Pavel Talankin è solo uno dei tanti uomini fuggiti dalla Russia dopo il 24 febbraio 2022, giorno dell'invasione dell'Ucraina da parte delle forze armate russe; tra chi è espatriato per motivi politici e chi per evitare l'arruolamento forzato, nel corso di quattro anni si stima un numero superiore al mezzo milione. Pavel ha finto di partire per un viaggio di una settimana da cui non ha mai fatto ritorno, ma prima ha dovuto prendere molte precauzioni per non destare sospetti. Non è stata una scelta priva di rischi perché, oltre a dover svolgere tutte le necessarie operazioni preliminari per non lasciare tracce delle sue intenzioni, quando è partito aveva con sé un bottino prezioso: ore di filmati utili a mostrare, all'estero, uno sguardo inedito sui profondi cambiamenti della società russa. Quei filmati, opportunamente lavorati dal documentarista statunitense David Borenstein, sono diventati il filo conduttore del film Mr Nobody Against Putin.
Il disagio di un insegnante pacifista in un paese in guerra
Prima dell'inizio della guerra, Pavel lavorava in una scuola di Karabaš, città degli Urali nota come una delle più inquinate al mondo, nel cuore industriale della Russia: coordinava gli eventi e soprattutto era il responsabile di tutte le riprese video, per le quali coinvolgeva regolarmente anche alcuni studenti. Il conflitto ha avuto un impatto profondo su tutte le attività scolastiche e anche sul lavoro di Pavel: la giustificazione della cosiddetta “operazione speciale” è stata sostanzialmente integrata nei programmi e i docenti sono stati invitati a diventare megafoni della propaganda di Stato. A disagio con le nuove direttive che rischiavano di rendere le scuole luoghi di reclutamento ideologico e militare, Pavel decise di licenziarsi, salvo cambiare idea quando si rese conto che proprio la sua attività di regista ufficiale della scuola gli avrebbe permesso di filmare in tempo reale l'azione della propaganda di Stato sulle giovani generazioni russe. La sua presenza all’interno dell’istituto con la videocamera accesa non è mai stata percepita come un'azione giornalistica ed era anzi accettata come normale da tutti i soggetti, quasi senza limitazioni: farsi filmare oppure filmarsi da soli sono atti che appartengono alle consuetudini della moderna società delle immagini, in cui convergono i filmati amatoriali caricati in rete quanto il consumo di prodotti audiovisivi professionali sulle piattaforme, lo sblocco degli smartphone attraverso la videocamera quanto la videosorveglianza di massa nelle strade.
Una presa di coscienza attraverso le immagini
Quando entrava nelle classi per riprendere le lezioni, focalizzandosi su insegnanti prestati alla propaganda - alcuni con genuino entusiasmo - e alunni costretti all'apprendimento meccanico senza spirito critico, Pavel non era percepito come un pericolo né come un sovversivo, ma come parte integrante di un sistema scolastico che ritraeva e celebrava i propri riti e i propri successi: l’elaborazione critica di immagini e parole, d’altronde, avrebbe tradito l'incarico di essere il testimone (teoricamente) neutro di una vita scolastica ordinaria. Chi veniva ripreso, però, non aveva l'immediata contezza delle reali intenzioni di chi riprendeva, cioè il progetto di lavorare sulle differenze, sul prima e sul dopo. È così che si può notare la spavalda sfacciataggine degli insegnanti impegnati nell'indottrinamento delle giovani generazioni con convinzione, oppure l'imbarazzo di chi resta pavido o passivo; la progressiva perdita di spontaneità dei ragazzi, diventati loro malgrado dei figuranti in una grande ed elaborata recita nazionale; la presenza stonata dei membri delle forze armate nelle classi; il clima di rigore nazionalista imposto dall'alto, a rendere pericolosa ogni leggerezza, allegria, burla. Le video testimonianze dell'insegnante russo, che comunque erano già in gran parte pubbliche anche se non destinate a una distribuzione così ampia, sono state analizzate e strutturate da Borenstein mantenendo il tono critico ma anche umoristico del protagonista, mettendole in fila in modo da realizzare la narrazione di una chiara e progressiva presa di coscienza: è la relazione problematica tra il soggetto filmante e la realtà filmata a dare criterio alle immagini, ma il compito di questo documentario è fornire strumenti per capire qualcosa di più della realtà russa chiusa in sé stessa, non certo dare risposte univoche, e magari influenzate da pregiudizi, su un paese reietto sulla scena internazionale.
Il signor nessuno ha vinto l'Oscar
Siccome la prima scena del film riguarda la fuga di Pavel, sappiamo che è riuscito a scappare e ora infatti vive in esilio. Se fosse rimasto, sarebbe potuto essere uno dei tanti docenti accusati di tradimento e incarcerati; invece, da anonimo oppositore del governo russo come tanti, è diventato ufficialmente un vincitore del premio Oscar perché, in quanto autore materiale delle riprese, è stato accreditato come co-regista e ha ricevuto la statuetta. Il signor nessuno è diventato famoso e ha potuto anche sfruttare il palco della cerimonia per lanciare un messaggio pacifista nella sua lingua madre. Il film ovviamente non è stato distribuito in Russia anche se girano copie pirata, e non sono mancate critiche sia politiche sia estetiche: un altro vincitore di Oscar nonché fervente sostenitore di Putin, il celebre regista Nikita Michalkov, lo ha accusato di avere filmato una messinscena e non un documentario. È possibile che il film sia stato visto più all'estero che entro i confini russi, ma il principale pubblico che Pavel voleva raggiungere erano i suoi ex studenti: in fondo ha fatto davvero quello che il suo ruolo scolastico gli chiedeva, è stato testimone delle loro giovinezze, ma anziché spensieratezza e speranza, ha colto la paura della guerra che sta segnando una generazione.

Scheda Film
Titolo originale: Mr Nobody Against Putin
Regia: David Borenstein, Pavel Ilyich Talankin
Sceneggiatura: David Borenstein
Interpreti: Pavel Talankin
Fotografia: Pavel Talankin
Montaggio: Nicolaj Monberg, Rebekka Lønqvist
Musica: Michal Rataj, Jonas Struck
Produzione: Made in Copenhagen, PINK
Distribuzione italiana / piattaforma: ZaLab
Durata: 90 minuti



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