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The Batman (2022), la recensione: l'uomo pipistrello di Matt Reeves non è oscuro come vorrebbe far credere

07/03/2022 10:00

Vito Sugameli

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The Batman (2022), la recensione: l'uomo pipistrello di Matt Reeves non è oscuro come vorrebbe far credere

The Batman rifiuta l’epica pomposa, i riferimenti mitologici, i rallenty sovrabbondanti di Zack Snyder. È un film più furbo e si trascina lento fino alla fine

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Povero Zack Snyder. Difficile immaginare come si possa sentire davanti a questo The Batmandopo essere stato bandito dal DC Extended Universe che aveva contribuito a lanciare con L’uomo d’acciaio. L’abbandono di Ben Affleck davanti e dietro la macchina da presa per il film solista su Batman è stata un'ulteriore ferita al cuore.

 

Il progetto alla fine è stato affidato a Matt Reeves, celebre per Cloverfield (meno per il suo sequel e per il remake americano di Lasciami entrare) e per aver preso in eredità il franchise de Il Pianeta delle scimmie da Rupert Wyatt, portandolo a uno straordinario successo al box office.

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Il nome di Matt Reeves per Warner era prioritario: è stato pregato, atteso e sedotto. Finché il regista americano, amico d’infanzia di J.J. Abrams (quest’ultimo, con la sua Bad Robot, tassello fondamentale del nuovo corso DC Universe in TV e al cinema), ha ceduto.

 

Reeves ha deciso di cancellare - all’apparenza - tutto quello che, prima di lui, era stato fatto sul personaggio, a una sola condizione: «poter ricreare il suo batverse senza condizionamenti»; eccetto per il PG-13 imposto dai vertici per massimizzare gli incassi e non lasciare indietro i giovanissimi spettatori.

Appare chiaro come Warner, dopo l’inaspettato successo di Joker, abbia voluto distaccarsi dal formato seriale del Marvel Cinematic Universe a favore di quello che i fan DC hanno sempre saputo: i film, come i fumetti, li scrivono gli autori, non gli Studios.

 

The Batman, come il Joker di Todd Phillips, vorrebbe essere cinema d’autore in cui i personaggi principali indossano delle maschere.

 

Tant'è vero che, se si esclude l’inseguimento in auto e il finale catastrofico, l’azione in The Batman è accessoria. E chi dice che i combattimenti sono un riferimento alla serie Arkham di Rocksteady forse ha dimenticato o non ha mai visto Batman V Superman.

Lo sviluppo è didascalico e semplicistico, affidato molto alle parole e alla musica (onnipresente) di Michael Giacchino, poco alle immagini e alle suggestioni (a differenza di Snyder).

Se Todd Phillips saccheggiava Martin Scorsese e gli anni settanta, Matt Reeves si ispira a David Fincher e al grunge dei Novanta, con Something in the way dei Nivana determinante nel porre le basi in termini di atmosfera emotiva del film. The Batman, insomma, si prende maledettamente sul serio.

 

Peccato che di fumetti stiamo parlando e, mettetela come volete, è ridicolo il presupposto alla base di qualsiasi (super)eroe: dunque piuttosto che di realismo (The Dark Knight Rises, mannaggia a te) sarebbe più opportuno interpellare la plausibilità.

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The Batman rifiuta l’epica pomposa, i riferimenti archetipi e mitologici, i rallenty sovrabbondanti di Zack Snyder. È un film più furbo e si trascina lento fino ai titoli di coda (con sorpresa di Nolaniana memoria), per catturare l’aspetto noir mai raccontato al cinema e che fa parte delle origini del personaggio: le sue doti da detective (in)fallibile.  

 

Non si sa bene come, Batman conosce istantaneamente le risposte agli indovinelli, tranne per la più importante e ovvia – "Rata Alada" (ci arriva grazie al Pinguino ma sembra un siparietto degno della serie Tv anni sessanta) – mentre ad Alfred, un ex agente dei servizi segreti, più vicino alla serie televisiva Pennyworth che al maggiordomo protettivo delle incuriosini precedenti, spetta il compito di decifrarli e di fatto risolverli. Il personaggio di Alfred, per altro, è insieme a Bruce Wayne quello maggiormente sacrificato e fuori fuoco.

Questo nuovo reboot, che ha esaltato pubblico e critica, dimostra quanto Snyder si fosse sbagliato con Batman: bastava scomporlo e ricomporlo sotto una nuova luce (rossa) per farlo percepire diverso laddove invece non è altro che una sintesi lunga (lunghissima) di cose già viste.

 

A cambiare è la centralità del personaggio: per la prima volta nella sua storia cinematografica, i riflettori sono puntati su di lui e non sui freaks. Sembra una svolta positiva invece dimostra quanto Christopher Nolan e Tim Burton avessero capito profondamente il personaggio: sono i suoi freaks - tra i migliori mai creati - a rendere cool un personaggio in questa versione piuttosto lamentoso e paranoico, che da solo non riesce a reggere la scena.

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Sebbene si muova di notte, sotto una pioggia costante, l’uomo pipistrello di Matt Reeves non è così oscuro come vorrebbe far credere. Si definisce “ombra” ma troneggia come una statua davanti ai nemici prima di abbatterli, quasi compiaciuto.

