Il peso di un genere esausto
Siamo nel 2026, possiamo affermare senza sentirci troppo snob che i film di supereroi hanno stancato? Non perché siano dei luna park cinematografici, non perché un film d’intrattenimento valga meno di un “film d’autore”, qualsiasi cosa voglia dire, non perché siano finiti i personaggi e le storie interessanti da adattare, ma semplicemente perché sembra che non abbiano più nulla da dire. O meglio, sembra che preferiscano prendere la strada più diretta senza sobbarcarsi nessun rischio e giocando su di un territorio sicuro e rassicurante. Ed è anche per questo che, molto spesso, il risultato è piatto e tendente all’anonimo. Come direbbe l’Armadillo: “Ma te li vuoi pijà sti due spicci di responsabilità?”. Dopo Endgame la Marvel ha sfornato 14 pellicole una più dimenticabile dell’altra; l’universo antieroico della Sony ha portato in sala 6 film di cui nessuno ha mai raggiunto la sufficienza; la DC è collassata su sé stessa dopo 16 film e adesso sta provando a rimettersi in pari ripartendo da zero, con 17 anni e un numero spropositato di pellicole di ritardo, risultando stucchevole e fuori tempo massimo. Solo in questa piccola parentesi abbiamo citato 36 film, che comunque sono solo una parte e non la totalità dei cinecomic usciti in questi anni, di cui solo una manciata si eleva al di sopra della mediocrità. È chiaro adesso cosa si intende quando si afferma che i film di supereroi hanno stancato?
Una variazione sul tema
Ecco, Supergirl di Craig Gillespie prova a mettere in atto qualche piccola variazione sul tema nel tentativo di differenziarsi da questo cestone del discount, ma il risultato non la porta molto lontano. Sebbene sia un personaggio nuovo per il buio della sala, ok, c’è stato il film del 1984 ed è apparsa anche in The Flash, ma quelle trasposizioni contano poco o nulla, tutto si riduce a una storia blanda che verte su personaggi messi a fuoco poco e male. Il più grande merito del film è quello di portare in scena una storia più intima e raccolta, che non prevede la distruzione di mondi o intere galassie, ma viene ridotta a una specie di western spaziale che lo avvicina più a un film di Star Wars che a uno di supereroi. Supergirl ha lasciato la Terra; è arrabbiata con il mondo e cerca di trovare la propria strada quando incappa in una ragazzina, Ruthye, la cui famiglia è stata uccisa da dei criminali spaziali. Per una serie di circostanze, non ultimo il fatto che i suddetti criminali avvelenino il suo cane Krypto, Supergirl accetterà di aiutare la ragazza.
Milly Alcock regge il film, Lobo resta ai margini
A favore del film gioca proprio la storia più intimista, a tratti crepuscolare, retta quasi per intero dalla performance di Milly Alcock, che si rivela un’ottima Supergirl. Peccato che lei da sola non basti per reggere l’intera baracca. Non vale nemmeno la presenza di Jason Momoa come Lobo, un ruolo che aspetta di ricoprire da una vita e che qui invece sembra appiccicato con lo sputo alla trama e tenuto sotto sedativi, perché il film deve essere comunque vendibile alle famiglie. Il resto sono scenografie e ambientazioni che galleggiano a metà strada tra uno Star Wars qualsiasi e le solite location che definire abusate è far loro un complimento: davvero, basta pianeti alieni che hanno le spiagge nere dell’Islanda. Le scene d’azione e i combattimenti sono di un piattume incredibile e per di più pasticciati in fase di montaggio. Non c’è mai una coreografia, un movimento di camera, una location che ti restino impressi o anche solo che si ricordino una volta usciti dalla sala. I cattivi non esistono, sono praticamente una banda di maranza intergalattici con tutti i cliché del caso, piercing, tatuaggi, modi di fare da bulletti del quartiere, che non vengono caratterizzati praticamente in nulla. Ah no, scusate: il loro capo ha un debole per i dolci. Wow. E poi, perché uccidere tre persone nella scena iniziale per poi, in quella successiva, avvelenare il cane anziché sparare pure a lui? Va bene la logica del MacGuffin, ma anche meno. Insomma, Supergirl è il tentativo di provare qualcosa di diverso con i cinecomic, ma forse frenato proprio dal fatto di risultare troppo diverso agli occhi del pubblico, il che lo riduce solo all’ennesimo film di supereroi che il pubblico si è stancato di ingurgitarsi.

Scheda Film
Titolo originale: Supergirl
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Ana Nogueira
Interpreti: Milly Alcock, Matthias Schoenaerts, Eve Ridley, David Krumholtz, Emily Beecham, David Corenswet, Jason Momoa
Fotografia: Rob Hardy
Montaggio: Tatiana S. Riegel, Fred Raskin
Musica: Claudia Sarne
Produzione: DC Studios, Troll Court Entertainment, The Safran Company
Distribuzione italiana / piattaforma: Warner Bros. Pictures
Durata: 110 minuti



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