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Everything Everywhere all At Once (2022), la recensione: il multiverso indie di A24

01/08/2022 17:00

Samantha Ruboni

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Everything Everywhere all At Once (2022), la recensione: il multiverso indie di A24

Everything everywhere all at once è una delle ultime fatiche in casa A24, con Michelle Yeoh e Ke Huy Quan

Everything, everywhere, all at once è una delle ultime fatiche in casa A24. È il film dell’estate americana e in Italia arriverà in Ottobre. Noi, però, non abbiamo potuto aspettare e l’abbiamo già visto: e possiamo dire che sì, c’è un buon motivo per tutta questa l’hype.

Partiamo dai nomi dei registi, che sono una garanzia in fatto di natura weird del film: al timone, infatti, c'è il duo Daniels (Daniel Kwan and Daniel Scheinert) famoso per aver realizzato un cult tra i film strani, Swiss Army Mandando nuovo lustro a Daniel Radcliffe dopo l’avventura con Harry Potter. La produzione di Everything, everywhere, all at once è invece dai fratelli Russo, i padri del multiverso MCU.

Il film è diviso in tre parti, che riprendono il titolo del film: la prima parte, la più lunga è Everything; la seconda è Everywhere; la terza e ultima, più corta, è All at once.

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La protagonista è Evelyn (Michelle Yeoh), una donna cinese immigrata in America con suo marito Waymond (Ke Huy Quan, ebbene sì, è proprio Data dei Goonies). La coppia gestisce, insieme alla figlia Joy (Stephanie Hsu), una lavanderia a gettoni.

Ma non è tutto rose e fiori. Infatti il padre anziano di Evelyn è appena arrivato dalla Cina, i burocrati non le danno tregua per via della riscossione delle tasse, Waymond cerca di chiedere il divorzio e Joy vuole far accettare dalla famiglia la sua ragazza Becky.

Nel mentre una versione di Waymond, in un universo parallelo, spiega ad Evelyn l’esistenza di un multiverso; spiega inoltre che i vari universi sono in pericolo e che lei è l’unica in grado di salvarli. Oltre alla conoscenza del multiverso e di quello che sono una sorta di superpoteri, Evelyn viene a sapere di minacce molto più pericolose: la burocrate Deirde (Jamie Lee Curtis) e la sua nemesi Joby Tupaki, colei che ha distrutto il proprio multiverso e che può stare letteralmente ovunque, dappertutto, in una sola volta.

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C’è molto Matrix in questa nuova pellicola dei Daniels: la prima cosa che viene in mente guardando Everything, everywhere, all at once è proprio la trilogia delle sorelle Watchoski. Evelyn non avrà un cavo che le viene conficcato nella spina dorsale, ma tramite due auricolari da telefonino, maneggiati con una tecnologia del multiverso, può imparare molto dai suoi multiversi. A iniziare dal kung-fu.

Ogni universo di Evelyn ha un senso e un motivo di esistere, come si andrà a scoprire nel finale. Ma ciò che rende la nostra protagonista del nostro universo così necessaria è il suo fallimento: è questo il suo superpotere ed è, grazie a lei, al suo "averci provato", che i vari universi si sono andati a creare e potranno darle supporto nel momento del bisogno.

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Nonostante il film risulti una commedia weird un po’ difficile da comprendere, l’unica chiave che abbiamo per comprenderla è la filosofia buddista.

Sono due gli oggetti principali del film: il bagel nero e il googly eye. Lì per lì sembrano non avere significato ma in realtà sono importantissimi dal momento che uno è l’opposto dell’altro, come lo Yin e lo Yang. Infatti il bagel al di fuori è nero, con all’interno un cerchio bianco; mentre l’occhio è bianco all’esterno con il cerchio nero all’interno: il bagel è quindi lo Yin, la parte più oscura di noi, dove la vita è vista come stupida e negativa; l’occhietto è invece lo Yang, la nostra parte di luce che rende l'esistenza degna di essere vissuta. 

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Inoltre viene esplorato un altro concetto fondamentale della filosofia buddista: bagel è l’universo del senza senso e del nulla, un universo senza valori; ma è qui che arrivano gli occhietti a dirci che, anche in un universo insensato, ci sono valori e amore se lo vogliamo. E tramite la lente dell’occhietto noi otteniamo il potere di controllare il nostro vuoto.

Sotto questo punto di vista, quindi, è Waymond il vero combattente: colui che ricorda a sua moglie, attraverso la gentilezza, che c’è del valore dove e se lo vuoi creare, e c’è un senso dove tu decidi di trovarlo. Riprendendo un pensiero buddista: è la nostra compassione che ci rende umani e il vuoto è un’opportunità per lasciare alle spalle il male e gioire del bene.

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Quindi sì: Everything, everywhere, all at once è un film che vale la pena vedere, sia per le risate (tante) sia per la sua profondità e per il nuovo punto di vista sul mondo che ci circonda.


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Genere: comedy, drama

Nazione, anno: USA, 2022

Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert

Interpreti: Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, Jenny Slate, Harry Shum Jr., James Hong, Jamie Lee Curtis
Sceneggiatura: Daniel Kwan, Daniel Scheinert.

Montaggio: Paul Rogers

Musiche: Son Lux

Produzione: A24, IAC Films, Gozie AGBO, Year of the Rat, Ley Line Entertainmen

Distribuzione: A24

Durata: 140'


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