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Underworld: Evolution

20/01/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film, film-horror, underworld,

Underworld: Evolution

L’ex agente di morte Selene (Kate Beckinsale) è ormai una traditrice della propria razza per aver accettato l’amore dell'ibrido metà vampiro e metà lycan Michae

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L’ex agente di morte Selene (Kate Beckinsale) è ormai una traditrice della propria razza per aver accettato l’amore dell'ibrido metà vampiro e metà lycan Michael (Scott Speedman), e distrutto il suo mentore Viktor (Bill Nighy). Fuggiaschi nella notte, i due cercheranno di scoprire le radici dell’odio millenario tra le due razze, in modo da poterne venire a capo e vivere in serenità il loro rapporto, senza più nessuno che dia loro la caccia. Nel frattempo Marcus (Tony Curran), l’ultimo dei tre anziani rimasto in vita, si risveglia dal sonno, uccidendo Kraven (Shane Brolly) e i suoi pochi seguaci, per poi partire alla ricerca della prigione del gemello William, intrappolato dalla notte dei tempi, quando vampiri e licantropi si giurarono guerra. Per poterlo liberare, tuttavia, Marcus avrà bisogno di una chiave in possesso dell’ignaro Michael. Quest’ultimo e Selene, dovranno prepararsi ad affrontare un nuovo nemico.


Ecco arrivare il secondo episodio della lotta tra vampiri e lycan, che si svolge nel mondo sotterraneo nascosto agli esseri umani. Questa volta, però, Selene ha oltrepassato lo steccato, passando dalla parte dei nemici, trasformandosi da cacciatrice a preda. Non si tratta, tuttavia, di un elemento totalmente nuovo, visto che già nella prima pellicola la vampira tendeva ad allontanarsi dai propri simili alla ricerca della verità intorno all’entità di Michael. Sebbene appaia evidente sin dalle prime immagini la volontà di Len Wiseman di sciogliere tutti i nodi drammaturgici rimasti inesplorati, Underworld Evolution arriva al cinema con tutti i suoi deficit legati ad un’operazione di stampo commerciale: viene messa in disparte la storia, a favore di una resa digitale migliore che, tuttavia, mal si accompagna ad una vicenda appena abbozzata, che sente la mancanza di quei personaggi – come l’affascinante Lucian – che avevano aiutato a fare di Underworld un ottimo film in ambito fantasy horror. Se, come vuole la tradizione delle saghe, il villain deve essere più spietato di pellicola in pellicola, Underworld Evolution dimostra di seguire il dogma. Marcus è il primo vero vampiro, un essere demoniaco che non si fa scrupoli nel tentativo di realizzare i suoi obiettivi. Eppure, proprio in questa cattiveria a tutto tondo, senza spigoli di approfondimento, si basa anche il punto debole di questo secondo episodio. Il cattivo viene trasformato in una macchietta caratteristica, un classico stereotipo da sconfiggere; non c'è niente, in Marcus, di quella rabbia e di quel risentimento che caratterizzavano l'antagonista precedente, capace di rubare la scena anche alla protagonista.


Tutto è messo al servizio dell'azione frenetica al cardiopalma, spinta - come la sua eroina - a non fermarsi, a proseguire verso un epilogo scontato che comunque non annoia lo spettatore. Con un’estetica che vira irrimediabilmente verso la grafica dei videogames – come il quasi contemporaneo Resident Evil – Underworld Evolution perde l’aura affascinante di un primo capitolo ben scritto e realizzato; quello che rimane è un film godibile, pieno di detonazioni e coreografie spettacolari, che divertirà gli spettatori amanti del genere, senza avanzare altre pretese.


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