Le due Charlie
Partiamo da un dettaglio che sembra una coincidenza e rimane in testa come un tarlo. La bambina al centro di Das Signal, miniserie tedesca disponibile su Netflix dal 7 marzo 2024, si chiama Carlotta. Tutti, però, la chiamano Charlie. Proprio come la protagonista de L’incendiaria, il romanzo che Stephen King pubblicò nel 1980. Anche lì una bambina. Anche lì Charlie. Anche lì un padre che si ritrova solo contro un sistema molto più grande di lui, nel tentativo di proteggere la figlia e una verità che qualcuno vorrebbe controllare. Sarà un caso. Probabilmente sì. Ma le due storie si assomigliano nella struttura, nei personaggi e soprattutto nel modo in cui ragionano intorno al rapporto tra individuo, potere e verità , tanto da far venire il dubbio che gli autori di Das Signal abbiano assimilato molto bene una lezione che Stephen King aveva formulato oltre quarant’anni prima. Non è necessario immaginare un’influenza diretta. Certe storie ritornano perché utilizzano paure che non invecchiano: quella che qualcuno possa decidere al posto nostro cosa possiamo conoscere e quella, forse ancora più inquietante, che quando un individuo scopre qualcosa di vero esista già un sistema capace di farlo apparire pazzo, bugiardo o pericoloso.
La Charlie di King si chiama Charlene McGee. Ha otto anni ed è figlia di Andy McGee e Vicky Tomlinson, due studenti universitari che alla fine degli anni Sessanta avevano partecipato volontariamente a un esperimento organizzato da un’agenzia governativa clandestina conosciuta come lo Shop. Il test prevedeva la somministrazione di Lot Six, una sostanza allucinogena sperimentale che produce nei due capacità psichiche. Andy sviluppa il cosiddetto push, la capacità di condizionare mentalmente pensieri e comportamenti. Vicky manifesta facoltà telecinetiche. La loro figlia eredita qualcosa di molto più potente: la pirocinesi, cioè la possibilità di provocare incendi attraverso la mente. Quando lo Shop decide di impadronirsi di Charlie, considerandola sostanzialmente un’arma da studiare e sviluppare, la famiglia viene travolta. Vicky viene uccisa e Andy rimane solo con la bambina. La Charlie di Das Signal è invece Carlotta Groth, una bambina sorda che può sentire grazie a un impianto cocleare. Sua madre Paula è una scienziata e astronauta che, durante una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale finanziata dalla miliardaria Benisha Mudhi, entra in contatto con qualcosa che potrebbe cambiare la storia dell’umanità .
Quando il viaggio di ritorno si conclude in una catastrofe, tocca al marito Sven e alla figlia cercare di comprendere cosa sia realmente accaduto e quale scoperta Paula stesse cercando di proteggere. Le due Charlie funzionano in maniera simile dal punto di vista narrativo, ma partono da condizioni opposte. La Charlie di King può produrre qualcosa che gli altri temono: il fuoco. Quella di Das Signal percepisce il mondo sonoro diversamente dagli altri. Eppure, proprio attraverso la loro differenza, entrambe diventano depositarie di qualcosa che gli adulti non riescono a controllare completamente. King ha esplorato spesso questa idea, da Danny Torrance in Shining fino ai numerosi bambini che popolano la sua narrativa: l’infanzia come luogo nel quale esiste ancora una capacità di vedere ciò che gli adulti hanno imparato a ignorare, razionalizzare o accettare. Ne L’incendiaria questa intuizione diventa particolarmente radicale. Charlie non è soltanto una bambina in pericolo. È precisamente ciò che il sistema non riesce più a controllare. Paradossalmente, proprio perché quel sistema ha contribuito a crearla.

