Il ritorno inevitabile di Mortal Kombat
Ormai lo sappiamo: prima o poi qualsiasi franchise cinematografico viene ripreso e remakeato, rebootato o espanso in qualsiasi modo possibile pur di spremerlo sino all’ultima goccia. Inevitabilmente arrivò il tempo anche di Mortal Kombat, trasposto per la prima volta da Paul W. S. Anderson nel 1995 con un risultato più che decoroso, poi proseguito con un sequel a dir poco inguardabile. Nel 2011 una serie di cortometraggi apparsi sul web, Mortal Kombat: Legacy, riaccese i riflettori sulla saga cinematografica, ma questa volta applicandole un trattamento alla Nolan — sono gli anni della sua trilogia del Cavaliere Oscuro, al grido di verosimiglianza — che comunque stuzzicò un certo interesse nei fan. Per anni vennero alimentate voci su un possibile adattamento cinematografico che usasse i corti di Legacy come base; a un certo punto si vociferava addirittura di James Wan alla regia. Ci vollero dieci anni e alla fine, nel 2021, nel mezzo della pandemia e della distribuzione bloccata a causa del Covid, uscì il reboot di Mortal Kombat diretto dallo sconosciuto Simon McQuoid. James Wan compare però tra i produttori con la sua Atomic Monster Production.
Il problema Cole Young
Il film convinse solo in parte: indubbiamente l’impianto visivo era affascinante e aderente al videogioco, sia per le scenografie che per il design dei personaggi. La vicenda ruotava attorno a Cole Young e alla sua origin story, di come lui scopre di dover combattere per la Terra nel millenario torneo del Mortal Kombat, di come arriva in un nuovo mondo e deve addestrare le sue capacità per scoprire e governare i propri poteri, di come sia contrassegnato con uno strano marchio che ne fa il predestinato. Ma la domanda è: chi è Cole Young? Eh già , perché nonostante Mortal Kombat, il gioco, disponga di una miriade di personaggi e storie, gli sceneggiatori hanno deciso di puntare su un personaggio del tutto nuovo, in parte ammazzando l’hype di un progetto che aveva tutte le carte in regola per risultare vincente. Ma soprattutto il film si chiudeva praticamente con l’inizio del torneo: 110 minuti di preparazione e alla fine è stato come vedere un lungo atto introduttivo perché, in un film intitolato Mortal Kombat, il Mortal Kombat non c’è. Anche per questo Mortal Kombat II era atteso: così almeno avremmo visto il torneo.
Johnny Cage prende il centro della scena
Sin da subito il film spariglia le carte in tavola, mantiene la promessa fatta nella scena finale, ovvero introdurre il personaggio di Johnny Cage, interpretato da Karl Urban come se stesse ancora recitando Billy Butcher in The Boys, e lo elegge a nuovo protagonista della storia. È talmente al centro della vicenda che Cole Young viene relegato a poco più di una comparsa sullo sfondo. Di fatto, anche se non avete visto il primo film va bene uguale, tanto questo prende tutt’altra direzione. Saltiamo subito alla conclusione: Mortal Kombat II non è un film né memorabile, né del tutto riuscito, ma regge meglio la sua durata rispetto al precedente film del 2021. A sfavore c’è una trama che cerca in tutti i modi di essere avvincente e piena di colpi di scena, ma in realtà risulta inutilmente complicata; sicuramente le due ore di minutaggio non hanno giovato. Inoltre, il fatto di mettere Johnny Cage al centro della storia crea diversi squilibri.
Tra squilibri narrativi e nostalgia videoludica
Se è vero che ha rimpiazzato in meglio l’ex protagonista Cole Young, il personaggio di Karl Urban inizia ad andare in affanno quando gli viene affiancato Kano. I due personaggi hanno tratti troppo simili: entrambi sono gradassi, spacconi, con la battuta sempre pronta, il che, anziché creare un contrasto in stile buddy movie, affossa il film in una serie di schermaglie di battute e citazioni dozzinali che al massimo strappano un mezzo sorriso. Inoltre c’è anche la sottotrama di Kitana, protagonista femminile, che anziché dare un respiro più ampio alla storia — è lei che conosce le regole di Outworld — viene soffocata proprio dall’ingombrante presenza di Johnny Cage. Però stiamo anche parlando di un film, e di un videogioco prima, dove il centro nevralgico non è la storia, ma i combattimenti. Ed è qui che Mortal Kombat II sfoggia il suo comparto migliore. La resa visiva dei personaggi, le scenografie, le coreografie dei combattimenti e la maggior parte delle mosse, fatality comprese, sembrano essere state prese di peso dal gioco.
Un sequel per chi ha consumato la saga su PlayStation
Alla fine, per chi è cresciuto con la saga videoludica, è impossibile non rimanere invischiati in un maledetto effetto nostalgia quando senti annunciare un certo personaggio e vedi che gli è stata resa una più che onesta trasposizione cinematografica. E poi i combattimenti sono davvero tanti, il che, in un film che si intitola Mortal Kombat, non fa altro che onore. E se entrate in sala in cerca di una storia avvincente o colta, forse avete sbagliato sala. Se siete tra quelli che invece hanno consumato pomeriggi interi sulle loro PlayStation, avrete di che goderne.

Scheda Film
Titolo originale: Mortal Kombat 2
Titolo originale alternativo: Mortal Kombat II
Regia: Simon McQuoid
Sceneggiatura: Jeremy Slater
Interpreti: Karl Urban, Adeline Rudolph, Jessica McNamee, Josh Lawson, Ludi Lin, Mehcad Brooks, Tati Gabrielle, Lewis Tan, Damon Herriman, Chin Han, Tadanobu Asano, Joe Taslim, Hiroyuki Sanada
Fotografia: Stephen F. Windon
Montaggio: Stuart Levy
Musica: Benjamin Wallfisch
Produzione: New Line Cinema, Atomic Monster, Broken Road, Fireside Films
Distribuzione italiana / piattaforma: Warner Bros. Pictures
Durata: 120 minuti



.png)




