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Il Muto di Gallura (2021), la recensione del film di Matteo Fresi: una storia di frontiera ambientata in Sarde

02/12/2021 09:00

Marcello Perucca

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Il Muto di Gallura (2021), la recensione del film di Matteo Fresi: una storia di frontiera ambientata in Sardegna

Il Muto di Gallura è la storia di Bastiano Tansu, personaggio realmente esistito nella Sardegna di metà '800 e divenuto, nel tempo, leggendario.

Unico film italiano in concorso al 39° Torino Film Festival, Il Muto di Gallura di Matteo Fresi è la storia di Bastiano Tansu, personaggio realmente esistito nella Sardegna di metà Ottocento e divenuto, nel tempo, una figura quasi leggendaria.

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Il film di Fresi, recitato in gallurese sottotitolato, ruota intorno alla faida tra le famiglie Vasa e Mamia durata otto lunghi anni a partire dal 1848, che provocò oltre settanta morti. Tutto ha inizio con lo sgarbo che Pietro Vasa (Marco Bullitta), in procinto di sposarsi con la figlia di Antonio Mamia (Giovanni Carrioni), infligge al futuro suocero.

 

Da quel momento, fra le famiglie che stavano per unirsi grazie al matrimonio dei due giovani, prende avvio una impressionante serie di assassinii dettati dalle regole imposte dal codice della vendetta, profondamente radicato nella cultura della gente sarda dell’epoca. Una faida che diventa ancor più sanguinosa nel momento in cui Pietro Vasa coinvolge il cugino Bastiano Tansu (Andrea Arcangeli), sordomuto dalla nascita ma dotato di una mira prodigiosa. 

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Bastiano diventa così il protagonista principale di questo melodramma ambientato fra i monti impervi della Gallura.

Emarginato e solitario, diventa un assassino per vendicare i morti della propria famiglia. Non per questo perderà l’umanità e la sensibilità che, nonostante tutto, possiede grazie proprio alla sua diversità. 

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Matteo Fresi con Il Muto di Gallura confeziona un film in cui, oltre a raccontare una interessante e poco conosciuta storia del passato, propone l’immagine di una società antica, arcana, con le sue regole e il suo codice.

 

Fondamentale diventa il paesaggio, aspro e inospitale, dei monti galluresi: alte rocce di granito, fitti boschi di macchia mediterranea, una natura selvaggia e inaccessibile che riflette la stessa impenetrabilità dell’animo di Bastiano; gli sfondi diventano, a loro volta, protagonisti di un’opera che, a volte, sembra eccedere nella melodrammaticità, pur mantenendo comunque alto l’interesse per la storia del Muto di Gallura. 

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La Sardegna dell’epoca era, come afferma il regista, «una terra di frontiera» in cui le istituzioni, qui rappresentate dalla Chiesa e dall’esercito Savoia, non riescono ad affermarsi. In cui l’unica legge riconosciuta era quella tramandata di generazione in generazione sin da tempi remoti. 

 

Non può non venire in mente Disamistade, brano in cui Fabrizio de André descrive «un’assenza apparecchiata per cena», il dolore provocato dalla catena di vendette che si perpetuano in una faida. Un lavoro di sottrazione compiuto dall’artista genovese che aggiunge grande drammaticità al racconto.

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Non si può dire lo stesso del film di Fresi, purtroppo. Ma Il Muto di Gallura resta un film assolutamente godibile, che ben figura nel ricco cartellone di questa edizione del festival torinese.


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Genere: drammatico

Paese, anno: Italia, 2021

Regia: Matteo Fresi

Intepreti: Andrea Arcangeli, Marco Bullitta, Giovanni Carroni, Syama Rayner, Aldo Ottobrino

Distribuzione: Fandango

Durata: 103'

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