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La casa dei 1000 corpi

12/05/2008 11:00

Ivan Zulberti

Recensione Film, Film Horror, zombie,

La casa dei 1000 corpi

Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio folle di Rob Zombie potesse mai girare un film? Certo aveva già prodotto i suoi numerosi videoclip (tutti decisamente f

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Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio folle di Rob Zombie potesse mai girare un film? Certo aveva già prodotto i suoi numerosi videoclip (tutti decisamente fantasiosi e deliranti) ma sappiamo tutti molto bene quanto sia difficile passare dal videoclip ad un lungometraggio vero e proprio. Quindi era più che lecito sollevare qualche dubbio sull’esito del lavoro di un simile personaggio. Più di un critico al tempo dell’uscita del film (2003) era pronto ad aspettarsi il classico film horror-spazzatura girato da un dilettante… e sarebbe stato un grossolano errore.


Liberato dalle odierne mode dell'horror psicologico, il film è di vecchio stampo, sporco e cattivo. L'indice di violenza non è quello esagerato di produzioni ben più splatter, ma indubbiamente si mantiene elevato. È evidente che Rob Zombie non sia per nulla uno sprovveduto: ha studiato i grandi classici del passato – si sprecano le citazioni, su tutti il mitico Non aprite quella porta di Tobe Hooper – orchestrando l’opera in modo decisamente innovativo ed originale. Quel che rende il film così diverso dai numerosissimi horror degli ultimi anni è decisamente l’atmosfera; la stessa che si respirava nei vecchi film anni ’70 targati Hooper e Craven, con una strizzata d’occhio anche al vecchio Argento. La regia di Zombie è attenta e competente, mostrando sempre grande originalità e voglia di sperimentare (rischiando anche con l’utilizzo di effetti disturbanti e filtri eterodossi, ma che contribuiscono a dare spessore alla tensione e all’atmosfera delirante della pellicola). Il regista è addirittura sorprendente in certi frangenti, aiutato anche da una splendida fotografia che ben aiuta a rendere claustrofobica l’atmosfera. Lo spettatore è impotente, per un’ora e mezza si trova trasportato in mondo allucinante, un viaggio assurdo e delirante attraverso una zona sperduta della provincia americana, dove tutto sembra incomprensibile ed assurdo, dove non è possibile avere punti di riferimento a cui aggrapparsi e la morale comune sembra completamente rovesciata. Insomma, un mondo malato e perverso, senza un briciolo di speranza.


Altra caratteristica che rende davvero unico il film è l’ironia. Intendiamoci, vengono mostrate scene atroci e grandi efferatezze, in fondo si tratta sempre di un viaggio allucinato attraverso gli abissi della follia umana, ma il tutto è sempre condito dalla voglia di non prendersi troppo sul serio. Tutto il plot si sviluppa intrecciando ironia ed orrore, rendendo la pellicola così avvincente ed imprevedibile. Tutto è inquietante e traumatizzante, ma pieno di intrigo e fascino. La tensione sale ai massimi livelli, situazioni che si susseguono in un vero e proprio climax di delirio. Anche la colonna sonora è all’altezza della situazione, evocativa ed inquietante come non mai, con pezzi firmati dallo stesso regista/rocker che si alternano ad altri non originali, ma decisamente azzeccati. Date un’occhiata alla scena dell’uccisione dei poliziotti sulle note di I remember you se tutto ciò non vi avesse ancora convinto.



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