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Stigmate

29/03/2008 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Stigmate

Può capitare di intravedere, tra le tante pellicole inserite nell'ibrido multigenere thriller/horror, una piacevole sorpresa: è questo il caso di Stigmate, thri

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Può capitare di intravedere, tra le tante pellicole inserite nell'ibrido multigenere thriller/horror, una piacevole sorpresa: è questo il caso di Stigmate, thriller paranormale che affonda le mani sulla storicità Cristiana, per poi, in sede di stesura, visualizzare quegli stessi avvenimenti sotto una nuova luce interpretativa. Le stigmate, per i profani, sono delle particolari ferite riportate solitamente da Cristiani, nei punti in cui rimandano le sofferenze ricevute da Gesù durante la crocifissione. Uno degli argomenti più discussi e controversi della Chiesa dove tutt’ora studiosi e religiosi cercano di dare una spiegazione plausibile ad un fatto storicamente inspiegabile.


Un’anima perduta ha appena ricevuto le piaghe di Cristo… ed un messaggio sconvolgente è pronto per cambierà la storia. Frankie Page (Patricia Arquette - Una vita al Massimo) non crede in Dio. Tutto pero' cambia quando, improvvisamente, riceve le piaghe di Cristo. Le ferite "miracolose" attirano l’attenzione di Padre Kiernan (Gabriel Byrne - I soliti Sospetti, Crocevia della morte), inviato dal Vaticano per indagare sull'accaduto. Quando il Cardinale Houseman (Jonathan Pryce - Ronin) scopre che Frankie sta per diffondere un messaggio sconvolgente e pericoloso, farà di tutto per trovare il modo di mettere tutto a tacere. Il film ci mette sin dall’inizio al centro dell’evento, rendendoci partecipi e attivamente interessati all’evolversi della trama; rafforzata da una sceneggiatura piuttosto convincente. Rupert Wainwright ha diretto, con uno stile da videoclip, accattivante ed evocativo, un pellicola decisamente interessante sotto il profilo ludico. Non un film freddo, ma un horror che fa dell’argomento trattato il suo vero punto di forza. Ben si integra inoltre l’incisiva colonna sonora - a cura di Billy Corgan degli Smashing Pumpkins e di Elia Cmiral - la quale rafforza lo stile deliberatamente moderno a cui si rifà il regista. Visivamente controverso, adotta un procedimento di sviluppo chiamato “skip bleaching” in cui viene usato l’argento per esaltare i colori, poi, successivamente eliminato, l’argento rimane sul negativo e conferisce un risultato particolarissimo; intrigante e brutale. Stigmate affascina su molti fronti e scade in molti altri (il modernismo di cui sopra è, se vogliamo, anch'esso un difetto), tuttavia l’opinione generale dipende da quanto l’argomento trattato vi stia a cuore.



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