Due padri contro sistemi troppo grandi
Andy McGee non è un agente segreto e non possiede alcuna formazione militare. È un insegnante d’inglese che dispone di una capacità straordinaria, il push, ma ogni volta che la utilizza ne paga fisicamente il prezzo. La scelta di mettere al centro un padre così ordinario è fondamentale. Lo stesso vale per Sven. Non è un eroe d’azione né qualcuno addestrato a muoversi dentro apparati governativi, investigazioni o cospirazioni. È un insegnante di storia costretto improvvisamente a comprendere un sistema che procede più velocemente degli strumenti con cui è abituato a interpretare il mondo. È proprio questa inadeguatezza a rendere interessanti entrambi. Un agente addestrato avrebbe conosciuto le regole del gioco. Andy e Sven, invece, non appartengono al mondo che li minaccia. Non hanno una catena di comando. Non hanno protocolli. Non possiedono risorse particolari. Hanno soltanto una bambina da proteggere. La loro forza nasce quindi da una debolezza apparente: non funzionano secondo la stessa logica del sistema contro cui combattono.
Andy può condizionare la mente altrui, ma ogni volta si distrugge un po’ di più. Sven può leggere gli eventi attraverso la razionalità di chi studia la storia, ma improvvisamente si trova dentro un presente che non concede il tempo necessario per verificare, contestualizzare e comprendere. Entrambi hanno strumenti inadeguati. E li utilizzano comunque, perché sono gli unici che possiedono. Anche la diffidenza di Sven verso la tecnologia contribuisce a definirlo come personaggio quasi analogico all’interno di un presente iperconnesso. È un uomo abituato a considerare l’informazione qualcosa da verificare prima di trasformarla in certezza. Questo suo anacronismo assume progressivamente un valore quasi difensivo.
L’analogico diventa una forma involontaria di resistenza.

Il segreto e il rumore
Qui emerge il confronto più interessante tra le due opere. King e gli autori di Das Signal descrivono un problema sostanzialmente simile a quarantaquattro anni di distanza: come può il potere impedire che una verità diventi conoscenza collettiva? Cambiano completamente gli strumenti. Ne L’incendiaria, lo Shop nasce dentro un clima culturale molto preciso. King scrive il romanzo alla fine degli anni Settanta, quando gli Stati Uniti stanno ancora elaborando le conseguenze del Watergate e delle rivelazioni sulle attività clandestine delle proprie agenzie di intelligence. Tra queste c’è il progetto MKUltra, il programma della CIA dedicato alla ricerca sulla modificazione del comportamento, all’interno del quale furono condotti anche esperimenti con sostanze psicoattive, talvolta su persone inconsapevoli. Nel 1973 gran parte della documentazione relativa al progetto venne distrutta su ordine del direttore della CIA Richard Helms. Alcuni documenti sopravvissero però alla distruzione e il ritrovamento di un vasto corpus di materiale contribuì nel 1977 a nuove audizioni pubbliche sull’argomento.
L’America nella quale arriva L’incendiaria aveva quindi scoperto che il proprio governo aveva condotto esperimenti sui cittadini e aveva poi distrutto buona parte delle prove. Lo Shop trasforma questa inquietudine storica in materia narrativa: un apparato che compie azioni inaccettabili, le mantiene segrete e perseguita chiunque possa renderle pubbliche. Il meccanismo di controllo funziona innanzitutto attraverso il silenzio. La popolazione non sa perché le informazioni non arrivano. La censura coincide con l’assenza. Das Signal aggiorna lo stesso problema per il XXI secolo e lo rovescia. Qui non è più necessario nascondere completamente una storia. È possibile sommergerla. La tragedia che coinvolge Paula viene immediatamente trasformata in una narrazione pubblica, mentre informazioni incomplete, interpretazioni premature e giudizi rapidissimi costruiscono una versione dei fatti prima ancora che i fatti possano essere realmente compresi. Sven non deve quindi combattere soltanto contro chi conosce più cose di lui. Deve combattere contro qualcosa di molto più difficile da eliminare: una versione della realtà che ha già occupato lo spazio pubblico. Il potere non ha più necessariamente bisogno di sottrarre informazioni. Può produrne troppe. Può generare spiegazioni, sospetti, immagini e interpretazioni finché la verità diventa semplicemente una voce fra le altre. Il risultato per la vittima non cambia. Nel 1980, la verità rischiava di sparire perché nessuno poteva conoscerla. Nel 2024 rischia di sparire perché tutti credono di conoscerla già . La censura non è più soltanto assenza di informazione. Può diventare saturazione. È la stessa architettura del controllo applicata attraverso strumenti opposti.
Prima bastava il segreto. Adesso può bastare il rumore.

