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Passione

13/10/2010 10:00

Cristiano Caliciotti

Recensione Film,

Passione

Passione è Napoli, una città sotto il segno della vita e dell’entusiasmo

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John Turturro è uno degli attori più apprezzati nel cinema americano d’autore, ma è anche un ottimo regista che fin dal 1992, con la frequenza di una volta ogni 6 anni, passa dietro la macchina da presa a dar vita alle sue fantasie, tanto incurante dei risultati di pubblico e di distribuzione quanto apprezzato puntualmente dai critici. L’ultima sua opera - prima di Passione - è Romance And Cigarettes, un mezzo musical in cui il vibrante ritmo della canzoni è chiamato ad esprimere l’esuberanza che pervade la pellicola. Ciò probabilmente gli valse l’attenzione di Carlo Macchitella che lo andò a cercare quando 3 anni fa - in piena crisi rifiuti - gli venne in mente di realizzare un film sul bello di Napoli, sulla sua canzone, e di fare ciò attraverso gli occhi di uno straniero cosi da ridare lustro all’immagine della città nel mondo. L’incontro fu fortunato: a Turturro l’idea andò a genio e forse lo stimolò anche la sfida di dover fare una pellicola su un luogo, ovvero qualcosa di profondamente diverso sia da quanto fatto precedentemente da lui stesso sia da quanto si vede solitamente nei cinema.


Passione è Napoli, una città - come suggerisce Turturro a inizio film - sotto il segno della vita e dell’entusiasmo, ma anche lontana dal rigore della fredda logica e aperta a contraddizioni che solo l’impeto della sensualità permette di sorpassare: «oggi ti amo con tutto me stesso, domani chissà… ti amo alla follia, ma se non ti trovo sceglierò tua sorella». Come descrivere una realtà del genere, come trasmettere l’immenso vitalismo che permette di superare tali acute contraddizioni nel turbinio di un’intensa passione? La musica e tutta la sua forza dionisiaca, immediata e lontana dalla riflessione, è la vincente risposta che ha dato Turturro. Il film dunque le si affida completamente, di ogni canzone si fa una cartolina sentimentale che allontana da uno sguardo documentaristico o da entomologi pur andando a frugare fin nelle viscere della città partenopea tramite mille piccoli racconti. Massimo Ranieri e Lina Sastri interpretano una intensa storia di tradimento sulle note di Malafemmena di Totò; Fiorello ci diverte ballando con Turturro sulle note di Caravan Petrol di Carosone; gli Avion Travel incantano e concedono una piccola intervista; il sassofonista James Senese ci parla della sua musica ma anche della sua infanzia di italo-americano sotto il segno dell’integrazione e qualche piccolo screzio.


E il buio di Napoli, la camorra? È raccontata sulle note di Don Raffaé di Fabrizio De André, ma tolti gli intenti polemici del genovese rimane solo la descrizione allegra di una situazione surreale. Pieno di luoghi comuni, lontano dallo stridere delle problematiche reali della città, come ha anche detto qualcuno? Certamente si fa vedere solo l’aspetto più solare e felice di Napoli e se lo sguardo di Turturro è, come voleva Macchitella, quello di un (mezzo) straniero possiamo anche dire che è quello di un turista, ma un turista intelligente che ha visto solo sensualità, allegria e musica non perché incapace di scorgere i problemi che affliggono questa città ma perché il fascino delle prime è tanto forte da annichilirli e farli dimenticare completamente. E allora ci uniamo anche noi al coro di applausi a Turturro e al cast intero, che ci hanno saputo regalare un meraviglioso quadro di Napoli ma anche di sensuale, passionale e intenso amor di vita.



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