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8 buone ragioni per vedere Peaky Blinders su Netflix (se non lo hai ancora fatto)

05/08/2022 13:36

Samantha Ruboni

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8 buone ragioni per vedere Peaky Blinders su Netflix (se non lo hai ancora fatto)

La sesta - e ultima - stagione di Peaky Blinders è finita, e con lei anche la saga degli Shelby: 8 buoni motivi per recuperare lo show Netflix.

La sesta - e ultima - stagione di Peaky Blinders è finita, e con lei anche la saga degli Shelby: eppure ancora in molti non hanno mai visto lo show Netflix. Ecco 8 buoni motivi per iniziarlo.

La frase «By order of the Peaky Blinders»​ è ormai virale ed è entrata a far parte della nostra quotidianità quanto il nome di Tommy Shelby, interpretato da Cillian Murphy. Peaky Blinders ci ha tenuto compagnia dal 2013 al 2022, passando dalla BBC a Netflix, per terminare con una stagione 6... esplosiva. Ma al di là dei meme sui social, avete mai pensato all'impatto culturale di questa serie? Tra chi la venera e chi la snobba, non si può negare che sia stata di fondamentale importanza per la tv di questi ultimi anni.

 

In attesa del film cinematografico, che nel 2024 pare chiuderà (stavolta davvero) il mito degli Shelby, in questo articolo proviamo a riassumere in 8 punti perchè lo show di Steven Knight si è meritato un posto d'onore nella serialità e perchè, se ancora non hai visto Peaky Blinders, dovresti proprio recuperarla.

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Thomas Shelby

Lo sappiamo: uno dei principali motivi per cui si inizia a guardare Peaky Blinders è Thomas Shelby, ovvero il suo interprete Cillian Murphy. Algido e risoluto criminale, Tommy è il secondo dei fratelli della famiglia Shelby: è un personaggio potentissimo che, in ogni stagione, dona al pubblico una nuova sfumatura della sua personalità.

 

Anche grazie al talento di Cillian Murphy, Thomas Shelby è uno dei personaggi più intriganti della storia della televisione.

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Con una forza intimidatrice da non sottovalutare, muove i fili di un piano macabro che dalla prima all'ultima stagione mostra una sua coerenza: espandere la presenza dei Peaky Blinders, rovesciando le imprese di gang potenti e finendo dal giro delle corse dei cavalli alle stanze della politica internazionale con alcuni dei protagonisti del Novecento. Nonostante Tommy Shelby sia il protagonista della serie, e per questo sia molto facile entrare in empatia con lui, la serie chiarisce molto bene la sua natura di antieroe: è un uomo spietato, violento e ambizioso che non si fa scrupoli - per i propri obiettivi - a muoversi persino contro la sua famiglia. Uccide, tortura, tradisce nemici e anche gli alleati, se serve. Manipola come marionette quelli gli stanno accanto e spesso le donne. Una cosa è certa: interpretando Tommy Shelby, Cillian Murphy ha donato ai suoi spettatori una delle migliori  performance della sua carriera.

Gli indimenticabili personaggi femminili

Per avere a che fare con i Peaky Blinders le donne devono essere toste per forza. Il personaggio che di certo ha fatto la storia della tv è Zia Polly (interpretata dalla compianta Helen McCrory): la matriarca, colei che ha portato avanti il "business" di famiglia quando gli uomini Shelby erano a fare la guerra, colei che resta al fianco di Tommy come consigliera anche a costo di mettersi contro suo figlio Michael. È molto protettiva nei confronti della famiglia, ma allo stesso tempo la disprezza così come disprezza sé stessa e le scelte fatte nel passato. Polly non ha pietà per chi fa del male agli Shelby, ma lungo la serie dimostra anche di avere un cuore e delle debolezze adorabili.

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Altro personaggio indimenticabile è Ada Shelby, sorella di Tommy e unica donna tra i fratelli Shelby.

