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Satoshi Kon: The Illusionist (2021), la recensione: il documentario sul genio dell'animazione giapponese

11/12/2021 18:32

David Salvaggio

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Satoshi Kon: The Illusionist (2021), la recensione: il documentario sul genio dell'animazione giapponese

A più di dieci anni dalla sua scomparsa arriva nel nostro paese, in occasione del Future Film Festival, un interessante documentario su Satoshi Kon

La figura di Satoshi Kon, di importanza capitale tanto negli anime quanto nel cinema mondiale, ha cambiato letteralmente tutto. Parliamo di un vero e proprio genio, capace di lasciare per sempre il segno con una filmografia piuttosto esile: quattro lungometraggi e una serie tv. Esile, perchè un tumore al pancreas ce lo ha sottratto il 24 agosto del 2010.

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A più di dieci anni dalla sua scomparsa arriva nel nostro paese, in occasione del Future Film Festival, un interessante documentario che lo riguarda: si tratta di Satoshi Kon: The Illusionist, scritto e diretto da Pascal Alex-Vincent.

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Il regista francese, attraverso filmati di repertorio e la voce di grandi esponenti del settore, ci permette di conoscere meglio questa figura. E data la gigantesca mole di contenuti che Kon rappresenta, in ottanta minuti circa, il prodotto riesce a sintetizzare bene l'essenza della sua poetica.

Questo documentario alimenta la curiosità di scoprire Kon, soprattutto in coloro che non lo conoscono. Oltre a brevi excursus su ogni singola opera, dal capolavoro d'esordio Perfect Blue al memorabile Paprika, riusciamo a scorgere qualcosa anche della persona di Kon. Abbastanza permaloso ma sempre calmo e pacifico nel suo lavoro, che riteneva uno strumento efficace per combattere la spietata industria degli anime; industria che non valorizzava i propri lavoratori, che non permetteva loro di sfogare davvero il proprio genio e che sapeva essere più cattiva del previsto. 

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A parlare di Kon, attraverso interviste e brevi interventi, troviamo dei veri e propri pezzi da novanta: Mamoru Oshii, Mamoru Hosoda, Darren Aronofsky, Marc Caro, Junko Iwao e molti altri.

Scopriamo che Kon ha dovuto scontrarsi con botteghini deludenti, al netto di una critica crescente in qualità ed entusiasmo. Forse perchè, per vari motivi, è stato un autore troppo avanti per il suo tempo. In lui, infatti, la realtà e la finzione si mescolano e distinguere l'una dall'altra è pressochè impossibile.

 

Quando si guardano i suoi film, a eccezione forse di Tokyo Godfathers, non si hanno mai certezze. In Perfect Blue, che si distacca abbastanza dal romanzo originale, assistiamo alla vicenda della idol Mami: la ragazza viene presa di mira da uno stalker ed entra in un vortice di terrore assolutamente inquietante, cosa che rende questo thriller assolutamente imperdibile. Purtroppo l'Italia non ha ancora una sua edizione home video degna di questo nome. 

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I piani della realtà e della finzione si mescolano ancora in Millennium Actress, dal piglio più biografico e meno inquietante: uscito nelle sale molto dopo la sua completa realizzazione, cosa che irritò non poco Kon, assistiamo all'intervista di un attrice ormai sul viale del tramonto; questo è il punto di partenza per un viaggio nel tempo e nella memoria tutto da scoprire. Kon diventa invece più lineare in Tokyo Godfathers, dove tre curiosi senzatetto entrano casualmente in contatto con una neonata; il viaggio per riportarla a casa ci conduce nella zona oscura di Tokyo, tra quella della gente povera e ormai ai margini della società. 

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Questo genio nipponico ci ha lasciato anche una serie, assolutamente micidiale, che porta il nome di Paranoia Agent: un'opera monumentale, a cui hanno lavorato diversi registi, un thriller che va a parare in tematiche tanto attuali quanto inquietanti. E prima della sua scomparsa Kon ci regala Paprika, capace di influenzare autori come lo stesso Aronofsky e Christopher Nolan. Tutte le tematiche di Kon, attraverso un romanzo di fantascienza ritenuto inadattabile ma portato da lui magnificamente a schermo, arrivano alla massima potenza: il sogno, il metacinema, la realtà, la finzione e i miliardi di modi in cui essi possono sovrapporsi. È lo stesso prodotto in cui ci vengono lasciati indizi su Dreaming Machine, il prossimo film che avrebbe diretto e che non vedremo mai.

 

Satoshi Kon: The Illusionis è un documentario che, per quello che può, rende discretamente l'immensa grandezza di un vero e proprio genio. Un autore di cui dovete assolutamente recuperare la filmografia, se non lo avete già fatto: senza pensarci due volte.


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FUTURE FILM FESTIVAL
1-2 dicembre: MODENA – Laboratorio Aperto 
8-12 dicembre: BOLOGNA – DumBo, Cineteca, DMS, Das


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Genere: documentario

Titolo originale: Satoshi Kon: Yumemiru Hito

Paese, anno: Giappone/Francia, 2021

Regia: Pascal-Alex Vincent
Sceneggiatura: Pascal-Alex Vincent   
Fotografia: Gordon Spooner, Toshiyuki Kiyomura  Montaggio: Clément Selitzki
Musica: Théo Chapira
Produzione: Carlotta Films, Allerton Films, Genko (JP), Eurospace Inc. (JP)

Durata: 81'

 


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