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Essere Linda Evil (2020), la recensione del documentario di Aldo Fabbri che racconta il mondo del BDSM

02/02/2021 19:13

Marco Filipazzi

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Essere Linda Evil (2020), la recensione del documentario di Aldo Fabbri che racconta il mondo del BDSM

Essere Linda Evil racconta il mondo del BDSM con rispetto e curiosità

BDSM. Bondage & Disciplina. Dominazione & Sottomissione. Sadismo & Masochismo. Dietro questo acronimo si cela un intermo mondo, anzi un universo: complesso e stratificato, con regole, ruoli, simboli ben precisi. Una vera filosofia di vita, in alcuni quasi una vocazione.

Nell’immaginario collettivo però il BDSM viene spesso ridicolizzato, guardato con diffidenza, trattato con superficialità proprio perché borderline e confinato ai margini in quanto incompreso. Mentre alcuni feticismi (il più emblematico è quello di Quentin Tarantino per i piedi femminili) sono stati negli anni sdoganati, sulle pratiche più “estreme” vi sono ancora molti pregiudizi e tabu (in Italia poi) che i media non sanno come affrontare se non attraverso la commedia o, peggio, sfociando nella caricatura.

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L’esempio più emblematico è la saga di Cinquanta sfumature di grigio, ma anche svariate scene di teen-movie (da Euro Trip ad American Pie) fino alla serie Netflix Bonding, che orbita proprio attorno al rapporto schiavo-padrona. Sull’altro piatto della bilancia invece vi è l’estremizzazione più violenta e sadica, che ci ha portato agli eccessi di The Cell (sì, il film con Jennifer Lopez), Boxing Helena e Ichi The Killer. La verità di questo mondo, come per tutte le cose, galleggia nel mezzo.

 

Il documentario Essere Linda Evil si pone proprio in questo limbo, affrontando con serietà e rispetto l'argomento. Come pochi altri prodotti hanno fatto prima.

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La narrazione prende per mano lo spettatore, accompagnandolo alla scoperta del BDSM, dettando una sola condizione: chi guarda dovrà spogliarsi da ogni preconcetto o pregiudizio. La sola cosa che si deve tener stretta è la propria curiosità.

Affrescando un videoritratto della mistress Linda Evil (nome d’arte di Linda Neri), attraverso le parole di questa padrona che «è dominante da sempre, per natura»​ come ci spiega lei stessa, ci viene raccontato un mondo difficile da comprendere per chi vi è estraneo. Ma non solo. A parlare sono anche alcuni dei suoi clienti, che restituiscono l’altra faccia della medaglia: se da una parte c’è infatti l’impeto di dominare, esso può esistere solo se trova riscontro in qualcuno che è servile, disposto a farsi maltrattare traendone piacere. In una parola, uno schiavo.

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Essere Linda Evil non è un trattato di psicologia (o meglio, lo è in minima parte, e lo fa senza esprimere giudizi) ma il regista Aldo Fabbri riesce a dipingere un quadro abbastanza esaustivo di questo mondo, dando allo spettatore le nozioni sufficienti (sia psicologiche sia fisiche, quando Linda ci mostra le pratiche più richieste dai suoi clienti e i vari oggetti che usa durante le sessioni) per comprendere un po’ di più questo mondo oscuro e ignoto a chi non lo frequenta. 

Essere Linda Evil è inoltre la dimostrazione che, anche con scarsi mezzi a disposizione (la ristrettezza di budget è evidente) è possibile puntare su idee forti per realizzando prodotti interessanti, anomali, ma soprattutto originali nel panorama cinematografico italiano.

Plauso d’onore quindi al regista Aldo Fabbri e al produttore Massimo Bezzati (uno che di estremo e indie se ne intende avendo curato tre edizioni del Selva Nera Fantastic Film Festival) per aver realizzato questa scheggia impazzita che però riesce a centrare perfettamente l’obiettivo prefissato.


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Genere: documentario

Paese, Anno: Italia, 2020 

Regia: Aldo Fabbri

Sceneggiatura: Aldo Fabbri

Interpreti: Linda Evil

Produzione: Moonlight Legacy Production, Massimo Bezzati

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un progetto di Piano9 Produzioni

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