La parabola ascendente di Zerocalcare
Quella di Zerocalcare è una parabola sempre più ascendente. Il suo penultimo romanzo, Quando muori resta a me, è rimasto nella top ten dei libri più venduti per otto settimane e nel 2024 è stato tra i dieci libri più venduti nel nostro Paese. Un discorso che vale tanto per i suoi romanzi quanto per le sue serie TV che, giunte alla terza collaborazione con Netflix, evidenziano un continuo alzare l’asticella. Nel 2021 Strappare lungo i bordi raccontava di una generazione che faticava a emanciparsi e trovare la propria strada. Nel 2023 Questo mondo non mi renderà cattivo esplorava temi sociali che spaziavano dall’ascesa dell’estrema destra al razzismo, sino alla droga che serpeggia nei quartieri popolari. Adesso Due spicci si spinge ancor più in là: era una sfida difficile, dato il livello dei prodotti precedenti, eppure ce l’ha fatta. Su tutti i fronti.
L’animazione
Due spicci è la serie più lunga del trittico, un film dalla durata di circa cinque ore, quando Strappare lungo i bordi ne durava un paio, ed è anche quella meno parlata. Ci sono intere sequenze che si basano esclusivamente su musica e immagini, ed è incredibile il livello di qualità che la Movimenti Production è riuscita a ottenere in una manciata di anni, realizzando un prodotto competitivo anche dal punto di vista cinematografico. Immagini più dettagliate, animazioni più complesse, ma non solo: fatevi un favore e soffermatevi a osservare ogni sfondo, ogni scritta sul muro, ogni poster, ogni marca, una sequela infinita di citazioni, ammiccamenti e sfottò che danno coerenza e continuità a questo mondo di carta, anche rispetto alle due serie precedenti. Il tutto poi si fonde con una colonna sonora azzeccatissima, che frulla Queens of the Stone Age, The Cure, Smashing Pumpkins, Ambra Angiolini, Natalie Imbruglia, Joy Division, Tiziano Ferro, Skunk Anansie e Simon & Garfunkel. E di solito, quando queste sequenze musicali arrivano a intervallare i fiumi di parole e pensieri di Zerocalcare, inteso come autore, non come personaggio, sono piazzate in punti strategici, lasciando allo spettatore il tempo necessario per assorbire le mazzate che ha appena ricevuto. Mazzate intese come scene dure da digerire, per diversi motivi e a seconda della sensibilità dello spettatore, ma sappiate che ce ne sono davvero tante.
L’intreccio narrativo
La storia di Due spicci è come una valanga. Inizia con un personaggio, Cinghiale, che ha un problema di debiti e chiede aiuto al suo amico/socio Zerocalcare. Da lì, però, la storia si trasforma in una valanga che rotola sempre più velocemente, diventando sempre più grande, andando sempre più veloce secondo la teoria del piano inclinato; la storia si espande, coinvolge più personaggi e questi personaggi portano a bordo altre storie brutte, altri problemi personali e a un certo punto tutto diventa un groviglio di rovi talmente intricato, per usare una delle metafore della serie, che non sembra più possibile uscirne. Ed è qui che Zerocalcare fa la sua magia, dimostrando di essere uno degli autori più dotati della sua generazione: inizia a sbrogliare questa matassa, dando a ogni personaggio il respiro che merita, a ogni storia la propria conclusione, a ogni sottotrama una chiusura degna, e il tutto seguendo un inanellarsi di causa-conseguenza assolutamente logica e a tratti inevitabile.
L’introspezione
Mai come in Due spicci sono stati utilizzati così tanti personaggi, al punto che questa serie, molto più rispetto alle due precedenti, è davvero un grande racconto corale dove il personaggio di Zerocalcare, più che come protagonista, viene utilizzato come punto di vista attraverso cui filtrare tutti gli altri. È un osservatore che racconta, scava, a tratti psicanalizza, portandoci, tra una battuta e l’altra, a confrontarci con noi stessi, a metterci davanti all’evidenza. La serie si rivolge a un pubblico di millennial, coetanei dell’autore, classe 1983, raccontando di una generazione che fatica a diventare adulta, che sta cercando di tenere insieme i pezzi delle proprie vite mentre sta andando alla deriva e il tempo scorre inesorabile: ormai siamo giunti al giro di boa, anche se dentro di noi ci crediamo ancora dei Goonies pronti a partire per una nuova avventura. “Siete i genitori dei Goonies!” strilla l’Armadillo, mettendoci faccia a faccia con la realtà dei fatti. Da questo punto di vista la serie si riallaccia molto a Strappare lungo i bordi, riprendendo il tema generazionale — lì erano i trentenni, qui sono diventati quarantenni — e affrontandolo con un punto di vista ancora più maturo e disilluso, a tratti quasi crepuscolare.
Una seduta di psicanalisi collettiva
Mano a mano che le storie del folto mazzo di personaggi si srotolano e si intrecciano tra di loro, vengono toccate una tale quantità di tematiche che è impossibile non scorgere in qualcuna di esse alcuni riflessi di noi stessi e del nostro vissuto. È come se Zerocalcare ci dicesse che ognuno di noi si porta appresso dei demoni, o ha dentro di sé una botola chiusa, come metaforizza la serie in una delle sue scene più potenti, e ora bisogna farci i conti perché ormai il tempo per poter rimandare è scaduto. L’altra grande forza narrativa di Due spicci è che tutto questo ci viene mostrato senza filtri, eppure nessuno dei personaggi viene mai giudicato, non c’è mai una linea netta che separa il bene dal male, il giusto dallo sbagliato; bensì ogni azione viene soppesata, analizzata e razionalizzata. “Io volevo solo vedé ‘na serie e invece me sto a psicanalizzà”. Ed è vero, perché Due spicci — ma è un’affermazione che vale anche per le due serie precedenti — equivale a una seduta di psicanalisi collettiva e generazionale, dove il tema cardine sembra quasi essere la dicotomia che ognuno di noi vive: le luci e le ombre che ci portiamo dentro. Un tema che viene sottolineato sin dalla sigla cantata, ancora una volta, da Giancane: “Fuori tutto sole, ma dentro un temporale”. E alla fine Due spicci ci lascia quel gusto agrodolce in bocca, un sorriso a denti stretti che si mischia a un nodo allo stomaco, e scusate se è poco per una serie animata.

Scheda Film
Titolo originale: Due spicci
Titolo originale alternativo: My 2 Cents
Regia: Zerocalcare
Sceneggiatura: Zerocalcare
Interpreti: Zerocalcare, Valerio Mastandrea
Fotografia:
Montaggio:
Musica:
Produzione: Movimenti Production, BAO Publishing
Distribuzione italiana / piattaforma: Netflix
Durata: 8 episodi



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