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Il nascondiglio

28/09/2008 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Il nascondiglio

Tutto ha inizio nell'inverno del '57 in una casa isolata nell'Iowa...

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Tutto ha inizio nell'inverno del '57 in una casa isolata nell'Iowa. Durante una scontrosa bufera di neve, un delitto improvviso sconvolge la quiete del convitto di suore. Dopo cinquant'anni, in quella stessa casa, una donna appena uscita da una clinica psichiatrica (Laura Morante), decide di aprire un ristorante italiano. I fantasmi del passato però iniziano ben presto a tormentarla, manifestandosi sotto forma di voci e suoni inquietanti all'interno di una casa diventata specchio riflesso della follia della protagonista.


Non solo un ritorno al genere horror-thriller per Pupi Avati, con Il nascondiglio partecipiamo a un autentico revival del cinema italiano di qualità. Distaccatosi dall'approccio diretto e autobiografico delle pellicole precedenti, il regista bolognese riprende le paure e inquietudini tanto celebrate durante il suo esordio cinematografico (La casa dalle finestre che ridono) per urtare la sensibilità degli spettatori. Legato dalla comune passione per il mistico e il gotico, grazie alla Duea Film (personale casa di produzione gestita assieme al fratello Antonio) e a RAI Cinema, Avati ricrea la suspance Hitchcockiana con stimata riverenza e professionalità.


Produzione italo-americana significa anche varietà: di stile, di forma, di sostanza... Gli elementi narrativi e quelli prettamente tecnici si amalgamano come fossero un unico cuore pulsante, avallati dalla passione del regista per la settima arte e dalla scelta di volti noti (tra cui Burt Young e Rita Tushingham) perfettamente inseriti nel contesto. Suspance e brivido alienante, Il nascondiglio è un ritmato thriller ben confezionato, in linea con i capolavori grotteschi del brivido firmati Hammer Production. Nonostante manchi di originalità e di particolari guizzi creativi, il film sceneggiato e diretto dallo stesso Pupi Avati emerge dallo mediocrità sicché sviluppato con attenzione al particolare. L'omogeneità del girato, la perfetta simbiosi tra gli elementi di scena e i rapporti tra i personaggi, l'azzeccata scelta del cast e il soggetto sono solo alcuni degli elementi che permettono alla pellicola di sopraelevarsi a dispetto di una concorrenza davvero indigesta. Il personaggio interpretato da una bravissima Laura Morante richiama la precarietà dell'animo umano; nella fattispecie di una donna perennemente in stato confusionale, la quale ha serie difficoltà nell'approcciarsi con se stessa. A cavallo tra due mondi percettibilmente affini, la realtà si mostrerà ben più prevedibile della verità osteggiata. Il film tuttavia affonda le sue radici narrative nel thriller vecchia maniera: abbiamo un omicidio, diversi moventi a supporto e l'ovvia ricerca dell'assassino. Per altro grazie alla colonna sonora composta da Riz Ortolani, avvertirete una certa affinità tra la Snakes Hall de Il nascondiglio e il Bates Hotel di Psycho... proprio la stessa lugubre e angosciante sensazione.


Fuori Argento e dentro Avati: l'horror nostrano torna a sorridere. Anzi, a terrorizzare!



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