Di nuovo Toy Story
A 31 anni dal primo Toy Story, e a sette dal precedente capitolo, Pixar torna a raccontare la vita segreta dei giocattoli, alle prese con un nuovo avversario nella costante ricerca dell’attenzione dei bambini. La cowgirl Jessie, il ranger spaziale Buzz Lightyear e tutta la combriccola di giocattoli che furono di Andy e ora appartengono a Bonnie sono purtroppo gli unici compagni della bambina che, a causa della sua timidezza, sembra non essere in grado di fare amicizia neanche con i propri vicini di casa, pur desiderandolo ardentemente. I genitori della bimba si interrogano su come sia possibile aiutarla, giungendo alla conclusione che sia tempo di donarle Lilypad, un tablet dedicato ai più piccoli, dotato di app e giochi in grado di connettere gli utenti fra loro, con un forte rischio di catalizzare completamente l’attenzione dei giovani utilizzatori. Sconvolti dall’arrivo del nuovo device, i giocattoli scoprono con malcelato orrore il rischio di finire nel dimenticatoio. Solo Jessie, preoccupata che le presunte amiche online di Bonnie non siano le giuste persone per lei, si imbarca in una mirabolante avventura in sella al cavallo Bullseye, alla ricerca di una bambina che possa davvero essere la compagna di giochi ideale per Bonnie.
Vecchie situazioni e nuovi problemi
Su queste premesse narrative, il regista Andrew Stanton costruisce un lungometraggio animato dalla doppia anima: da una parte recupera in maniera piuttosto fedele l’impianto che sostiene la serie fin dal primo episodio, ossia l’arrivo di un nuovo giocattolo che, segnando un momento di crescita, mina la sicurezza e la tranquillità dei compagni d’infanzia del bambino fino all’accettazione di un nuovo status quo; dall’altra prova a costruire una riflessione sull’impatto che la tecnologia può avere su di noi e soprattutto sui più piccoli. L’approccio ai rischi e alle possibilità offerte dalla tecnologia, quanto mai attuale nell’epoca dell’affermazione dell’intelligenza artificiale, vive nel film a corrente alternata: inizialmente la diffusione dei device elettronici è vista come il male, sia per i giocattoli messi da parte, sia per i bambini che, concentrati su di essi, sembrano perdere la propensione a utilizzare la propria fantasia, oltre a correre il rischio di confondere l’amicizia virtuale con un vero rapporto; in seguito, invece, si afferma la tesi per la quale anche i nuovi strumenti hanno un’anima e la convivenza fra il gioco tradizionale e quello digitale sia non solo possibile, ma anche necessaria.
Un meccanismo che funziona, ma non perfettamente
Il passaggio fra le due posizioni nel film ha bisogno di una trovata narrativa piuttosto complessa per essere ottenuto, mettendoci di fronte a un racconto che imbastisce una vera e propria storia parallela, necessaria a mettere sul piano tutti i pezzi utili a comporre l’articolato puzzle. Il meccanismo alla fine funziona, ma non è privo di una certa forzatura. A livello tecnico-artistico, Pixar mostra la consueta perizia e attenzione al dettaglio, inserendo anche delle sequenze animate con uno stile “finto tradizionale” per raccontare le parti di gioco immaginate da Bonnie che, pur essendo un espediente già visto, risultano poetiche e accattivanti.
Alla fine è sempre un Toy Story
Il risultato dell’intreccio di prospettive che compone Toy Story 5 è un film più riuscito del quarto episodio, capace di farci empatizzare nuovamente con i simpatici protagonisti della saga e di indurre riflessioni su noi stessi e sulla nostra realtà.
È in particolare Jessie a catalizzare le emozioni dello spettatore: la cowgirl mostra tutta la propria forza nel continuo preoccuparsi per Bonnie e tutta la propria fragilità di fronte al rischio di vedere allontanarsi la sua terza proprietaria, arrivando a chiedersi se la sua esistenza abbia mai fatto la differenza per qualcuno. La risposta che avrà è data da uno dei momenti più artificiosi e al contempo più commoventi del film, costruito per veicolare quel misto di nostalgia e gratitudine che accompagna il ricordo della nostra infanzia e dei compagni di gioco che hanno contribuito a renderla magica.

Scheda Film
Titolo originale: Toy Story 5
Regia: Andrew Stanton
Co-regia: Kenna Harris
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Kenna Harris
Interpreti: Tom Hanks, Tim Allen, Joan Cusack, Greta Lee, Tony Hale, Conan O’Brien, Craig Robinson, John Ratzenberger, Wallace Shawn, Blake Clark, Annie Potts, Bonnie Hunt, Keanu Reeves
Fotografia: Matt Aspbury, Jean-Claude Kalache
Montaggio: Jennifer Neysa Jew
Musica: Randy Newman
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione italiana / piattaforma: The Walt Disney Company Italia
Durata: 102 minuti



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