Quando i bambini sentono ciò che gli adulti ignorano
È proprio all’interno di questo rumore che la scelta di rendere Charlie sorda acquista una forza particolare. In una storia costruita intorno a segnali, frequenze, comunicazioni, intercettazioni e informazioni che attraversano continuamente lo spazio, la persona che percepisce il suono in maniera diversa dagli altri diventa paradossalmente quella più vicina alla verità . La serie utilizza anche la prospettiva uditiva di Charlie per ricordare allo spettatore che ascoltare non significa necessariamente ricevere tutti lo stesso mondo. È un’idea che entra perfettamente in dialogo con King. La Charlie de L’incendiaria non ha ancora imparato quella forma adulta di adattamento che permette di riconoscere un’ingiustizia e continuare comunque a convivere con essa. Sa che qualcuno vuole trasformarla in uno strumento e reagisce.
La bambina di Das Signal, invece, mantiene con la madre una comunicazione personale attraverso la radio. È proprio attraverso quel rapporto, apparentemente marginale rispetto alle grandi strutture tecnologiche e politiche che circondano la missione spaziale, che sopravvive l’informazione decisiva. Il mondo dispone di governi, sistemi di sorveglianza, satelliti, agenzie e mezzi di comunicazione globali. Eppure, la verità passa attraverso una bambina e sua madre che parlano alla radio. È quasi un manifesto. Non a caso L’incendiaria è dedicato a Shirley Jackson con una frase diventata celebre: «In memoria di Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce». La dedica acquista un significato particolare se posta accanto a Das Signal. La voce più importante non è necessariamente quella che produce più rumore. A volte è quella che qualcuno ha deciso di ascoltare.

Quarantaquattro anni non sono poi così tanti
Stephen King pubblicò L’incendiaria nel 1980, in un’America in cui la diffidenza verso le istituzioni era alimentata da scandali, inchieste e rivelazioni che avevano dimostrato come la paranoia non fosse necessariamente soltanto paranoia. King non aveva bisogno di inventare da zero l’idea di un’agenzia governativa capace di sperimentare sui cittadini e poi tentare di nasconderne le tracce. La realtà aveva già fornito il modello. Das Signal nasce in un contesto completamente diverso e, nello stesso tempo, sorprendentemente simile. Il problema contemporaneo non è soltanto la scarsità dell’informazione. È la sua quantità . Viviamo in un ambiente nel quale le notizie circolano più velocemente della possibilità di verificarle, eventi complessi vengono trasformati rapidamente in narrazioni semplici e il giudizio può precedere di molto la comprensione.
Le premesse storiche sono differenti. L’angoscia profonda rimane la stessa. Qualcuno possiede una verità che un sistema più grande non vuole, non può o non sa accogliere. E chi cerca di comunicarla rischia di essere trasformato nel problema. È forse questa la ragione per cui due storie separate da quarantaquattro anni finiscono per assomigliarsi così tanto. Una bambina chiamata Charlie. Un padre inadeguato che decide comunque di crederle. Un apparato immensamente più potente di entrambi.
E una verità che deve trovare il modo di sopravvivere. Nel 1980 bisognava riuscire a farla uscire dal silenzio. Nel 2024 bisogna riuscire a sentirla dentro il rumore.



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