Un film monumentale per un ego monumentale
La recensione in breve: Odissea è un monumentale film fatto per gratificare l’altrettanto monumentale ego del proprio regista. Bene, ora che avete incassato il colpo, andiamo con la recensione più articolata. Nel panorama cinematografico attuale solo pochissimi registi riescono a far valere il proprio nome come “marchio di fabbrica” e a prevalere sulla logica tiranna delle case produttrici. Così, su due piedi, vengono in mente solo due nomi: uno è Quentin Tarantino, che non dirige nulla dal 2019 perché si è ingabbiato da solo con questa assurda idea che il suo prossimo film debba essere l’ultimo; l’altro è Christopher Nolan. Nolan è riuscito a imporsi all’attenzione di critica e pubblico con una serie di film che, inutile negarlo, hanno segnato la storia del cinema sia a livello di linguaggio, con Memento, sia per l’approccio innovativo, con la trilogia del Cavaliere Oscuro, sia per l’ambizione delle idee messe in scena, con Inception. Uscita dopo uscita, Nolan ha consolidato tanto la sua fama quanto la sua fanbase cinefila, garantendosi in questo modo anche una solida base di incassi sicuri, dal momento che ogni film con la sua firma è un “evento cinematografico”. L’esempio più lampante è il fatto che un biopic su Robert Oppenheimer non avrebbe mai incassato quasi un miliardo di dollari se fosse stato diretto da un qualsiasi altro regista. Change my mind. Concettualmente è un po’ quello che era riuscita a fare la Marvel prima che iniziasse a sparare in sala prodotti di scarsa qualità tre volte l’anno. E guarda caso i due grossi eventi cinematografici dell’estate sono proprio un film di Nolan e un film Marvel, Spider-Man: Brand New Day, ma su questo ci torneremo più avanti.
L’epica omerica secondo Christopher Nolan
Ad ogni modo, quando, fresco di Oscar, Nolan annunciò che il suo film successivo sarebbe stato Odissea, nessuno rimase particolarmente sorpreso. Un progetto ambizioso, ingombrante, che comunque verte attorno al tema del ritorno a casa che il regista britannico ha già esplorato in varie declinazioni, da Inception a Dunkirk, passando per Interstellar. Ciò che aveva lasciato straniti era che questa scelta comprendesse elementi dichiaratamente fantasy, che cozzavano con il suo approccio cervellotico e iperrealista. E infatti il film si apre con una scritta che para subito il colpo, facendo intendere che questo mondo di magia è solo apparente. La storia dell’Odissea è nota a tutti e riassumibile molto brevemente con: dopo aver vinto la guerra di Troia, Ulisse e i suoi uomini dovranno affrontare una serie di sfide prima di ritornare a Itaca. E ora proviamo a sviscerare l’ego di Nolan.
L’ego di Nolan in formato IMAX
Odissea è stato presentato come il primo film girato interamente con cineprese IMAX 70 mm — se guardiamo alla sua filmografia, di solito questo formato era riservato solo alle scene più spettacolari — e secondo il regista solo così il pubblico potrà godere appieno dell’experience. Ma c’è un problema: le sale attrezzate per proiettare in IMAX 70 mm sono solamente 41 nel mondo, di cui quattro in Europa e nessuna in Italia. Risultato: la stragrande maggioranza degli spettatori vedrà il film in un formato profondamente diverso, un rettangolo anziché un quadrato per farla semplice, con la sensazione che alcune immagini siano palesemente tagliate per poterle adattare. Questa compressione porta il film verso una dimensione visiva soffocante, giocata quasi interamente su primi piani e inquadrature strette, laddove un racconto epico avrebbe meritato un più ampio respiro. Un senso di oppressione amplificato inoltre dalla fotografia, nella quale vengono scelti come colori dominanti il blu, il nero e il rosso delle torce. Poi c’è la questione delle location, perché Nolan, da detrattore della CGI, ha preteso di girare il più possibile su set fisici. Onestamente, possiamo dire che non è chissà quale rivoluzione o colpo di genio? Forse siamo stati troppo anestetizzati dalla Marvel, che usa il green screen anche per riprodurre l’interno di una caffetteria, ma non mi sembra che Nolan abbia compiuto chissà quale miracolo. Forse ci siamo dimenticati di Troy, per restare in tema Omero, ma in generale, prima di Sky Captain and the World of Tomorrow, primo film girato interamente con green screen, le riprese venivano effettuate in location reali. Perciò, ok il genio di Nolan, però anche meno.