 

Sempre in cerca di un cambiamento, soprattutto per le donne e per le loro battaglie, è di certo una figura femminile non convenzionale: vedova, con due figli e senza nessuna volontà di risposarsi; difende la sua indipendenza con le unghie e con i denti e trova anche il tempo di dedicarsi alla politica e agli affari di famiglia. Inoltre, se Tommy ha dei problemi personali (e ne ha molti, lungo la serie) è lei che gli va in soccorso, con animo saggio e sensibile, ma anche risoluto.

E di personaggi bellissimi ce ne sono molti altri, dall'imprevedibile Linda, moglie di Arthur (il focoso fratello maggiore di Tommy) alla gitana Esme. Senza dimenticare, ovviamente, le molte amanti di Thomas: principesse russe, sindacaliste, allevatrici di cavalli. Ma fra tutte le donne di Tommy, ricordiamo il suo unico amore: Grace Burgess. La loro relazione, iniziata tra bugie e inganni, diventerà un matrimonio non troppo fortunato e trasformerà Grace in una sorta di spirito guida per il protagonista Shelby. 

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La trama gipsy

Scopriamo sin dai primi minuti dello show - la 1x01 inizia proprio con un incantesimo/maleficio - che la famiglia Shelby ha radici gipsy: fa parte dei Romanì-irlandesi, gruppo etnico presente in Inghilterra fin dal 1500. E le tradizioni gitane, parte integrante dello show,  rendono la serie ancora più intrigante e misteriosa: assistiamo a matrimoni e funerali, a usanze tipiche (il fatto di non poter dire il nome di un defunto ad alta voce), a rituali e malocchi che ricadono puntualmente sulla famiglia Shelby. Se nelle stagioni centrali questa trama si perde un po', occorre attendere la stagione 6 perchè diventi decisiva.

Lo stile

Come ogni serie britannica, anche Peaky Blinders è impeccabile: casting, scenografie, costumi, ambientazioni concorrono per generare il fascino di questo show. E la cinematografia di questo show ha infine fatto la storia della televisione, rendendolo riconoscibilissimo dal singolo fotogramma.

 

Dai bassifondi di Birmingham nasce ogni cosa ed è qui che i protagonisti tornano regolarmente, a Small Heat, a ritrovare l'essenza del loro potere: il fiume, il fango, le industrie, le case di mattoni nere per i fumi del carbone, le strade mal pavimentate, l’arancione delle scintille delle colate delle fusioni di metalli e le esplosioni per strada.

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Inoltre in Peaky Blinders si uniscono spesso realtà e sogno, come nell'indimenticabile sequenza che apre la serie: Tommy Shelby presentato a cavallo di un nero destriero, che trotta tra le vie del suo quartiere dirigendosi verso una strega che deve compiere il suo presagio. 

 

Per non parlare dei costumi, che riflettono l’importanza dell’apparire della working class britannica. Quindi immancabile per i Peaky è l’abito a 3 pezzi di sartoria, ovviamente fatto su misura, con tanto di cappottone, guanti ​di pelle e orologio da taschino. E, immancabile, è ovviamente il cappello piatto a 8 spicchii Peaky Blinders hanno infatti la loro arma segreta nella visiera tagliente, in cui nascondono lamette affilate per poter sorprendere i nemici. Insomma c’è stile anche negli omicidi.

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E che dire del taglio, ormai diventato iconico (e richiestissimo): i capelli vengono rasati alla base e tenuti lunghi sul capo. Insomma, i Peaky Bliders sono talmente stilosi che perfino David Beckham ne è rimasto affascinato al punto da creare una collezione di abiti ispirata proprio agli Shelby.

Ma nella serie non è degno di nota solo l'abbigliamento maschile, anche i costumi e gli abiti indossati dai personaggi femminili fanno girare la testa: dagli abiti iconici di zia Polly - che spazia dagli abiti da sera ai look più androgini - alle pellicce di Ada, sino al look flapper di Grace. Insomma tra perle, sete e pietre preziose c’è l’imbarazzo della scelta!

