Olivia Wilde si è rimessa in carreggiata
Dopo l’apprezzato debutto con La rivincita delle sfigate, la fin troppo ambiziosa opera seconda da regista di Olivia Wilde, Don’t Worry Darling, ha deluso rispetto alle grandi attese, a partire dall’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, durante la quale si parlò più dei presunti problemi sul set che del film stesso. Per la terza regia, tornando a una scala produttiva più contenuta, Wilde si è affidata all’usato sicuro, che a Hollywood — e non solo — significa remake: The Invite è la versione americana di Sentimental di Cesc Gay, film spagnolo del 2020 che a sua volta era l’adattamento di un testo teatrale dello stesso autore.
In Italia Sentimental non è mai stato distribuito, ma in quanto a remake siamo arrivati anche prima di Hollywood: Vicini di casa di Paolo Costella, del 2022, ne riprendeva il testo con grande fedeltà, ma non altrettanta freschezza. Per alcuni, quindi, il film sarà una novità assoluta, mentre altri potranno riconoscere qualcosa di già visto. In prima battuta, però, sarà un’esperienza da fare in sala: bisogna sottolineare la pervicacia con cui Wilde ha preteso che The Invite venisse distribuito nei cinema non solo negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo, rifiutando offerte da parte delle piattaforme dopo l’ottima accoglienza al Sundance Film Festival. Invitata al Locarno Film Festival, dove ha ribadito la sua difesa del grande schermo, Wilde ha persino paragonato le offerte economiche delle piattaforme per ottenere l’esclusiva streaming a una sorta di “tangente”. Ha quindi presentato il film in Piazza Grande, davanti a migliaia di spettatori: quello che era stato concepito come un piccolo film adatto alle piccole sale sta trovando invece un pubblico ampio e variegato anche al di fuori degli Stati Uniti.
Cosa è rimasto del film spagnolo
Il tema dei rapporti di coppia è universale e quindi adattabile a contesti diversi. Neppure la sceneggiatura di questa versione statunitense ha avuto bisogno di cambiare molto rispetto alle premesse dell’originale spagnolo: il film si svolge nell’arco di una serata, durante la quale una coppia sposata di quarantenni invita per la prima volta a cena, nel proprio appartamento, la coppia che vive al piano superiore, con cui esiste soltanto un rapporto di conoscenza superficiale. Una struttura che appartiene a quella tradizione di commedie relazionali concentrate in uno spazio ristretto, nelle quali sono soprattutto il dialogo e la vicinanza forzata a far emergere ciò che i personaggi preferirebbero nascondere. L’invito è partito dalla padrona di casa Angela (Olivia Wilde), che però non ha consultato in anticipo il marito Joe (Seth Rogen), il quale non gradisce affatto l’iniziativa e le chiede di annullare una serata conviviale alla quale non ha nessuna voglia di partecipare. Lei si rifiuta, anche perché appena qualche minuto dopo si presentano alla porta i vicini Piña e Hawk (Penélope Cruz ed Edward Norton).
Da subito emerge una certa tensione, dovuta all’ostilità malcelata di Joe, originata però anche da un tema che lui vorrebbe finalmente affrontare faccia a faccia, nonostante la moglie lo scongiuri di non farlo: la coppia del piano di sopra è molto rumorosa durante le proprie attività sessuali notturne. Inevitabile, quindi, che la conversazione tra due coppie che si conoscono appena, ma condividono questo strano legame acustico ancora inconfessato, si sposti prima o poi sulle tematiche legate al sesso. Un sesso che non è divertimento fine a sé stesso, ma uno dei modi di definire e plasmare un rapporto di coppia e, per certi versi, il destino stesso di un matrimonio.
Cosa è cambiato rispetto a Sentimental
La sceneggiatura scritta da Will McCormack e Rashida Jones è abbastanza aderente al testo di Cesc Gay nella prima parte, quando introduce i quattro personaggi e il contesto del loro incontro, ma ha l’ottima idea di prendersi qualche libertà creativa in più nello svilupparne le caratteristiche psicologiche e l’evoluzione dei rapporti reciproci. Il raffronto tra una coppia che sembra avere qualche crepa e un’altra apparentemente affiatata — anche sessualmente, a giudicare dal volume dei loro rapporti notturni — permette di esaminare tutti i possibili incroci, che riguardano anche due tipi diversi di mascolinità, due tipi diversi di femminilità e due coppie alternative, tutt’altro che improponibili, che potrebbero formarsi scambiando i fattori.