Un cast stellare e sovraffollato
Infine veniamo alla questione del cast, ma sappiate che non siamo qui a parlare delle braccia bianche di Elena o delle sterili polemiche woke. Il cast di Odissea è semplicemente sovraffollato, come se Nolan volesse fare all-in con tutti i nomi grossi del momento, ma senza saper bene come gestirli e ritrovandosi a doverli relegare a comparse extralusso. L’Atena di Zendaya appare in tre scene in tutto; lo stesso vale per la tanto discussa Lupita Nyong’o che, nonostante il doppio ruolo, appare sullo schermo per una manciata di minuti. Tom Holland, che interpreta Telemaco, di minutaggio ne ha invece in abbondanza, eppure recita perennemente con quella faccia da ragazzino smarrito e fuori luogo e sembra essere stato messo lì solo per attirare una determinata fetta di pubblico. In generale fa riflettere che i due film evento di questa estate condividano gli stessi protagonisti, al punto che viene da chiedersi se non sia solo una gara ad accaparrarsi nomi grossi pensando più a una strategia di marketing che a scelte davvero ponderate. Non che non ci siano scelte azzeccate, però anche un’attrice del calibro di Charlize Theron sembra abbastanza sprecata nel ruolo immobile di Calypso.
Grande cinema tra horror e azione confusa
Sgombriamo però il campo dagli equivoci: Odissea è comunque un pezzo di grande cinema, ma forse non così grande come sarebbe stato lecito aspettarsi. In campo attoriale Matt Damon riesce a dare corpo, in tutti i sensi, a un ottimo Ulisse, anche se i migliori in scena sono probabilmente l’irriconoscibile John Leguizamo, carichissimo e bramoso di riscatto cinematografico, e soprattutto Robert Pattinson, che si vede essersi divertito come un matto nella parte del viscido Antinoo. Tra le sequenze migliori ci sono, abbastanza a sorpresa, proprio quelle più fantasy: tutta la scena ambientata nella grotta di Polifemo vive di atmosfere tese che rasentano l’horror puro, e magari non sarebbe guastata una punta in più di splatter, così come l’incontro con Circe, che trasforma l’equipaggio di Ulisse in un tripudio di body horror. Anche se la sequenza migliore è probabilmente il dialogo tra Ulisse e il mondo dei defunti. Dove invece Nolan non riesce proprio è nelle sequenze d’azione: tutto l’attacco dei Lestrigoni è confuso e impacciato dal punto di vista della grammatica cinematografica, ma questa è una caratteristica che si porta dietro dai tempi del Cavaliere Oscuro.
Il tempo frammentato dell’Odissea
Dove risiede la vera forza di Odissea è nella sua narrazione, nella quale, complice anche la struttura originale di omerica memoria, il tempo non è lineare, proprio come piace a Christopher Nolan, che spezza e mischia gli eventi, sfruttando questa struttura frammentaria per riflettere sugli spettatori il senso di smarrimento e confusione mentale del suo protagonista. Da una parte abbiamo il presente, con Penelope alle prese con i Proci in attesa del ritorno di Ulisse; dall’altra il passato, con Ulisse che a poco a poco torna a ricordare la guerra di Troia e il viaggio di ritorno verso Itaca. Anche per questo il film mantiene un buon ritmo e regge meglio la sua durata fiume rispetto a Oppenheimer.

Scheda Film
Titolo originale: The Odyssey
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Interpreti: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Benny Safdie, John Leguizamo, Himesh Patel, Mia Goth
Fotografia: Hoyte van Hoytema
Montaggio: Jennifer Lame
Musica: Ludwig Göransson
Produzione: Syncopy, Universal Pictures
Distribuzione italiana / piattaforma: Universal Pictures International Italy
Durata: 172 minuti



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