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Memory House (2020): la recensione del film di João Paulo Miranda Maria dal TFF38

25/11/2020 19:55

Cristiano Salmaso

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Memory House (2020): la recensione del film di João Paulo Miranda Maria dal TFF38

Quella di João Paulo Miranda Maria è un'opera metafisica e carnevalesca

Sono passati dieci anni esatti da quando il Festival di Cannes azzardò la Palma d'oro a un film difficile già soltanto a nominarlo: Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, del regista tailandese Apichatpong Weerasethakul. Fu grazie a quel prestigioso riconoscimento che la pellicola ebbe un minimo di distribuzione e visibilità; non è escluso che Torino azzardi a sua volta di premiare questo Casa de antiguidades, titolo originale di Memory House, film che avrebbe a sua volta bisogno di attenzioni e affezioni tutte particolari. Ma sono molte altre le parentele tra le due opere, pur così distanti anche geograficamente.

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Siamo in Brasile ai nostri giorni. Un sessantenne di colore lascia il villaggio per spostarsi al sud, dove trova lavoro in una centrale del latte; finito in una colonia bianca di austriaci razzisti e xenofobi, Cristovan si sistema in una casa abbandonata nella foresta, che si trasforma presto in una sorta di porta magica sul suo passato: una tana, un rifugio ancestrale pieno di richiami quali un corno, una panterna nera, dei misteriosi graffiti. 

Un sogno ad occhi aperti che continua anche fuori, a cominciare dal bar dove incontra Jenifer, “giaguaro biondo” che risveglia in lui istinti paterni. Solitario e taciturno, bersaglio di soprusi (dal capo dell'azienda) e crudeltà (da un gruppo di ragazzini), Cristovan non è però l'eroe buono della favola e finisce per alzare le mani sulla madre di Jenifer. «Chi credi di essere, un animale?»​ gli chiede l'anziana donna.

E allora, prima sotto le spoglie di un mandriano (che «sconfigge anche il male, se Dio vuole») e poi del toro, Cristovan si trasformerà nell'animale, diventando vittima sacrificale in balìa di un finale aperto. Non è un caso che venga proprio dal Brasile una pellicola così immaginifica, che affronta le complessità di uno dei paesi più grandi al mondo col piglio del realismo magico.

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Un'opera metafisica e carnevalesca, tra Kubrick e Lynch, tra un racconto di Bioy Casares ed un quadro di Henri Rousseau.

Film ambizioso e pieno di (troppi) spunti, ai quali João Paulo Miranda Maria abbandona uno spettatore sopraffatto e affaticato; perchè all'inganno iniziale della scena nello spazio, seguono momenti tragicomici (il colloquio di lavoro, la scena di sesso), altri violenti, altri ancora quasi horror. Casa de antiguidades è una sfilata di maschere e carri allegorici che non lascia spaesato solo il protagonista: si addentra in una foresta di simboli e richiami ma finisce per perdercisi dentro. Difficile entrarci, difficile capire bene da che parte guardarla, difficile anche uscirne.


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Genere: drammatico

Titolo originale: Casa de antiguidades

Paese, Anno: Brasile, 2020

Regia: João Paulo Miranda Maria

Sceneggiatura: João Paulo Miranda Maria
Fotografia: Benjamín Echazarreta
Produttore: Didar Domehri, Denise Gomes, Paula Cosenza
Produzione: Brasile, Francia

Colonna Sonora: Nicolas Becker
Durata: 87'

 

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