De Sica e il cinema italiano che non c’è più
La presenza del cinema italiano nelle sezioni ufficiali dei festival di Berlino e Cannes del 2026 è stata quasi nulla, e forse un sintomo del prestigio mondiale perduto è stato il contentino del documentario su Vittorio De Sica selezionato per la sezione collaterale Cannes Classics: solo quando si tratta del passato, il nostro cinema è ancora capace di attirare interesse e ammirazione. Vittorio De Sica – La vita in scena, diretto da Francesco Zippel, che in passato si era già cimentato in documentari su Sergio Leone e Gian Maria Volonté, ma anche, per allargare lo sguardo oltre confine, su William Friedkin e James Ellroy, è il ritratto di uno dei maggiori protagonisti della storia del nostro cinema e, più in generale, del cinema internazionale. Potrebbe però non essere il film adatto a far capire perché lo sia stato a chi si avvicina per la prima volta alla sua biografia.
Tra vizi poco privati e pubbliche virtù
La figura di Vittorio De Sica viene ricordata e celebrata soprattutto attraverso le interviste, con un uso invece frammentario e meno incisivo dei materiali d’archivio, che pure esistono in abbondanza. Le parole di chi lo ha conosciuto, e in particolare dei suoi familiari, sono utili a presentare innanzitutto il ritratto del De Sica uomo, che però non può essere scisso dal De Sica artista dai mille talenti, regista cinematografico di grande successo internazionale dopo essersi fatto amare dal pubblico italiano come attore e cantante. Mettendo in fila i frammenti delle varie conversazioni, tutti abbastanza brevi, perché nel cinema celebrativo il ritmo è più importante dell’approfondimento, si delinea una continuità quasi invisibile tra ricordi legati alle memorie personali e aneddoti di seconda mano tramandati in famiglia o nell’ambiente del cinema italiano. Sono i tasselli della costruzione di una personalità fuori dal comune, per certi versi quasi mitizzata, in cui convivono vicissitudini private diventate a pieno titolo parte del personaggio pubblico e numerose intuizioni creative che lo hanno portato a essere tra i pionieri del neorealismo prima e della commedia all’italiana poi, importanza certificata dal conferimento di ben quattro premi Oscar.
Così, più o meno in parallelo, si ricordano i salti mortali che De Sica dovette fare per mantenere contemporaneamente due famiglie, con la prima moglie Giuditta Rissone e con la seconda María Mercader, o per sostenere economicamente la sua grave ludopatia, e le sue qualità di regista capace di trovare collaboratori ideali, su tutti Cesare Zavattini, e farli rendere al meglio, talvolta anche costringendo ingegnosamente gli attori bambini a piangere quando ritenuto indispensabile. Gli eventi della vita privata risultano i più godibili, anche perché il tempo li ha ammantati di ironia; l’analisi del De Sica regista, invece, viene lasciata soprattutto a qualche spunto offerto dai prestigiosi colleghi contemporanei intervistati da Zippel.
Un regista che ha ispirato molti registi
Il primo criterio con cui sono stati scelti alcuni degli intervistati è abbastanza ovvio: sono parenti, amici e collaboratori di De Sica ancora in vita. Il secondo criterio, invece, è meno chiaro: un gruppo eterogeneo di registi più simile a una raccolta di figurine che a una selezione ragionata. Hanno dato la loro disponibilità, tra gli altri, Wes Anderson, che però è anche produttore esecutivo, i fratelli Dardenne, Francis Ford Coppola, Carlo Verdone, Andrej Zvjagincev e Ruben Östlund. Perlopiù si tratta di atti di riverenza dovuti, ricchi di ammirazione e riconoscenza, che si limitano a mettere in luce qualche peculiarità registica o a ricordare il ruolo di De Sica nella storia del cinema mondiale.
Asghar Farhadi ha ricordato un fatto noto: quanto i film di De Sica siano stati di grande ispirazione per i registi iraniani del periodo post-rivoluzionario, gli stessi che hanno poi ottenuto successo mondiale dagli anni Novanta in avanti, spesso scegliendo dei bambini come protagonisti. Ma della sua intervista non si ascoltano che poche parole e questo concetto di permeabilità tra culture distanti non viene sviluppato più di tanto. Come, in effetti, non viene sviluppato in modo approfondito nessun altro concetto, tanto che chi già non conosce la filmografia di De Sica difficilmente potrà terminare questo documentario con la sensazione di aver compreso la portata storica e culturale della sua opera. Potrà invece convincersi, a ragione, che Vittorio De Sica sia stato un personaggio grandioso dentro e fuori dal set, larger than life, direbbero a Hollywood. Cosa che probabilmente era l’obiettivo principale di Zippel.

Scheda Film
Titolo originale: Vittorio De Sica – La vita in scena
Titolo internazionale: Vittorio De Sica – Staging Life
Genere: Documentario
Paese: Italia
Anno: 2026
Regia: Francesco Zippel
Sceneggiatura: Francesco Zippel
Interpreti: Christian De Sica, Isabella Rossellini, Eleonora Baldwin, Ruben Östlund, Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Brando De Sica, Maria Teresa De Sica, Andrej Zvjagincev, Andrea De Sica, Wes Anderson, Gian Luca Farinelli, Jean A. Gili, Francis Ford Coppola, Nicola Piovani, Luciano De Ambrosis, Carlo Verdone, Asghar Farhadi, Dominique Sanda, Eleonora Brown
Fotografia: Marco Tomaselli
Montaggio: Michele Castelli
Musica: Rodrigo D’Erasmo, Calibro 35
Produzione: Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production, Sky
Distribuzione italiana: Fandango Distribuzione
Durata: 100 minuti



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