tira fuori un coraggio e una forza di reazione inimmaginabili quando ferma due teppisti sadici decisi a rapinare la tavola calda in cui lavora, pronti a fare del male ai presenti per pura crudeltà. Li uccide, addirittura, e nessuno prima di quel momento lo avrebbe immaginato capace di uccidere. La notizia si diffonde e poco dopo si fanno vivi alcuni malavitosi di Philadelphia che lo chiamano Joey Cusack: è il nome di un feroce gangster sparito nel nulla anni prima. Tom Stall nega di essere Joey Cusack, ma i malavitosi, oltreché essere pericolosi, sembrano anche convintissimi. Anche chi crede di conoscere bene Tom, come sua moglie Edie (Maria Bello), inizia ad avere dei dubbi sulla persona che si trova davanti.
Tom Stall è un prodotto della cultura del lavoro, del sacrificio e della responsabilità; da come viene dipinto, invece, l’ipotetico Joey Cusack è un prodotto della natura umana incline alla prevaricazione e alla violenza. Possibile che questi due aspetti possano convivere nella stessa persona? Il dubbio all’origine del film non è altro che un’ennesima declinazione, decisamente efficace, sul rapporto tra natura e cultura nell’essere umano e su quanto ci si possa trasformare, per scelta, rispetto a come si è venuti al mondo e poi ci si è formati. Il punto di vista di Cronenberg, bisogna ammetterlo, non è ottimista rispetto all’idea della civile convivenza: la legge del più forte prevede che prevalga sempre chi è più furbo, violento, disposto a superare i limiti, anche quelli autoimposti. Ed è un discorso che qui riguarda essenzialmente la componente maschile della società, più incline all’uso di una violenza esplicitata già nel titolo.
Repulsione e attrazione femminile
Le donne, quindi, come si pongono nei confronti di queste storie di violenza che non possono che riguardare e coinvolgere anche loro? Vi è un altro tipo di conflitto, tra repulsione e attrazione, che si nota chiaramente in Edie, moglie sbigottita di un uomo che non riesce più a giudicare. La coppia ha due figli, l’adolescente Jack (che affronta un tormento sulla sua identità caratteriale parallelo a quello del padre) e la piccola Sarah; in una delle scene iniziali del film, la prima ambientata nella casa dell’Indiana della famiglia Stall, proprio la bambina ha un incubo e i genitori la consolano spiegandole che i mostri non esistono. Successivamente, anche lei sembra diventare consapevole che sarebbe meglio avere un padre forte e capace di affrontarli senza pietà, se invece esistessero. L’altra bambina che compariva brevemente nella drammatica scena d’apertura, di cui Sarah diventa una sorta di prosecuzione più fortunata grazie al montaggio che le mette in relazione diretta, probabilmente avrebbe avuto bisogno di un padre così.

Scheda Film
Titolo originale: A History of Violence
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Josh Olson
Interpreti: Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Ronald Sanders
Musica: Howard Shore
Produzione: BenderSpink, Media I! Filmproduktion München & Company, New Line Cinema
Distribuzione italiana / piattaforma: 01 Distribution (2005), Cineteca di Bologna Distribuzione (2026)
Durata: 96 minuti



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