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Helmut Newton The bad and the beautiful (2020), il documentario: la recensione dal TFF38

27/11/2020 13:59

Cristiano Salmaso

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Helmut Newton The bad and the beautiful (2020), il documentario: la recensione dal TFF38

Un documentario onesto e informato, ma anche un ritratto un po' troppo limitato, piatto e isolato


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Berlinese di famiglia ebrea, classe 1920, Helmut Newton è stato tra i fotografi più famosi di tutti i tempi, riconosciuto da sempre e da chiunque per le sue immagini di nudo femminile. Non certo una sua invenzione, perchè la fotografia di nudo, anche quella erotica, è nata naturalmente insieme all'invenzione dello stesso mezzo fotografico.

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La fortunata intuizione di Newton fu piuttosto quella di portare il nudo nella fotografia di moda: è da lì che partirono la sua fama e anche qualche problema. Una carriera cominciata già dagli anni '50 su Playboy, ma che raggiunse il suo vero apice negli anni '80, quando il mutamento del costume impose un modello di bellezza forte, provocante, dominatrice. Dice Newton a una modella durante uno shooting: «C'è qualcosa di gentile nel tuo aspetto, ed è l'ultima cosa che voglio».

Un nome, il suo, che a differenza di altri ha sempre diviso estimatori e detrattori: un aspetto che Gero Von Boehm, in questo Helmut Newton The bad and the beautiful, non si preoccupa di nascondere né di enfatizzare, e che documenta invece con differenti punti di vista. Ecco allora che in un confronto televisivo un'ospite non nasconde il proprio dispetto nei suoi confronti, replicando con fermezza alle sue difese: «Lei è misogino. E giura di amare le donne, proprio come tutti i misogini». Nonostante una passione per le donne sempre manifestata, Newton non si è però mai identificato nel seduttore seriale, come confermerà tra le altre Grace Jones.

E di donne forse ne ha amata davvero solo una, sua moglie June: donna che, anche dal ritratto del film, rimanda subito alla June di Henry Miller. Sono numerose le somiglianze tra quelle due coppie: le ristrettezze degli inizi, la passione travolgente, l'emancipazione. Fino naturalmente alla ossessione erotica dei due artisti: un “voyeur professionale” per sua stessa ammissione il primo, un “profeta del desiderio” il secondo, come intitolava lo stesso Gero Von Boehm nel suo documentario del 2017 dedicato proprio a Henry Miller.

 

Sono addirittura un centinaio i lavori firmati dal documentarista tedesco, che a Helmut Newton è stato davvero vicino: il suo è un prodotto onesto e informato, ma ne esce per la verità un ritratto anche un po' troppo limitato, piatto e isolato.

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La giovinezza del fotografo all'ombra del nazismo, quando Leni Riefenstahl faceva scuola sul nudo maschile, è spunto di riflessioni sulla fotografia nella Storia che non viene sviluppato a fondo: la Riefenstahl ispirò nelle forme gli scatti di Newton, ma era fotografa di regime, e le “ragioni” che stavano dietro alle sue immagini erano profondamente e tristemente diverse. Un aspetto solo sfiorato, come anche il rapporto con altri fotografi nominati (Avedon o Mapplethorpe).

Prevale un ritratto più glamour, legato inevitabilmente alla sua notorietà, in un periodo particolarmente fortunato per la fotografia di consumo. Immagini comunque forti e non semplicemente erotiche, connesse anche a un'estetica cinematografica, sempre altrettanto forte: quelle debitrici del surrealismo di Man Ray e Luis Buñuel (come il pollo con i tacchi a spillo), quella di David Lynch che sembra “esaminare” la testa di Isabella Rossellini (come dirà lei stessa nel film), scattata ben prima di Velluto blu, o quella della modella con la finta protesi, scattata subito dopo Crash di David Cronenberg. Sarebbe interessante immaginarne le sorti oggi, nell'era di Instagram e della fotografia democratica. Come sarebbe interessante ipotizzarne una ennesima censura, un grottesco me too fotografico. Sull'argomento sarebbero state definitive le parole di Charlotte Rampling, intervistata nel film: «Il mondo ha bisogno di provocazioni: guardiamo l'arte, chi se ne frega dell'uomo».


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Genere: documentario

Titolo originale: Helmut Newton: The Bad and the Beautiful 

Paese, Anno: Germania, 2020

Regista: Gero von Boehm

Sceneggiatura: Gero von Boehm

Montaggio: Tom Weichenhain

Produzione: Lupa Film, Monarda Arts

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un progetto di Piano9 Produzioni

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