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La galassia di Andromeda (2020), la recensione dal Trieste Film Festival 32 del film di More Raça

25/01/2021 18:30

Cristiano Salmaso

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La galassia di Andromeda (2020), la recensione dal Trieste Film Festival 32 del film di More Raça

La galassia di Andromeda, opera prima della giovane regista More Raça è un esordio di tutto rispetto

Non è certo un passato felice quello del Kosovo. La galassia di Andromeda, film d'esordio della giovane regista More Raça, fa i conti con la realtà del suo paese, raccontandone una delle tante storie di vita difficile. Era accaduto qualcosa di simile anche lo scorso anno, sempre a Trieste, con la sua connazionale Antoneta Kastrati.

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Shpetim ha superato i cinquanta e dopo essere rimasto vedovo e disoccupato, deve trovare il modo di provvedere anche alla figlia Zana. Le sue giornate trascorrono girando in macchina per la città, tra la ricerca di un lavoro e le visite alla figlia, ospite di un orfanotrofio che a sua volta ha problemi economici. 

Tra padre e figlia c'è un legame forte e l'uomo fa quello che può per nascondere la condizione di miseria e mostrarle un po' di bellezza: la vecchia roulotte nella quale vive, presentata come una vera casa libera di andare ovunque, la galassia di Andromeda, lontanissima meraviglia da avvistare nel cielo quando è notte fonda. E la figlia sembra capirlo: «Non tutti possono fare grandi cose, ma possiamo farne di piccole con grande amore», la scritta sul muro che Zana gli mostra. 

 

Una sera Shpetim conosce una prostituta, che lo convince a farle da autista per accompagnarla dai clienti; fra i due nascerà un'intesa e le reciproche confidenze finiranno inevitabilmente per avvicinarli sempre di più.

Ma Shpetim è stanco di vivere di espedienti, spesso illegali, e vuole portare la figlia altrove: mancano i soldi per partire, e l'unica chance sembra allora quella di donare un rene, incoraggiato da un conoscente che può fare da tramite.

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Non deve aver richiesto grandi sforzi di immaginazione la costruzione del film, ed è proprio in questo che risiede il suo punto di forza: la storia è già sentita, i personaggi già visti, purtroppo non solo al cinema. Così funziona tutto, almeno nei primi quaranta minuti: lo sguardo su una piccola storia di disperazione è quello tipico del cinema dell'est, fermo e deciso, senza spazio per orpelli o retorica, semmai per una battuta caustica: come «Mi ricorderò di te» al finto colloquio di lavoro, mentre da dietro la vetrata tutti gli altri guardano; o l'offerta di donare un rene per fare «3500 euro facili facili».

Ben girato, fedele alla sua impronta realista e capace di tenere bene i tempi lenti, il film convince nelle parti più dure (il pugno in faccia a Shpetim e poi il dente che si toglie da solo) e in quelle più spoglie e povere di dialoghi (il furto di benzina e, in generale, le scene di transizione).

Convince meno quando vuole empatizzare con i suoi personaggi: lo spazio che si prende la storia (quasi) d'amore con la prostituta, che è troppo (o troppo poco), e soprattutto i momenti musicati, che diventano sempre più svenevoli e invadenti. Avrebbe giovato tenere il distacco della prima parte fino in fondo e rinunciare a una colonna sonora troppo riempitiva. Ma La galassia di Andromeda è un esordio di tutto rispetto, aspettiamo certamente More Raça alla prossima prova.​


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Genere: drammatico

Titolo originale: Galaktika e Andromedës

Paese, Anno: Kosovo/Spagna/Italia, 2020

Regia: More Raça

Sceneggiatura: More Raça

Fotografia: Dario Sekulovski

Montaggio: Don Raça

Interpreti: Sunaj Raça, Elda Jashari, Juli Emiri, Avni Dalipi, Don Raça, Fisnik Istrefi, Mirsad Ferati, Agron Demolli, Nentor Fetiu, Aurita Agushi, Bekim Jashari, Fis Haliti, Shpejtim Kastrati, Nik Istrefi

Colonna sonora: Matteo Carbone

Produzione: Arena

Distribuzione internazionale: Fandango

Durata: 82'


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