Da Star Wars a Conan, la nascita di He-Man
Per parlare con lucidità di Masters of the Universe di Travis Knight occorre prendere fiato e fare una lunga ma doverosa premessa. Pronti? Questa storia inizia nel 1976, quando la Mattel si rifiutò di produrre una linea di giocattoli ispirati a un allora sconosciuto film in imminente uscita intitolato Star Wars; i diritti dei personaggi se li accaparrò quindi la rivale Kenner e, come si suol dire, il resto fu storia. La Mattel però non si diede per vinta e negli anni successivi cercò di lanciare una nuova linea che potesse attrarre l’attenzione del pubblico; nel 1980 ebbe l’occasione di produrre giocattoli ispirati al film in uscita Conan il barbaro, quello con Arnold Schwarzenegger. Anche questo accordo però sfumò, in quanto la Mattel ritenne che il film di Conan, a causa delle scene di violenza e nudo, non fosse adatto ai bambini, eppure qualcosa nel reparto creativo attecchì. Utilizzando alcuni pezzi del pupazzo Big Jim, linea di successo di Mattel, gonfiandoli con muscoli esagerati, venne realizzato quello che fu il primo prototipo di He-Man, ovvero la summa dell’estetica anni Settanta. Da una parte c’era l’influenza barbarica di Conan e, più in generale, dell’epica metal di Frank Frazetta; dall’altra la fantascienza a base di astronavi e laser di Star Wars.
Il world building di Eternia
Ma c’era un problema: al contrario dei prodotti sopracitati, i Masters of the Universe erano qualcosa di originale e per funzionare avevano bisogno di una storia che li contestualizzasse al loro giovane pubblico. Quello che oggi chiameremmo world building. Da qui venne l’idea di allegare a ogni confezione un minicomic che introducesse il regno di Eternia, un mondo che univa il fantasy medievale alla fantascienza, dove gli Heroic Warriors guidati da He-Man si scontravano con gli Evil Warriors per possedere le due metà della Spada del Potere e fermare le ambizioni di Skeletor nello scoprire i segreti del Castello di Grayskull. I Masters of the Universe furono lanciati ufficialmente nel 1982 e ottennero un immediato successo, 13 milioni di dollari nel primo anno, che convinse la Mattel a investire in una serie di cartoni animati che aiutassero la crescita delle vendite, cosa che effettivamente avvenne dato che nel 1985 la linea di giocattoli produsse introiti per circa 400 milioni di dollari e fu l’unica linea in casa Mattel a detronizzare Barbie, anche se solo per un breve periodo. La serie animata ovviamente è He-Man e i dominatori dell’Universo, andata in onda per la prima volta nel 1983 e diventata un cult per un’intera generazione. La storia usava come materiale di partenza i fumetti, ma aggiunse diversi personaggi, uno su tutti l’alter ego di He-Man, il principe Adam, e smorzò i toni, soprattutto dei cattivi e di Skeletor in particolare, rendendoli più vendibili in un cartone animato per bambini.
Un film tratto da giocattoli, non da Tolkien
Nel 1987 arrivò anche il primo adattamento cinematografico, I dominatori dell’Universo, con Dolph Lundgren come He-Man e Frank Langella come Skeletor, ma questa è un’altra storia che si dipana tra un regista che avrebbe voluto adattare i Nuovi Dei della DC Comics, una casa di produzione che stava colando a picco e una distribuzione internazionale che tardò anni a vedere il buio delle sale. In poche parole, un flop sotto vari punti di vista. Tutto questo panegirico è necessario per parlare del nuovo film dei Masters of the Universe, perché dobbiamo tenere a mente che stiamo parlando di un film ispirato a una serie di giocattoli la cui mitologia è stata costruita su fumetti aggiunti all’ultimo momento nelle scatole e due stagioni di un cartone animato per bambini. Che sono tutte cose rispettabilissime, però insomma non stiamo parlando de Il Signore degli Anelli, ma nemmeno di Barbie, che si portava dietro un retaggio culturale di più di mezzo secolo, o di Transformers, il cui adattamento era posto sotto l’ala di Steven Spielberg. La trama è quanto di più semplice si possa immaginare quando parliamo di “viaggio dell’eroe”: Adam è il principe di Eternia, esiliato da piccolo dal suo regno dopo l’attacco del malvagio Skeletor. Diventato adulto e rientrato in possesso della Spada del Potere, Adam torna su Eternia per rivendicare il proprio trono. Masters of the Universe è un film infantile e colorato, dove i personaggi sono bidimensionali e tagliati con l’accetta e tutto sommato l’azione scorre liscia e prevedibile dall’inizio alla fine, senza grossi colpi di scena. E per una volta tanto queste non sono accezioni negative, anzi.
