L’unico film non francese all’ACID di Cannes
È ancora troppo presto per capire come la guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha segnato il 2026 e probabilmente avrà conseguenze pluriennali, influenzerà il futuro del cinema iraniano: sia quello dei registi che lavorano in clandestinità, sia quello approvato dal regime e mostrato anche in patria.
Finora Karim Lakzadeh, nato nel 1986, non ha ancora avuto problemi con la censura e in passato ha espresso la propria diffidenza nei confronti del presunto “cinema di protesta” realizzato al solo scopo di ottenere un’apposita etichetta. I suoi film hanno quindi potuto superare legalmente i confini iraniani. L’ultimo, Living Twice, Dying Thrice, è stato invitato all’ACID, la sezione collaterale dedicata al cinema indipendente del Festival di Cannes, organizzata dall’Association du Cinéma Indépendant pour sa Diffusion, pur essendo l’unico dei nove titoli selezionati a non avere né produzione né coproduzione francese.
Di cosa parla Living Twice, Dying Thrice
Trattandosi di cinema iraniano, la sinossi fa immaginare una vicenda di sapore neorealista ambientata nelle aree rurali del Paese. Tre minatori, sopravvissuti a un incidente nella miniera in cui lavorano, nella concitazione dei momenti successivi alla disgrazia decidono di non farsi trovare dai soccorritori, in modo da essere creduti morti: sanno che chi sopravvive riceve soltanto una pacca sulla spalla, mentre le famiglie dei defunti ottengono una cospicua ricompensa economica che i tre vorrebbero intascare.
Il loro piano improvvisato deve superare due ostacoli.
Il primo è che uno dei tre si è fatto male e non riesce a uscire dalla galleria, così gli altri due lo lasciano solo, promettendogli di tornare il prima possibile con le attrezzature adatte a spostarlo. Il secondo è che i due uomini riusciti a uscire dalla miniera vogliono avvisare i rispettivi familiari di non essere davvero morti e hanno quindi bisogno di arrivare in città senza farsi notare. La trama fin qui descritta ha tutti i presupposti per un film a metà tra dramma e satira sociale, nel descrivere la speranza di un inatteso colpo di fortuna capitato a un manipolo di umili disgraziati. Una volta usciti dalla miniera, però, i protagonisti abbandonano anche il neorealismo per avventurarsi in un bizzarro viaggio allucinogeno e surreale che li allontana molto dal loro obiettivo iniziale.
Dal neorealismo al simbolismo
Le disavventure che capitano ai personaggi sono in parte prevedibili, quando riguardano la difficoltà di non farsi notare o di non fornire informazioni compromettenti a chiunque incontrino durante il tragitto verso la città; in parte inattese, quando l’ambiente urbano notturno li inghiotte, rivelando trappole insidiose. Il piano per arricchirsi, abbastanza semplice, viene complicato da incontri con personaggi loschi e misteriosi, incomprensioni familiari e decisioni ambigue su come fregare il sistema senza compromettersi. Si perde così il contatto con la realtà sociale iniziale, mentre il punto di vista dei protagonisti viene distorto all’interno di un viaggio psichedelico che sposta il fulcro della vicenda su un piano più metaforico.
All’intenzione di ottenere del denaro con l’inganno si sostituisce un più preciso desiderio di scomparire davvero agli occhi di un mondo per il quale si prova rigetto. Se all’inizio erano stati introdotti i temi della scarsa considerazione per la classe proletaria e delle ingiustizie sociali alle quali è sottoposta, il film si sposta poi su tematiche meno esplicite, ma rinvenibili sotto traccia: la diffidenza reciproca in un Paese dove non ci si può fidare di nessuno, neppure dei parenti; la sfiducia nei confronti di chi detiene il potere economico e politico; la necessità di essere invisibili per poter esprimere liberamente sé stessi senza paura di essere giudicati, fermati o puniti. Magari non è un film di denuncia, etichetta che il regista non apprezzerebbe, ma se invece di denuncia si trattasse, bisognerebbe riconoscere a Karim Lakzadeh di averla nascosta molto intelligentemente sotto un velo di atmosfere oniriche e sfuggenti.
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Scheda Film
Titolo originale: Do bar marg, se bar zendegi
Titolo internazionale: Living Twice, Dying Thrice
Genere: Drammatico, grottesco, satirico
Paese: Iran
Anno: 2026
Regia: Karim Lakzadeh
Sceneggiatura: Karim Lakzadeh
Interpreti: Ebrahim Naeij, Mehdi Rashidi, Hojjat Hosseini, Hamed Nejabat, Sedigh Kavand
Fotografia: Karim Lakzadeh
Montaggio: Karim Lakzadeh
Produzione: Repassfilm
Vendite internazionali: ArtHood Entertainment
Distribuzione italiana: Non disponibile
Durata: 103 minuti



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