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Diabolik (2021), la recensione del film dei Manetti Bros. con Luca Marinelli: un film di genere, fatto di pass

21/12/2021 16:20

Marco Filipazzi

Recensione Film, RaiPlay, Film Italia, Film Cinecomic, Valerio Mastandrea, Luca Marinelli, Manetti Bros., Miriam Leone, Film Action, Diabolik,

Diabolik (2021), la recensione del film dei Manetti Bros. con Luca Marinelli: un film di genere, fatto di passione e inchiostro

Luca Marinelli restituisce un Diabolik estremamente algido e calcolatore, proprio come dovrebbe essere. Miriam Leone è l’incarnazione perfetta di Eva Kant.

Se si pensa al fumetto italiano e ai personaggi che sono nati nel nostro paese, due sono i nomi che balzano subito alla mente. Uno è il Dylan Dog di Tiziano Sclavi, l’altro è il Diabolik delle sorelle Giussani. E se al primo ha detto abbastanza male in quanto a incarnazioni di celluloide (i fan film come Vittima degli eventi di Claudio Di Biagio o Il trillo del Diavolo di Roberto D’Antona sono di gran lunga superiori alla trasposizione ufficiale con Brandon Routh), al ladro in tuta nera è andata decisamente meglio.

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Nel 1968 Diabolik arriva per la prima volta sullo schermo, grazie alla magistrale tecnica di un altro mostro sacro (cinematografico stavolta) come Mario Bava, che ne trae un film quasi psichedelico, che frulla futurismo, pop e optical art. Mezzo secolo dopo sono i Manetti Bros a reinventare il Re del Terrore, prendendo un fumetto di più di 60 anni fa - che in questo lasso di tempo ha mantenuto pressoché invariate le sue atmosfere e la propria poetica narrativa - e gettandolo nella frenetica mischia dei cinecomics moderni. 

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Il risultato? È Diabolik, il che non vuol dire in nessun modo che deve rispecchiare lo standard imposto dalla Marvel ma, anzi, è un film che sottolinea proprio la differenza abissale che corre tra questi due fumetti, prima sulla carta, poi sullo schermo.

Perché se il cinema di Gabriele Mainetti cerca di declinare in salsa nostrana gli stilemi USA (lo ha fatto prima con Lo chiamavano Jeeg Robot, poi con Freaks Out) nel tentativo di dimostrare che “anche noi siamo capaci di farlo", ai Manetti non importa muoversi in questa direzione. Hanno sempre agito di pancia, lottando costantemente sin dal loro esordio  - Zora la vampira, nel 2000 - per imporre la propria visione: film di genere in un'era in cui il genere in Italia non esisteva (o, peggio, veniva schifato) arrangiandosi a lavorare con pochi mezzi ma tante idee e, soprattutto, tanta passione.

 

Un cinema artigianale, lontano dal mainstream, che pesca a piene mani dalla nostra tradizione degli anni ’70 e ’80, reimpastandola e reinventandola. 

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In questo senso i Manetti sono anche i registi perfetti per poter dare fisicità alle pagine di Diabolik: questo eroe, rimasto congelato agli anni ’60, viene affrontato (registicamente e narrativamente parlando) proprio come se fosse il protagonista di film di quegli anni. 

 

Sì, la narrazione è lenta e il minutaggio forse eccessivo (2 ore e un quarto), ma in qualche modo è anche la scelta migliore per rendere giustizia al personaggio. Il film è basato sul terzo albo della serie, L'arresto di Diabolik, e racconta il primo incontro e la nascita della complicità - sentimentale e criminale - tra il Re del terrore ed Eva Kant. 

Tecnicamente, il film è impeccabile: a più riprese si ha persino "l’effetto Sin City", in cui sembra che le tavole di Diabolik prendano letteralmente vita sullo schermo. L’immaginaria Clerville trova la sua incarnazione perfetta - a livello di atmosfera, location e scenografie - che unite alla colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi (ma ci sono anche due brani cantati da Manuel Agnelli) permeano il film di una densa atmosfera da noir anni ’60.

 

La regia dei Manetti sembra riprodurre inquadrature e angolazioni delle tavole inchiostrate: dai dialoghi agli inseguimenti in auto con la polizia, dalle panoramiche che vedono protagonista la mitica Jaguar nera al famigerato lancio del coltello. 

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E gli interpreti? Luca Marinelli restituisce un Diabolik estremamente freddo, algido e calcolatore, proprio come dovrebbe essere. Miriam Leone è l’incarnazione perfetta di Eva Kant: elegante, sensuale e spietata; una donna che, sin dalla sua prima apparizione nei fumetti, è sempre stata avanti rispetto al tempo in cui viveva. Il Ginko di Valerio Mastrandrea è l’antitesi perfetta del ladro: un ispettore scaltro e acuto, che arriva sempre a un passo dal catturare il protagonista, ma che ogni volta non ci riesce per un soffio, al punto che quasi dispiace per quanto è in gamba.

 

Poi sì, è vero, Diabolik è un film lento, sicuramente lontanissimo da quel baraccone bombardante che può essere un film Marvel; ma è anche vero che la sola cosa che accomuna questi film è il fatto di esser tratti da fumetti. Fumetti, a loro volta, lontanissimi tra loro. Davvero la lentezza è un motivo sufficiente per giudicare Diabolik un cattivo film? Dai, siamo seri.


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Genere: action, cinecomic
Titolo originale: Diabolik
Paese, anno: Italia, 2021
Regia: Antonio Manetti, Marco Manetti
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
Fotografia: Francesca Amitrano
Montaggio: Federico Maria Maneschi
Interpreti: Alessandro Roja, Antonino Iuorio, Claudia Gerini, Daniela Piperno, Davide Devenuto, Giovanni Calcagno, Guglielmo Favilla, Luca Di Giovanni, Luca Marinelli, Massimo Triggiani, Miriam Leone, Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Citran, Serena Rossi, Stefano Pesce, Urbano Barberini, Valerio Mastandrea, Vanessa Scalera
Colonna sonora: Aldo De Scalzi, Pivio
Produzione: Astorina, Mompracem, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 133'
Data di uscita: 16/12/2021


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