Skeletor non ha bisogno di motivazioni
Nel film c’è uno scambio di battute che inquadra perfettamente l’intero spirito di questa operazione, ennesimo tentativo di rilancio del franchise dei Masters dopo vari reboot animati, tra cui quello del 2021 per Netflix a opera di Kevin Smith. Adam chiede a Teela chi sia il tiranno che ha usurpato il trono di Grayskull e quali siano i motivi per cui è così malvagio e lei, molto semplicemente, risponde: “È un tizio con la faccia da teschio. È cattivo, non ha bisogno di motivazioni”. E va benissimo così, anche perché il film non prova mai a fingersi qualcosa che non è: è leggero, ingenuo e punta tutto sull’effetto nostalgia che alberga in ognuno di noi. Come potrebbe essere altrimenti quando i suoi personaggi hanno nomi improbabili come Fisto, Mekaneck o Ram Man? L’unico modo per renderli credibili è ridicolizzarli. Masters of the Universe è quel film che avremmo voluto vedere trent’anni fa, ma che invece arriva in sala solo adesso; ciò che dobbiamo fare è semplicemente guardarlo con gli occhi del bambino che eravamo. Una volta abbracciata quest’ottica, il film diventa epico ed emozionante. Vedere finalmente il Castello di Grayskull prendere vita o la perfezione maniacale con cui è reso Skeletor sono cose che da sole valgono il prezzo del biglietto. Ed è impossibile non sentire un brivido scorrere lungo la schiena quando finalmente Adam impugna la Spada e la innalza verso il cielo gridando: “A me il potere!”. È una di quelle immagini che ti fomenta così tanto che, seduto sulla poltrona del cinema, vorresti alzare le mani e gridare con lui. E in sala qualcuno l’ha fatto per davvero, e non era un bambino.
Un giro sull’ottovolante di Eternia
Una menzione d’onore va a Nicholas Galitzine, che è sia un ottimo Adam sia una perfetta incarnazione di He-Man. E poi la colonna sonora, che strilla a gran voce “anni Ottanta!” e si fregia degli assoli di chitarra di Sir Brian May in persona: una cosa che più anni Ottanta di così non si può. Se ci convinciamo che non c’è Nolan in regia, abbassiamo le nostre pretese e approcciamo il film con questo spirito, allora tutto funziona alla perfezione e Masters of the Universe diventa un lunghissimo giro sull’ottovolante di Eternia, pieno di personaggi strampalati che sono uguali uguali ai pupazzetti con cui giocavamo decenni fa. E l’effetto finale, nella sua semplicità e nel suo essere bidimensionale, è proprio quello di ritrovarsi nella propria cameretta, con i propri personaggi dei Masters, a creare avventure e battaglie dove alla fine i buoni vincono sempre contro il male. E c’è pure una morale alla fine della storia.
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Scheda Film
Titolo originale: Masters of the Universe
Regia: Travis Knight
Sceneggiatura: Chris Butler, Aaron Nee, Adam Nee, Dave Callaham
Interpreti: Nicholas Galitzine, Jared Leto, Idris Elba, Camila Mendes, Alison Brie, Kristen Wiig, James Purefoy, Morena Baccarin, Charlotte Riley, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Hafþór Júlíus Björnsson, Sasheer Zamata, Sam C. Wilson
Fotografia: Fabian Wagner
Montaggio: Paul Rubell
Musica: Daniel Pemberton
Produzione: Amazon MGM Studios, Mattel Films, Escape Artists
Distribuzione italiana / piattaforma: Eagle Pictures
Durata: 134 minuti



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