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Showgirls

29/03/2008 12:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

Showgirls

Nomi (Elizabeth Berkley) grazie ad un’amica viene introdotta nel mondo dei balletti nella luccicante e lussureggiante Las Vegas, in quell’ambiente estremamente

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Nomi (Elizabeth Berkley) grazie ad un’amica viene introdotta nel mondo dei balletti nella luccicante e lussureggiante Las Vegas, in quell’ambiente estremamente competitivo incontra Crystal (Gina Gershon), una star del varietà hot delle calde notti americane, dai gusti sessuali extra-ordinari. La diva, seppur fidanzata con Zack Carey (Kyle Maclachlan), direttore del locale, si diverte a stuzzicare Nomi, conosciuta casualmente nel suo camerino. Una sera dopo la sua solita esibizione serale, Crystal si reca in compagnia di Zack e di alcuni visitatori orientali, in un night club, dove riconosce nella prorompente e scatenata lap dancer sul palco, proprio Nomi. Alla fine della performance, compra per 500 dollori uno streaptease privato per lei ed il suo uomo . Grazie all’attrazione della ricca e conturbante Crystal, Nomi avrà l’ opportunità di partecipare ad un provino, in cui poter dimostrare le sue doti come ballerina, oltre che il suo fascino come spogliarellista. La disarmante femminilità che riesce ad emanare con la semplice presenza scenica, verrà notata soprattutto da Zack, che non nasconde il suo desiderio per Nomi dalla sera dello streape privato e, mosso da evidenti secondi fini, ne facilita l’ascesa, affinché diventi prima ballerina dello Stardust. Film del 1995 successivo al vincitore di incassi al botteghino Basic instinct, è stato poco o nulla considerato dalla critica, liquidato come film eccessivamente spinto, di erotica conturbanza, stroncato per l’abuso fatto del corpo, nel film puro strumento di vendita, per la consacrazione al successo e moneta di scambio, per acquistare la propria fama. Un film, che non si racconta, si limita ad essere fruito. Una vetrina di immagini, per una pellicola che lascia un segno più per la sua potenza visiva, che per la sceneggiatura, anche stavolta ad opera di Joe Eszterhas, braccio destro del regista Paul Verhoeven.


Il genere di film in esame, richiede, durante la visione, la sospensione di qualsivoglia giudizio critico. Imperativo più che categorico è lasciarsi assorbire dalla trama, dai personaggi, non sempre dai costumi e dai valori ineccepibili, e godere della sensualità di cui è intriso ogni fotogramma. Un film che non si aspetta approvazione, elogi di natura filosofica, né ha pretese da guinness da primati, tra i lungometraggi ad alto contenuto culturale, perchè non è quello il suo scopo. È un film erotico. Obiettivo? Conquistare attraverso l'arma della provocazione, arte femminile per antonomasia. A voi scegliere se accettare o rifiutare l'invito...


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