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Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro

06/04/2008 11:00

Giacomo Ferigioni

Recensione Film, Aardman,

Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro

Wallace e Gromit, già protagonisti di una lunga (e plurioscarizzata) serie animata, diventano protagonisti di un lungometraggio tutto loro...

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Wallace e Gromit, già protagonisti di una lunga (e plurioscarizzata) serie animata, diventano protagonisti di un lungometraggio tutto loro. Le menti dietro al progetto sono sempre le stesse: quei Peter Lord e Nick Park che hanno avuto non solo il merito di dare nuova vita a una tecnica vecchia come il cinema, quale la creazione di personaggi e scenari con l'uso di plastillina e fil di ferro, ma di unire ad esso un umorismo, un'ironia e uno sguardo tipicamente british.


La capacità dei due di gestire anche i lungometraggi l'avevamo potuta apprezzare nel brillante Galline in fuga: qui i due autori fanno un ulteriore passo avanti, smussando le imperfezioni e consegnando un film papabile di Oscar (sberleffo al nuovo: il suo avversario diretto sarà La sposa cadavere di Burton, altro lungometraggio in stop motion). Wallace & Gromit è infatti film spettacolare e intelligente: spettacolare nella tecnica, che consente virtuosismi registici d'alta classe ad una macchina da presa che si muove in un mondo completamente (e pazientemente, e minuziosamente) ricreato ad hoc. Intelligente, infine: nella costruzione dei personaggi (Wallace e Gromit, per assortimento e gag, meritano un loro posto tra le coppie comiche migliori di sempre), nella bulimia creativa che si significa nella creazione di un microcosmo tanto artefatto quanto credibile. Nel riuscire a muoversi con disinvoltura in una selva di generi e archetipi (ma anche di citazioni) cinematografici, senza per questo appesantire o rendere meno coeso il film stesso.



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