Non potendo o volendo competere con il tipo d’uomo sarcastico a ogni costo incarnato perfettamente da Javier Cámara in Sentimental, a Seth Rogen è toccato il ruolo più rielaborato, che mantiene una spiccata componente comica non perché sia pregiudizialmente contrario a tutto e a tutti, ma, viceversa, perché qui si mette in discussione e accetta di esplorare la propria interiorità, anziché nasconderla dietro una miriade di battute pungenti. Ugualmente, il suo opposto maschile, il buffo personaggio di Edward Norton che emana indistintamente agio e disagio, si smarca dal ruolo pur esilarante di macchietta grazie agli elementi biografici tutt’altro che scontati svelati a poco a poco, che riguardano anche il suo rapporto con la compagna spagnola. Nelle due donne si sviluppa un simile raffronto tra sicurezza e insicurezza, tra ipocrisia e trasparenza, con un’attenzione particolare al ritratto umano della psicologa interpretata da Penélope Cruz. Il suo personaggio è apertamente sopra le righe, mentre quello di Olivia Wilde si sforza, al contrario, di nascondere — senza riuscirci — tutto ciò che le passa per la testa. I due vicini non sono soltanto un elemento di disturbo utile a far deflagrare i conflitti irrisolti nella coppia che li invita, ma sono a loro volta imperfetti, il che rende più realistica la loro irruzione energica in un appartamento e in una vita coniugale che hanno chiaramente intenzione di esplorare a fondo.
Quando la commedia di coppia funziona
Funziona la parte comica perché si ride del confronto tra modi diversissimi di interpretare l’amore, il sesso e, in generale, la gestione dei conflitti di coppia, generando giudizi e invidie spontanei e incontrollabili. Funziona anche la parte drammatica, perché ogni persona ha il diritto di vivere la vita a modo proprio e il paragone con gli altri serve a poco, se non a comprendere che a volte non sono sbagliati gli individui, ma il modo in cui si sono accoppiati. È proprio nel confronto tra i quattro che The Invite riesce ad allontanarsi maggiormente dalla semplice dinamica del film a tesi. Nessuna delle due coppie costituisce davvero il modello al quale l’altra dovrebbe aspirare. Dietro ciò che sembra libertà possono nascondersi altre fragilità, così come dietro l’apparente normalità può esserci una relazione ormai incapace di comunicare. La cena diventa quindi uno spazio di confronto nel quale ciascuno osserva negli altri non soltanto ciò che desidera, ma anche quello che teme di essere. È questa ambiguità a impedire alla commedia di trasformarsi in una semplice contrapposizione tra la coppia repressa e quella sessualmente libera.
Una regia geometrica
Nel rispettare l’impianto teatrale della vicenda, anche la versione diretta da Olivia Wilde dà molta importanza alla scenografia, cioè all’appartamento dentro cui si svolge l’intera trama: abbastanza spazioso da permettere a tutti di muoversi comodamente senza ostacolarsi a vicenda e, soprattutto, di trovare spazi in cui difendere o ostentare la propria intimità, magari perché fortemente caratterizzati da oggetti e arredi riconducibili a gusti, passioni, scelte ed esperienze di vita. Ma se i movimenti dei personaggi latini del film di Cesc Gay sembravano organici, nell’attirarsi e respingersi come calamite che cambiano continuamente polo, Olivia Wilde sembra avere adottato uno sguardo anglosassone più geometrico. La disposizione spaziale delle due coppie, quando sono separate — cioè nella maggior parte del tempo, perché la carenza di complicità e confidenza tra vicini di casa, ma anche tra conviventi, è proprio una delle principali tematiche del film — forma quasi delle linee invisibili, cariche talvolta di tensione, talvolta di seduzione, talvolta di esplicito erotismo, nonché di implicito omoerotismo. In un film in cui la sceneggiatura ha un ruolo preponderante, l’attenzione alla prossemica è indispensabile per catturare tutto ciò che l’inconscio fa sfuggire al controllo: non bisogna soltanto ascoltare, ma anche osservare, per poter poi scommettere su quale destino avranno le due coppie.

Scheda Film
Titolo originale: The Invite
Titolo italiano: The Invite - Il piacere è tutto nostro
Genere: Commedia, drammatico
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 2026
Regia: Olivia Wilde
Sceneggiatura: Will McCormack, Rashida Jones
Basato sul film: Sentimental di Cesc Gay
Interpreti: Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton
Fotografia: Adam Newport-Berra
Montaggio: Yorgos Mavropsaridis, Anthony Boys
Musica: Devonté Hynes
Produzione: Annapurna Pictures, FilmNation Entertainment, Permut Presentations
Distribuzione italiana: I Wonder Pictures
Uscita italiana: 16 settembre 2026
Durata: 107 minuti



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