 

Si muove con naturalezza affianco a civili e poliziotti, condivide con loro lo stesso spazio, guida un’auto che per colori e frastuono non passa inosservata (il suo ingresso in scena ammicca a Christine - La macchina infernale) e non ha ancora maturato le conoscenze e la sicurezza necessarie per potersi lanciare nel vuoto e «volare con le sue ali»​​, che è metaforicamente la sua condizione psicologica di questo primo tassello di una trilogia praticamente certa.

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La versione emo del Batman di Robert Pattinson, non pienamente formato, dagli occhi truccati e ancora troppo gracile per risultare minaccioso, scoprirà di essere dotato di un codice morale che lo differenzia dalla spinta vendicativa che invece dava letteralmente linfa vitale a Il Corvo di Brandon Lee.

 

In piena crisi di identità, Batman esibisce cattiveria irrazionale e saggezza da detective non giustificata, riprendendo il concetto di vendetta (lui stesso si fa chiamare in questo modo) come un mantra momentaneo per giustificare la sua sete di giustizia, impostagli dai genitori, in contrasto con una società marcia e corrotta. Ma questa atmosfera soffocante e lercia, se non fosse per i comparti di scenografia e fotografia, non si palesa mai con azioni violente e scioccanti.

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La scrittura è semplicistica e si ferma a un livello molto più basso rispetto alle aspettative lasciate intendere dal trailer. Gli indovinelli adattati in italiano perdono di efficacia e gli intrecci da Supergiallo di Topolino non reggono minimamente il confronto con Seven o Zodiac (per non parlare delle atmosfere o del ritmo): si conoscono le identità dei cattivi e le motivazioni dell’Enigmista non sono abbastanza penetranti da giustificare un'attenzione costante (e appassionata) dello spettatore alla ricerca della verità.

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Tante sono le contaminazioni fumettistiche e cinematografiche, a dimostrazione che Reeves prima che regista è un attento conoscitore della materia: da The Long Halloween, Anno Uno/Due fino ai richiami evidenti a Il Cavaliere Oscuro, talmente tanti che a un certo punto rischiano di diventare invadenti e fuori portata se non ti chiami Christopher Nolan.

 

Inutile citarli tutti: The Batman è praticamente la copia speculare del Il Cavaliere Oscuro soft-teen-emo e Batman Begins, dove la genesi materiale su come diventa «l'eroe che tutti temono» viene sostituita da quella etica.

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La fotografia di Greig Fraser prova a dire la sua in termini di colori dominanti e giochi di luce-ombra, aiutata dalla stessa tecnologia impiegata in The Mandalorian (la Stagecraft) e dalla computer grafica della ILM, mai così presente e determinante in un film sul cavaliere oscuro.

 

E gli altri personaggi, invece, come sono? Eccetto per il Pinguino, un irriconoscibile Colin Farrell, che potrebbe rubare la scena nella serie a lui dedicata in sviluppo per HBO Max, tutti gli altri personaggi sono copie carbone delle controparti a fumetti: Zoe Kravitz è bellissima, migliore di Anne Hathaway, ma Michelle Pfeiffer resta irraggiungibile; Paul Dano è un gigante - impossibile dimenticare la sua enorme performance in Prisoners - ma qui va in overacting, specie quando si mostra col suo vero volto; Jeffrey Wright è un insignificante tenente Gordon. Bruce Wayne è l'equivalente del dott. Jekyll per Mr. Hyde, da sopraffare e celare: la personificazione della quiete in una mente sopraffatta dalla violenza che deve esser sedata per non valicare il confine etico che lo distingue dai suoi nemici.

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Difficile considerare The Batman un brutto film ma è certamente un’occasione sprecata di vedere al cinema la cattiveria e il lato bipolare del personaggio più umano e affascinante della DC (chissà come sarebbe andata con Darren Aronofsky alla regia). È soporifero ma centrato nel voler accontentare tutti senza correre dei rischi - anche se la durata di tre ore può essere un deterrente per gli incassi a lungo termine - destinato a una nuova generazione di spettatori che intendono “crescere” con il personaggio al cinema.

 

Per chi, invece, è nato con Tim Burton e cresciuto con Christopher Nolan, questa versione può essere un problema: il loro retaggio è così forte e presente ancora oggi, che per cancellare il loro operato non è bastato Zack Snyder (uno con tanti difetti ma tendenzialmente capace di schierarsi e lottare per la sua visione), figurarsi un regista privo di una forte personalità come Reeves. Con il suo sguardo in soggettiva e una scrittura poco ispirata e originale, non ha convinto un fan di vecchia data.


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Genere: action, cinecomic, drammatico

Titolo originale: The Batman

Paese, anno: USA, 2022

Regia: Matt Reeves

Sceneggiatura: Matt Reeves, Peter Craig

Fotografia: Greig Fraser

Montaggio: Tyler Nelson, William Hoy

Interpreti: Amber Sienna, Andy Serkis, Barry Keoghan, Colin Farrell, Elena Saurel, Iana Saliuk, Jay Lycurgo, Jayme Lawson, Jeffrey Wright, John Turturro, John Wolfe, Lorraine Tai, Mark Killeen, Max Carver, Paul Dano, Pepe Balderrama, Peter Sarsgaard, Robert Pattinson, Rupert Penry-Jones, Ruth Horrocks, Todd Boyce, Zoe Kravitz

Colonna sonora: Michael Giacchino

Produzione: 6th & Idaho Productions, DC Comics, DC Entertainment, Warner Bros.

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 176'

Data di uscita: 03/03/2022


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