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House of the Dragon (2022), la recensione della Stagione 1: quando la storia entra nel fantasy

05/11/2022 21:55

Samantha Ruboni

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House of the Dragon (2022), la recensione della Stagione 1: quando la storia entra nel fantasy

Il finale di stagione è stato il più visto dai tempi dell'epilogo di GOT: si può iniziare da qui per capire la grandiosità di House of Dragon.

Il finale di stagione della serie prequel di HBO è stato il più visto dai tempi dell'epilogo di GOT: si può iniziare da qui per capire la grandiosità di House of the Dragon.

Fin dai titoli di coda capiamo il legame di House of the Dragon con Game of Thrones: il theme è lo stesso, ma invece di spostarci per la cartina di Westeros, ci spostiamo tra le mura dell’antica Valyria, la casa originaria dei Targaryen. Ad accompagnarci c'è un fiume di sangue, che ci indica sia la bloodline unica della serie, sia il sangue che verrà versato con l'andare avanti delle puntate.

Questa nuova serie HBO, infatti, a differenza di GOT, è ambientata tra le mura dei palazzi; e gli unici personaggi con cui ci possiamo confrontare è la famiglia amorale dei Targaryen. Una famiglia con cui sarebbe difficile empatizzare sulla carta, ma che la scrittura dello show ci fa persino piacere. Fino a farci venire voglia di combattere per loro. Ma torniamo indietro di un passo per raccontare di che cosa parla questa prima stagione di House of the Dragon.

I Targaryen di House of the Dragon

Una delle scene da cui partire per raccontare HofD, una delle più fastidiose, ma che meno ha dato nell’occhio, ha come protagonista l’amato re Vyseris (Paddy Considine) sin dall'inizio dello show: nel secondo episodio lo vediamo in procinto di fidanzarsi con la nipote di 12 anni, per poi invece sposare l’amica quattordicenne della figlia.

E qualcosa di molto simile fa il fratello cattivone Daemon (eccezionale Matt Smith), che cerca di sedurre la nipote quattordicenne Rhaenyra Targaryen (in questa parte dello show ancora interpretata da Milly Alcock): ma se le gesta di Daemon sono quelle di un antagonista (e romanticizzate come tali), l'operare di Vyseris invece non viene nemmeno preso in considerazione e passa in sordina, perché lui in realtà «è quello buono». Ma il confine tra Bene e Male è molto labile nella famiglia dei draghi: ed è proprio qui il punto, ciò che rende la serie così interessante.

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Anche in Game of Thrones, se ci pensiamo, Daenerys e i Targaryen sono tutti dei personaggi trigger: non sono né buoni né cattivi, ma controversi. Siamo davanti a una famiglia incestuosa, violenta, che rompe le regole pur di portare acqua al proprio mulino.

 

Per questo è House of the Dragon una serie interessante e ipnotica, per certi versi più di GoT, dove il confine tra Bene e il Male era più marcato.

La serie prequel di HBO basa su questa inquietante famiglia la sua tensione e il ritmo, che funziona nonostante i continui balzi temporali, realizzati per rendere la trama più avvincente. I creatori riescono a rendere dei personaggi completi e profondi, includendo anche un cambio di cast (il più rilevante, Emma D'Arcy diventa Rhaenyra): e questo è possibile grazie a una buona scrittura.

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La trama principale è tratta dal romanzo di George RR Martin, Fuoco e sangue, ed è ambientata 200 anni prima degli eventi di GoT che ben conosciamo. La prima stagione di House of the Dragon è un’introduzione di ciò che viene definita la Danza dei Draghi, cioè la guerra civile e familiare tra Targaryen. Quello che vediamo in questa stagione 1 sono gli incastri, intrighi e tradimenti che portano alla guerra più sanguinosa dell'universo di Martin.

