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99 Homes

01/09/2014 10:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

99 Homes

99 Homes è l'ennesimo tentativo di raccontare la crisi economica statunitense degli ultimi anni attraverso il tracollo del suo protagonista, Nash (Andrew Garfie

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99 Homes è l'ennesimo tentativo di raccontare la crisi economica statunitense degli ultimi anni attraverso il tracollo del suo protagonista, Nash (Andrew Garfield), un operaio onesto che perde la casa che apparteneva da generazioni alla sua famiglia. La banca lo mette in ginocchio, costringendolo a trasferirsi in uno squallido residence abitato da altri sfrattati. Così anche un uomo integro moralmente come Nash cede alle lusinghe di Rick Carver (Michael Shannon), squalo del mondo imprenditoriale che lo convince che in "America non c’è possibilità di avere credito se sei un perdente", mettendo in discussione i valori che da sempre avevano permeato la sua vita.


Ramin Bahrani porta a Venezia un film denso di dilemmi morali in cui le strade dei protagonisti sembrano avere un senso unico: fare la scelta più disonesta come unico modo per rimanere a galla in una società dove "le case sono solo scatole". Tutto si spoglia di qualunque contenuto sentimentalistico: i valori vengono messi agli angoli delle strade, quelle stesse strade dove decine di case stanno colpo su colpo perdendo i loro proprietari.


L’andamento narrativo del film è fluido e semplice ma non c’è guizzo, non ci sono colpi di scena. Andrew Garfield e Michael Shannon sono meravigliosi nel raccontare il disagio contemporaneo con cui molte famiglie devono fare i conti: i due protagonisti sono legati da un indissolubile rapporto di necessità per cui il rapporto tra comprimari risulta paritetico. Una coppia dedita a uno scopo comune, sopravvivere in un Paese che ha messo in ginocchio molti dei suoi abitanti e in cui, in qualche modo, seppur scorretto, bisogna rimanere a galla. Bahrani torna a Venezia con un film che punta tutto sull'azione e sulla trasformazione dei suoi personaggi, raccontando in maniera credibile tutte le tappe del disagio emotivo fino al finale prevedibile ma accettabile. Se con At any price, in concorso al Lido due anni fa, puntava sulla dialettica padre-figlio, in questo ultimo lavoro il regista, estremamente bravo a descrivere le trasformazioni dell’animo umano, si concentra sul legame tra capo e sottoposto. Un rapporto descritto in maniera encomiabile, che fa guadagnare apprezzamenti a questo film dalla trama non travolgente.



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