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le parti noiose tagliate

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Louise Michel

08/04/2009 10:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Louise Michel

Louise & Michel come Bonnie & Clyde...

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Louise & Michel come Bonnie & Clyde. Oppure semplicemente Louise Michel, donna anarchica vissuta nell'800 a cui il film lancia un arcigno occhiolino. O ancora Louise e Michel, i due personaggi asessuati protagonisti di questa pellicola di difficile classificazione. Manifesti di un diniego popolare contro il capitalismo, i personaggi dipinti da Benoît Delépine e Gustave de Kervern non sembrano condividere alcuna morale. Di contro, condividono tanta confusione per qualunque cosa legata alla comune concezione del giusto.


L'incipit in effetti lascia spiazzati: una mattina come tante, le lavoratrici di una fabbrica francese trovano smantellato l’edificio in cui lavorano e i dirigenti spariti chissà dove. Distrutte e irritate, vagliano alcune ipotesi su come ristabilire la loro posizione. Tutte le proposte vengono bocciate, tranne una. Louise (Yolande Moreau) ha la soluzione: ingaggiare un killer professionista per uccidere il titolare della fabbrica. La donna si indirizza verso Michel (Bouli Lanners) il quale non ha propriamente l'aria del serial killer, piuttosto di un tuttofare decisamente imbranato. Insieme però diventeranno una coppia letale, sia per gli altri che per se stessi.


Raccontato con una flemma riflessiva – riprese fisse, tanti primi piani e dialoghi talvolta nonsense, ridicolizzato da un tono comico, malato e grottesco, Louise Michel spezzetta le convinzioni sociali in tanti piccoli sketch dal retrogusto cinico e spietato. Drasticamente esilarante, ricco di colpi di genio fedeli al senso dell’assurdo di Marc Caro (Delicatessen) e alla follia dei Coen più spietati, il terzo lungometraggio della coppia Delépine/Kervern convince grazie alla formidabile performance di due attori capaci, non solo di entrare nella parte, ma di diventare innesti coerenti di un intreccio anarchico ricco di ottimi spunti. Commistione di generi e umori, critiche e malumori: il film amplifica al quadrato ogni verità e abiura sociale diventando concime per tutte quelle menti soggette allo spietato incedere dei cliché cinematografici, ma altrettanto capaci di distinguere l'originalità quando questa si presenta in tutta la sua splendida e dissacrante perfidia. Non per tutti.



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