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La ricompensa del gatto

17/06/2012 10:00

Leonardo Ligustri

Recensione Film,

La ricompensa del gatto

Una nuova fantastica avventura dello Studio Ghibli

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The cat returns è il titolo internazionale di Neko no Ongaeshi, film del 2002 del regista di Hiroyuki Morita, giunto in Italia con 14 anni di ritardo con il titolo La ricompensa del gatto. Morita è autore noto soprattutto per l'attività di animatore presso lo Studio Ghibli in pellicole del calibro di Kiki - Consegne a domicilio e I racconti di Terramare. Il soggetto prende spunto da un film del 1995, I sospiri del mio cuore diretto da Yoshifumi Kondō ed edito in Italia dal 2011 grazie a Lucky Red, ma trasferisce la narrazione in un ambiente fortemente diverso.


Haru, una studentessa delle superiori, salva la vita ad uno strano gatto che rischiava di essere investito. Ignorando che il micio sia in realtà il principe del Regno dei gatti, Haru si troverà, suo malgrado, trasportata nel magico regno e promessa sposa del principe. In soccorso della giovane arrivano il Barone e Muta (già visti ne I sospiri del mio cuore), che grazie alle loro doti eccezionali, riusciranno a riportare Haru a casa.


In bilico fra sogno e realtà, La ricompensa del gatto si dimostra un degno figlio di casa Ghibli, non riuscendo tuttavia a competere con i colossi dello studio. Se da un lato infatti le atmosfere risultano coinvolgenti e il film sia visivamente godibile, si nota una certa carenza di idee e una forte tendenza al semplicismo che impoverisce i contenuti. Si preferisce sacrificare il necessario approfondimento di personaggi ed eventi, che risultano di conseguenza piatti e frammentari, in favore di un ritmo serrato che procede a tamburo battente nel già breve minutaggio del film. Si pesca a piene mani dal repertorio visivo dei film precedenti, restituendo comunque un buon risultato che, se non aggiunge niente di nuovo, quantomeno prende in prestito il meglio che può. Non mancano in ogni caso alcune buone idee, soprattutto per quanto riguarda la creazione visiva del Regno dei gatti. Anche in questo caso però l'eccessiva urgenza narrativa non permette di godere a pieno della bellezza di cui siamo spettatori. Una menzione speciale va sicuramente alla scena dell'onirica processione di gatti che si dirige verso casa della protagonista, ricca di dettagli e trovate estremamente suggestive. Tutto questo risulta però guastato dall'effetto straniante di guardare il mondo dal finestrino di un treno in corsa, quando si viene privati della possibilità di soffermarsi ad ammirare gli eccezionali dettagli in favore di una rapida visione di insieme. Un film che si appoggia principalmente su una curata componente visiva, ma che non merita di essere totalmente sottovalutato per gli altri elementi di contorno.



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