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È basata su fatti realmente accaduti

La storia dei Peaky Blinders è basta su vicende, più o meno, reali. Una banda di criminali chiamata Peaky Blinders è davvero esistita: nacque a Birmingham tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, e il loro nome derivava seriamente dal fatto che usavano come arma delle lamette nascoste nelle visiere dei cappelli. Proprio come i nostri Shelby. Il potere della banda si fondava su rapine, violenza, racket, bookmaking illegale e controllo del gioco d’azzardo. Mantennero il controllo di Birmingham per quasi vent’anni, fino al 1910, per poi perdere definitivamente negli anni Venti.

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E la storia del Novecento intreccia le vicende (talvolta un po' assurde) degli Shelby per tutte e sei le stagioni della serie. La season 1 è ambientata alla fine del 1919, dopo il primo conflitto mondiale, con il ritorno a casa degli uomini e la brutalità della guerra che insegue i sopravvissuti: il trauma che ne deriva, infatti, è uno dei file rouge della serie e ciò che caratterizza alcuni dei personaggi principali.

Lo stesso Thomas, fino all’ultimo episodio dell’ultima stagione, manifesta un palese PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) con i ricordi della guerra che continuano ad affiorare, portandolo così ad uno stato mentale instabile e pericoloso. E lo stesso vale per fratello maggiore, Arthur, molto più sensibile di Tommy e per questo non in grado di fare il capofamiglia: il PTSD lo porterà a diventare sempre più violento e dipendente dalle droghe.

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E non solo la Prima Guerra Mondiale entra nello show: viviamo anche  il Crollo del '29, la Grande Depressione, l'ascesa delle grandi dittature novecentesche; e incontriamo alcuni dei suoi protagonisti, da Winston Churchill al politico Oswald Mosley, interpretato da un bravissimo (insopportabile) Sam Claflin.

La scrittura di Steven Knight

Lo sceneggiatore e ideatore della serie è Steven Knight, che ha scritto ogni singolo episodio. Knight è cresciuto proprio a Birmingham e ha dichiarato che molti elementi della trama sono stati ispirati dalle storie raccontate dalla sua famiglia, che ha vissuto all’epoca in cui i veri Peaky erano in città. La storyline di Knight è intrigante, ingeniosa e profonda anche se spesso rinuncia alla verosimiglianza e alla logica inappuntabile per lo spettacolo e il colpo di scena. Con tutti i limiti di sceneggiatura, bisogna riconoscere che Knight il suo meglio lo dà nella scrittura dei personaggi: ogni singolo protagonista e comprimario ha le sue complessità e profondità. E questo vale non solo per la famiglia Shelby. A proposito di grandi personaggi e grandi interpretazioni vale la pena citare Tom Hardy nei panni di Alfie Salomon, un casting imprevedibile e un'intepretazione magnifica. Ma, del resto, Hardy aveva già recitato in Locke di Steven Knight dando il suo meglio.

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La colonna sonora

Parte imprescindibile dei Peaky Blinders è la colonna sonora. Nonostante la serie sia ambientata entro il primo trentennio del ‘900, troviamo una colonna sonora moderna, che si mixa bene con il contesto e il mood dei Peaky (niente situazioni alla Baz Luhrmann, tranquilli). Iniziando dal theme della serie, il brano Red Right Hand di Nick Cave and The Bad Seeds, passando per la versione di Danny Boy di Johnny Cash e arrivando a nomi come Radiohead, PJ Harvey, Arctic Monkeys, Royal Blood, Tom Waits e David Bowie. Proprio Bowie, tra l’altro, era un grande fan dello show.

I fan

A proposito di fan, moltissimi sono i vip appassionati dello show. Per fare qualche nome: Steven Spielberg e Michael Mann, Brad Pitt e Tom Cruise. Della fissazione di David Beckham per il look dei protagonisti abbiamo già parlato. Resta da dire solo che Snoop Dogg ha perfino chiamato Steven Knight per esprimere tutto il suo amore per lo show.

E, al netto di qualche irriducibile snob, anche la critica ha definito Peaky Blinders una delle serie tv drama più intelligenti, stilose e avvincenti della storia della televisione. E allora cosa state aspettando? Andate su Netflix e preparatevi a entrare nel mondo dei Peaky fucking Blinders!


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