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Outrage Beyond

10/06/2013 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Outrage Beyond

Il cane sciolto Otomo sta scontando la sua pena in carcere mentre tra i clan della yakuza sta per scoppiare una nuova guerra...

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Il cane sciolto Otomo sta scontando la sua pena in carcere mentre tra i clan della yakuza sta per scoppiare una nuova guerra. Il clan dei Sanno infatti sta prendendo troppo potere, malvisto sia dai rivali, che dalle forze della polizia, che decidono così di unire gli sforzi proponendo proprio a Otomo, giunto quasi alla fine della sua condanna, il compito di occuparsi dei Sanno, permettendogli così anche la sua personale vendetta contro chi lo tradì in passato.


Da molti anni Takeshi Kitano viene considerato in crisi di idee, incapace di raggiungere nuovamente le atmosfere degli storici capolavori Sonatine o Hana-bi. Critica e pubblico hanno molto sottovalutato la cosiddetta Trilogia sull'arte (composta da Takeshis', Glory to the Filmmaker! e Achille e la Tartaruga) e lo stesso primo capitolo di Outrage ha ricevuto pareri contrastanti. Incurante dei dubbi e delle perplessità che circondano il suo cinema attuale, che mantiene comunque ancora un gran numero di ammiratori, Beat Takeshi decide di continuare la sua storia di yakuza con un secondo capitolo, Outrage Beyond, che riprende le fila del predecessore.


Outrage Beyond è un film nudo e crudo che riconferma una vitalità contagiosa dell'artista sessantaseienne pur lasciando da parte le vette poetiche toccate nei tempi d'oro dall'autore, un film avvincente nei suoi istinti animaleschi e in una voluta freddezza che ben trasmette la realtà dei giochi di potere all'interno della yakuza, giochi nei quali anche la polizia ricopre un ruolo importante se non addirittura fondamentale. In un paese dove le forze dell'ordine e i clan criminali convivono gioco-forza in una simbiosi di equilibrio, Kitano trae perciò un'opera minimalista, anti-empatica, con personaggi scomodi cui interessa soltanto il proprio tornaconto, seppur sia sempre presente una sorta di etica d'onore che circonda soprattutto la figura di Otomo, vecchio leone costretto dagli eventi a riscendere in campo per un particolare senso di giustizia e per regolare vecchi conti lasciati in sospeso. Violento e glaciale come i suoi personaggi, Beyond è l'ideale prosecuzione della saga (e chissà non arrivi in futuro anche un terzo capitolo), ricco di una, a tratti sferzante, ironia nera che, se a tratti appare involontaria, è sicuramente tra i punti di forza dell'intera operazione, come la prova stessa di Kitano che dal punto di vista attoriale si dimostra per l'ennesima volta un cavallo di razza - vedasi la lunga litigata con il boss di un clan alleato. E il finale aperto è da incorniciare.



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