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House of the Dragon, tra storia e fantasy

Sagacemente, George RR Martin per scrivere la sua opera è riuscito a mixare la base di ogni fantasy - Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien - con la storia medievale. Ed è proprio questo mix che rende così interessante House of the Dragon, oltre ai draghi ovviamente!

La fonte per la storia di Rhaenyra si dice essere la biografia di Matilde d’Inghilterra, primogenita di Enrico I: essendo una donna, anzi una bambina, Matilde non potè ereditare il trono che le spettava e per questioni di alleanza, venne promessa a 8 anni all’ imperatore Enrico V (di 24 anni). Di conseguenza il legittimo erede al trono divenne il fratello minore Guglielmo.

 

Con la morte del fratello in un naufragio, la successione venne messa a rischio, perché Matilda non poteva essere regina; così sul trono sarebbe andato uno dei nipoti di Enrico I. Ma al re questa situazione non piacque e sposò Adelizia di Lovanio, per avere degli eredi maschi che non otterrà mai. Intanto Matilda, vedova del marito Enrico V, Imperatore del Sacro Romano Impero, e dopo aver consegnato le insegne reali, può tornare in Inghilterra: il padre la richiama così in Inghilterra e la nomina sua erede, non avendo ancora avuto un erede maschio.

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Enrico I prende addirittura la decisione senza precedenti di pretendere da tutti i nobili più importanti un giuramento: avrebbero accettato Matilda come loro regina. Ma con la morte del re, tutti i giuramenti caddono e i nobili decidono di mettere Stefano, il cugino di Matilde, sul trono, il quale fu incoronato a Westminster. Matilda intanto, incinta del terzo figlio, si trova in Normandia e, non potendo tornare subito in Inghilterra, si oppone all’incoronazione, adducendo il giuramento richiesto dal padre. Inizia così quella che viene chiamata l’Anarchia inglese.

Vi ricorda qualcosa? Cambiate il nome di Matilda con Rhaenira ed Enrico I con Vyseris e avrete la base della trama della prima stagione di House of the Dragon. L’Anarchia inglese è la Danza dei draghi, senza draghi.

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Due donne sul trono

La Danza dei Draghi non è una danza di soli uomini: la bellezza delle storie di Martin è che sono sempre le donne a tenere in mano potere e strategie di Westeros. Nel finale di GoT avevamo Daenerys, Cersei e Sansa che si contendevano il trono combattendo fino alla fine. In House of the Dragon altri due grandi personaggi vanno a unirsi a questo universo di donne potenti: Rhaenira e Alicent (Olivia Cooke/Emily Carey). Caparbie e testarde, pronte a tutto pur di arrivare ai loro obiettivi, ci offrono una rivalità impeccabile che nasce come amicizia e finisce per avvelenare i propri figli.

Tra gli uomini, Vyseris e Daemon sono uno l’opposto dell’altro: se Viserys è pieno di amore per sua figlia, Daemon arriva a livelli inimmaginabili di crudeltà. Matt Smith ci regala un Daemon perfetto che possiamo sommare in due sequenze davvero da ricordare: la prima è nell’episodio 4, Secondo del suo nome, quando riesce a rendere un’intera sequenza di conflitto interiore ed esteriore senza proferire parola; e nell’episodio 8, Il Lord delle Maree, quando, in una scena improvvisata, raccoglie la corona al vecchio e ormai malato fratello. Davvero una momento da brividi.

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House of the Dragon, la serie dei record

House of the Dragon è una delle serie più viste di sempre e, già dopo pochi episodi, l’uscita di ogni puntata era un evento degno delle prime stagioni di GoT. Di certo gli autori e gli sceneggiatori hanno fatto il loro lavoro e sono riusciti, non solo farci dimenticare il disastroso finale della serie madre, ma perfino a farci venir voglia della seconda stagione di HotD e di tutti i sequel, prequel e spin off che si vorranno fare. Se saranno scritti così bene, siamo già pronti con i pop corn e il nostro drago sulla spalla.

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