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L'arca di Noè

24/09/2008 11:00

Daniela Silvestri

Recensione Film, Film Animazione, religioso,

L'arca di Noè

Un Dio panciuto e dal pizzetto ossigenato si aggira sulla terra per osservare da vicino la dilagante corruzione dei suoi figli e il caos generato dal genere uma

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Un Dio panciuto e dal pizzetto ossigenato si aggira sulla terra per osservare da vicino la dilagante corruzione dei suoi figli e il caos generato dal genere umano, da egli stesso creato. Mercanti da strapazzo sempre più intenti ad imbrogliare con abili parole e panegirici clienti ingenui, persino in famiglia, dove dovrebbe regnare la serenità, la difficile convivenza tra nuore e fratelli mette a repentaglio i capisaldi su cui basare l’umanità tutta. E così, al fine di riordinare un po’ le cose, Dio decide di mettere duramente alla prova uomini ed animali, infliggendo loro una severa punizione. Un diluvio universale si abbatterà sulla terra e l’unica possibilità di sopravvivenza verrà data a chi riuscirà a convivere ben 40 giorni all’interno della famosa arca, imparando così le regole del rispetto e dell’amore reciproco, sotto la guida tecnica e spirituale di un anziano e fedele contadino, Noè. La convivenza tra uomini e animali e, soprattutto, tra tutti gli animali delle diverse specie e nature si rivelerà tutt’altro che semplice, e in particolare il rapporto tra erbivori e carnivori sarà messo a dura prova, dando vita a gag più o meno esilaranti e iperboliche da cui trarne la giusta morale.


Juan Pablo Buscarini, regista argentino molto apprezzato in patria e già autore del fortunato campione d’incassi El ratòn Pérez, si cimenta in una prova di non poco conto che però non raggiunge la sufficienza. Coraggiosa la scelta del ricorso al caro e vecchio 2D nell’epoca dell’imperante 3D e di cartoni che sono sempre più opere e prodezze grafico-digitali di livelli elevatissimi, e coraggioso l’obiettivo di trattare un tema biblico caposaldo della tradizione cristiana, rendendolo a portata di bambino e al contempo gradevole per i più grandi. Ma se i grandi possono facilmente arrivare alla metafora della difficile convivenza - resa anche dalla non originalissima trovata dell’uso dei dialetti italiani, relegando come sempre i dialetti del sud agli animali “cattivi” e quelli del nord a quelli “buoni” - alcune trovate possono apparire un po’ forzate per un pubblico non adulto, come la scimmia gay e la sexy panterona ballerina, e al contempo annoiare il pubblico più adulto abituato all’ironia ben più pungente di altre pellicole d’animazione. La morale è che nell’epoca della globalizzazione e del progresso ci si dimentica facilmente di alcuni valori basilari e l’idea di successo e facili guadagni tende a far prevalere il senso di prepotenza e prevaricazione, laddove invece lo spirito di cooperazione e di aiuto reciproco risulta quanto mai più proficuo, anche a fronte dell’assenza di un leader carismatico. Ma nonostante le buone intenzioni e la scelta nostalgica di utilizzare la tecnica d'animazione tradizionale, il risultato finale risulta un po’ annacquato e per chi è oramai abituato alle prodezze tecnologiche - su tutti, i bambini - deludente.


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