Sono passati quasi 31 anni dal Festival di Cannes del 1995, occasione in cui Mathieu Kassovitz vinse il premio per la Miglior Regia con il film La Haine (L’odio), protagonista un giovanissimo Vincent Cassel. Un poliziotto francese, abusando del suo potere, ferisce gravemente un giovane di una qualunque banlieue parigina; questo episodio provoca dure manifestazioni che degenerano in guerriglia metropolitana. Dopo questi fatti, la storia segue la vita di tre ragazzi, Vinz, Saïd e Hubert, in una giornata di quartiere e ci conduce in un grottesco giro turistico alla scoperta delle radici dell’odio.
Tra cinema americano e Pasolini
In Europa è il primo dramma di questo tipo che ispirerà un vero filone, ricco di citazioni del cinema americano a cui in parte si ispira: la più evidente è l’imitazione di Taxi Driver di Vincent Cassel allo specchio, oppure la riproposizione di dialoghi serrati “alla Tarantino”, ma anche riferimenti meno didascalici e comunque potenti, come quelli alla filmografia di Spike Lee. La forza della rappresentazione sta nel sapiente e ricercato uso della macchina da presa e nell’intelligente MacGuffin narrativo: la vera tragedia si consuma sullo sfondo, il primo piano è solo un pretesto, una giornata come tante in cui si assiste alla caduta lenta della società (“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che, cadendo, passa da un piano all'altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: "Fino a qui tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio”). Kassovitz presenta addirittura delle affinità con il cinema del primo Pasolini, dalla scelta dei soggetti degradati che vivono ai margini della società al linguaggio che utilizza, dalle luci al bianco e nero duro e contrastato.
Musica, stile e cultura pop
La carica innovativa e il rivoluzionario modo di rappresentare la vita nelle periferie hanno reso questo film un vero e proprio culto per il genere e per la cultura pop che ne è seguita. Gli ingredienti ci sono tutti e si combinano perfettamente per raggiungere quello stesso pubblico che la cultura pop foraggia e di cui si ciba: il forte legame con la musica rap, con i brani del gruppo Assassin oppure la performance del DJ Cut Killer e il remix con Sound of da Police, la codificazione dello streetwear e la rappresentazione della rabbia, non solo di un ceto sociale, ma di una generazione intera. Negli anni l’opera è stata fonte di ispirazione per la composizione di testi, ad esempio quelli dei gruppi francesi NTM e IAM, o addirittura per pezzi della scena italiana, come “Fino a qui tutto bene” di Marracash o ancora “Thoiry” di Quentin40 e Achille Lauro, che ne riprendono il tema.
Un modello per il cinema delle periferie
Nel corso degli anni, La Haine è diventato il punto di riferimento e l’irraggiungibile obiettivo per rappresentare la vita delle periferie o semplicemente quello di realizzare un cinema di denuncia del degrado sociale. Il genere trova grandi stimoli in patria, nelle metropoli di quella Francia dove il dramma della mancata integrazione si consuma ogni giorno. Ed è proprio qui che nel 2019 esce in sala Les Misérables (anche lui in concorso nello stesso anno al Festival di Cannes), film d’esordio e d’assalto di Ladj Ly, collaboratore di Kassovitz nella stesura della sceneggiatura del suo capolavoro. Anche il regista franco-maliano riprende il tema dell’eterna guerra tra forze dell’ordine e periferia barricata e lo fa totalmente suo. Lo stesso succede nel 2022 con il lungometraggio Athena di Romain Gavras, dove la rivolta urbana tra i palazzi di un’altra banlieue parigina fittizia si trasfigura in una vera e propria tragedia greca. Anche qui nella scrittura compare il nome di Ladj Ly. L’omaggio a La Haine, vero e proprio capostipite, è evidente sia in numerosi riferimenti e citazioni, sia sul red carpet quando, a fianco della troupe e del cast, sfila lo stesso Vincent Cassel.
Un film ancora attuale
Quella raccontata nel 1995 da Kassovitz nasce da una storia vera e dall’urgenza di opporsi a un omicidio perpetrato nel 1993 nei confronti di un ragazzo di 17 anni da un poliziotto durante un interrogatorio, e ritorna nell’immaginario collettivo ogni volta che le pagine di cronaca riportano dinamiche che sembrano un vero e proprio déjà-vu. Nel 2023, a Nanterre, sempre a Parigi, la polizia spara e uccide un altro diciassettenne, e le proteste scaturite sono state altrettanto violente. La storia ripete se stessa, proprio come le domande che il film obbliga a farsi: “Dio crede in noi?”, ma soprattutto “Bisogna rispondere all’odio con l’odio?”

Scheda Film
Titolo originale: La Haine
Titolo originale alternativo: L’odio
Regia: Mathieu Kassovitz
Sceneggiatura: Mathieu Kassovitz
Interpreti: Vincent Cassel, Hubert Koundé, Saïd Taghmaoui, Abdel Ahmed Ghili, Joseph Momo
Fotografia: Pierre Aïm
Montaggio: Mathieu Kassovitz, Scott Stevenson
Musica: Assassin
Produzione: Canal+, La Sept Cinéma, Les Productions Lazennec
Distribuzione italiana / piattaforma: Academy Pictures (1995), Cineteca di Bologna Distribuzione (riedizione)
Durata: 98 minuti



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