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Mad God (2021), la recensione del cult di Phil Tippett: un film estremo, tra Dante e HR Giger

06/04/2024 20:35

Marco Filipazzi

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Mad God (2021), la recensione del cult di Phil Tippett: un film estremo, tra Dante e HR Giger

Un film che ripudia qualsiasi convenzione e che insegue solo e soltanto una cosa: la visione del proprio autore.

«Che cosa cavolo ho appena visto?»: provate a pensare quando è stata l’ultima volta che, conclusa la visione di un film, vi siete posti questa domanda, nel bene o nel male. Non è qualcosa che capita spesso, soprattutto in questo periodo di magra cinematografica che procede per inerzia, a furia di idee stantie e riciclate. Eppure ogni tanto capita ancora di trovare qualche gemma nascosta, una scheggia anarchica che rifiuta di conformarsi, frutto della fatica di qualche filmmaker indipendente che opera lontano dai circuiti mainstream

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Ecco, Mad God è esattamente questo. Un film che ripudia qualsiasi convenzione e che insegue solo e soltanto una cosa: la visione del proprio autore. 

 

Una visione che da lui viene descritta così: «La forma finale di Mad God non è il film in sé, ma il ricordo dopo che l’hai guardato. È il portarti in quel momento, subito dopo che ti sei svegliato da un sogno, paralizzato, mentre esplori i frammenti della tua mente primordiale prima che ritornino nelle ombre. Quello è il momento che conta. Mad God è solo un modo per fartici arrivare».

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Non è ciò che ci si aspetta da un film convenzionale e infatti Mad God non lo è nemmeno per un secondo. È un film estremo, talmente estremo che a tratti sfiora la videoarte tanto è concentrato sulle suggestioni da scagliare addosso allo spettatore piuttosto che sulla storia che sta raccontando.  

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Partiamo parlando del suo autore, Phil Tippett, un nome che magari non vi farà accendere alcuna lampadina, ma che di sicuro lo faranno i titoli dei suoi lavori. Tippett è un effettista speciale, il cui campo di specializzazione è l’ormai antiquata arte dello stop-motion; uno talmente bravo che da sempre è ritenuto l’erede di quell’altro mago di Ray Harryhousen. È uno che nel curriculum annovera film come Star Wars, L’impero colpisce ancora, Willow, la trilogia di Robocop, Indiana Jones e il tempio maledetto, Howard e il destino del mondo

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Venne persino ingaggiato come “dinosaur supervisor” per Jurassic Park e quando vide che Steven Spielberg stava usando la CGI per realizzare le scene a figura intera dei dinosauri esclamò uno sconsolato: «Mi sono appena estinto». Questa frase, in tutta la sua amarezza, racchiude anche il profondo disgusto che Tippett nutre nei confronti del digitale a discapito di effetti speciali più pratici che sono, di fatto, ciò che lui ha realizzato per un intera carriera. 

 

Nel corso degli ultimi 30 anni questo disprezzo si è condensato in quello che ora è Mad God, un progetto che è in produzione sin dai primi anni ’90 e che è stato a più riprese accantonato a causa della sua complessa realizzazione e della necessità di trovare nuovi fondi (molti sborsati di tasca propria dallo stesso Tippett, altri racimolati attraverso campagne kickstarter) e collaboratori (che spaziano da un pugno di studenti universitari al 9 volte premio Oscar Dennis Muren) per poterlo portare a termine. Ma alla fine ce l’ha fatta! 

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Il film inizia con una specie di soldato in tuta da palombaro e maschera antigas che entra in una batisfera, calata… sottoterra? 

Fino a raggiungere quelle che sembrano i resti di una città post-apocalittica, distrutta e infestata da mostri deformi e creature assetate di sangue, forse demoni. Armato solo di una mappa ingiallita che lentamente si sfalda in mille pezzi, il soldato continua a scendere e sotto la città c’è… un’altra città e altri mostri, forse demoni.

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È però davvero difficile raccontare di che cosa parla Mad God perché il film non ha una vera e propria trama: non c’è una storia lineare, una struttura narrativa, una divisione in tre atti, né tantomeno dei protagonisti da seguire. Piuttosto è un accumulo di scene dense di idee e suggestioni che si sommano tra di loro e pescano dalle fonti più disparate, spaziando da Dante a Milton, da Blake a Bosch e Goya, strizzando l’occhio a Giger e arrivando fino a Fellini.

Il tutto realizzato prevalentemente in stop motion, ma qua e là ci sono anche piccoli inserti con altre tecniche e persino una manciata di attori in carne ed ossa, segno che un’altra delle grandi fonti d’ispirazione di Tippett sono i lavori surrealisti di Jan Švankmajer.

 

E poi è un film muto. Pieno di grugniti, urla, rantoli, pianti, un assortimento di suoni disgustosi e una colonna sonora davvero suggestiva, ma essenzialmente privo di qualsiasi riga di dialogo. 

 

Il tutto permeato da una vaga critica al capitalismo imperante e allo sfruttamento dell’uomo come forza-lavoro, ma anche queste sono più suggestioni che veri messaggi di denuncia. 

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Sicuramente, come per stessa ammissione di Phil Tippett, Mad God è intriso di un’anima reazionaria (la scena finale in cui capeggia una gigantesca A di Anarchia ne è un perfetto esempio); ma tutti questi messaggi sono affogati in un mare di sangue, escrementi, marciume e secrezioni di vario genere, tutti elementi che trasudano letteralmente da ogni inquadratura.

Sì perché quello di Mad God è un universo lordo oltre ogni dire, una discesa attraverso un inferno organico e industriale dove “suggestione” e “onirico” sono senza dubbio le parole cardine attorno a cui ruota il film, ed è inutile stare ad arrovellarsi in cerca di risposte che tanto non troveremo mai. 

 

«Personalmente consiglierei di mangiarsi un orsetto gommoso al THC, fumarsi una canna e bere una bottiglia di vino prima di guardarlo»: è il consiglio dello stesso Phil Tippett per affrontare la visione di Mad God. Perciò chi siamo noi per contraddirlo? 

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Mad God è un film più unico che raro, indie anche per il cinema indipendente, che non ha mai accettato compromessi come dimostra la sua lunga e travagliata storia produttiva. Sicuramente non è nato con l’idea né di arrivare al grande pubblico, né di avere anche solo una vaga distribuzione se non presso qualche cinefilo incallito e amante del bizzarro. Un film che Phil Tippett ha girato essenzialmente per sé stesso. 

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Ci si può persino azzardare a dire che Mad God sia un’opera d’arte cinematografica, proprio per il fatto che il suo essere brutto, sporco e cattivo, disgusterà e farà arrabbiare un sacco di persone. Ma ne farà innamorare altrettante con il suo spirito anarchico e non convenzionale. A modo suo è un capolavoro, ma sicuramente non per tutti.


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Genere: horror, fantasy

Paese, anno: USA, 2021

Regia: Phil Tippett

Sceneggiatura: Phil Tippett

Fotografia: Chris Morley,
Phil Tippett

Montaggio: Michael Cavanaugh, Ken Rogerson

Colonna sonora: Dan Wool

Produzione: Tippett Studio

Durata: 83'

 

 



 

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